Quel che resta del mercato di Como

Senza il suo soffio popolare la città ha un'aspetto desolante

Mercato di Como (foto m/p)

Non ce' nulla come i mercati all'aperto per fotografare la vita di una città alla mattina. Non c'è nulla di più popolare, nell'accezione sociale del termine, di un mercato e dei suoi colori. Il brulicare di persone, le loro voci che si confondono tra le bancarelle. Le buste della spesa portate in mano con passo lento, i commercianti che offrono il loro sorriso tra bottoni, vestiti, tovaglie e lenzuola. Il mercato è l'ultimo baluardo di una società che corre troppo veloce e che avrebbe invece bisogno di riflettere sui suoi tanti errori. 

como mercato 2 mp-2

Le mura di Como senza il mercato sono nude, grigie, silenziose. Eppure anche questa volta non è stato risparmiato dalle nuove chiusure della zona rossa. Senza fare polemiche, che la stagione ne offre già di suo anche troppe, resta difficile pensare che il divieto imposto al mercato sia davvero una misura utile e necesaria al contenimento della pandemia. Non solo perché è all'aperto ma anche perchè riveste un ruolo sociale che non andava sottovalutato. Tanto più in considerazione del fatto che molti negozi sono rimasti aperti.   

como mercato 3 mp-2

Ma così è e chissà per quanto tempo ancora - di sicuro almeno fino al 3 dicembre - del mercato non rimarranno che quelle tre bancarelle di generi alimentari sopravvissute alla zona rossa. Uno spettacolo desolante che rappresenta il clima di incertezza e paura di questi giorni in cui sembriano tutti fragili come foglie d'autunno in balia del vento. Il mercato era un luogo sicuro, uno svago iin questi giorni senza pretese, un raggio di luce in mezzo al buio. Un conforto senza pensieri, una pausa tra il lavoro e la casa. Ma ora lungo quel viale silenzioso restano solo poche anime con lo sguardo rapito da questi giorni in bianco e nero. 

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