Cronaca

Maxi operazione della finanza: fatture false e truffe sul covid. Coinvolte aziende anche a Como

21 persone in manette. 100 milioni di fatture false

Sono 42 le aziende coinvolte in questa maxi operazione della finanza: Milano, Monza, Pavia, Bergano, Piacenza e Como. Tutte intestate a prestanomi, "teste di legno".

Sulla carta, ma solo sulla carta, il loro era una sorta di impero. Aziende floride, conti in ordine, fatture milionarie, operazioni finanziarie spesso spregiudicate ma sempre a segno. Nella realtà, però, almeno stando a quanto accertato dalla guardia di finanza, l'impero era un castello di sabbia fatto di conti gonfiati, bonifici ingiustificati e veri e propri raggiri. 

Ventuno persone sono state arrestate all'alba di martedì dai finanzieri del comando provinciale di Milano nell'operazione "Wild banking". I ventuno - sei in carcere e quindici ai domiciliari - devono rispondere a vario titolo delle accuse di "associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, alla truffa sia ai danni degli istituti di credito che sui finanziamenti e contributi pubblici per il covid, alla bancarotta fraudolenta e all’autoriciclaggio". 

Le indagini, ricostruisce la Gdf in una nota, sono iniziate dopo una verifica nei confronti di un consulente fiscale di Cologno Monzese, che si è poi rivelato il "centro di una serie di rapporti commerciali sospetti con società prive di strutture operative e aventi, nella gran parte dei casi, sede legale presso il proprio studio". Da lui gli investigatori sono risaliti agli altri "nomi forti" della banda, tra cui un commercialista di Milano, un faccendiere e un imprenditore pluripregiudicato, di origine calabrese e trapiantato nella bergamasca, "il quale - sottolinea la finanza - già in passato è stato coinvolto e sottoposto a misure cautelari personali anche nell’ambito di altre operazioni di polizia condotte dalla Dda di Milano nei confronti di sodalizi legati alla ‘ndrangheta e dediti al traffico internazionale di stupefacenti".

Le fatture false per i finanziamenti in banca

Le 42 aziende individuate dai militari dal 2013 al 2018 hanno creato un giro di fatture false per oltre 100 milioni di euro. "Una parte di tali fatture, oltre che per frodare il Fisco, è stata utilizzata anche per truffare istituti di credito ottenendo illecitamente finanziamenti e anticipi su fatture. A questo fine - mettono nero su bianco gli investigatori - i responsabili presentavano tali richieste di finanziamento o di anticipi corredandole con bilanci creati ad hoc e gonfiati attraverso l’utilizzo di fatture false che consentivano di far apparire floride le società richiedenti, in realtà prive di una qualsiasi struttura operativa".

Con oltre 40 finanziamenti ricevuti, l'associazione a delinquere ha portato a casa più di 8 milioni di euro, di cui la metà garantita da fondi del ministero, anche grazie all'intervento di due promotori finanziari, consapevoli della truffa e per questo arrestati. Il passo successivo era scontato: una volta che le aziende accumulavano debiti verso le banche e verso l'Erario, venivano svuotate di ogni bene - con bonifici giustificati da un altro giro di fatture false - e poi fatte fallire. 

Le truffe sul covid

E anche il coronavirus per la banda è stato un buon affare. "Gli accertamenti svolti durante l’emergenza da covid 19 hanno permesso di individuare 8 società sempre riconducibili all’associazione per delinquere, con sedi nelle province di Milano, Monza e Piacenza, che hanno chiesto ad istituti di credito ulteriori finanziamenti", stando a quanto riferito dalla finanza. 

Gli arrestati avrebbero ottenuto 224mila euro grazie al decreto liquidità e 61mila euro grazie ai vari decreti rilancio. Nel corso del blitz di martedì mattina, i finanzieri - che in totale hanno indagato 58 persone - hanno sequestrato beni per oltre 40 milioni di euro. 
 

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