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Terza linea del forno inceneritore, sindacati compatti: "Il progetto va ripensato"

"Le emissioni nocive in atmosfera sono destinate ad aumentare"

Dopo la mozione di Civitas e 5 Stelle per bloccare la terza linea dell'inceneritore, anche i siondacati esperimono dubbi e perplessità. Cgil, Cisl e Uil di Como hanno partecipato al processo informativo messo in atto da Acsm Agam relativo alla costruzione della terza linea del forno inceneritore di Como.

"Il progetto di mono combustione per il trattamento dei fanghi, che arriverà a compimento nel 2025 - affermano le organizzazioni sindacali - è stato presentato con contributi tecnici di alto livello, competenti ed interessanti. Ciò non è però stato sufficiente a fugare le perplessità delle scriventi, che ci portano a chiedere di individuare strategie alternative all’unica proposta oggi in campo. I nostri rilievi, che svilupperemo brevemente in seguito, sono il frutto di approfondimenti tecnici, di confronti politici e della necessità di svolgere appieno il ruolo di rappresentanza generale che si attribuisce ad un’organizzazione confederale.

"Ricordiamo, in premessa, che Acsm Agam, quale compagine societaria a maggioranza pubblica, non può prescindere nei suoi interventi strutturali di prospettiva da un coinvolgimento del principale stakeholder della multiutility: la cittadinanza di riferimento. Questo è un passaggio che a nostro avviso fino ad oggi è mancato, e deve essere necessariamente recuperato. Nel merito, si sottolinea come il quadro legislativo di riferimento non indirizzi obbligatoriamente verso la combustione dei fanghi, ma lascia aperta, seppur con trattamenti di “depurazione spinta” dello scarto, alla vera destinazione circolare del rifiuto: l’utilizzo in agricoltura. La costruzione di una terza linea, a fronte di indubitabili utilità (conversione in energia termica ed elettrica), pone più problemi di quanti ne risolva"

Le criticità sollevate dai sindacati

- le emissioni nocive in atmosfera sono destinate ad aumentare. Come spiegatoci nel corso degli approfondimenti da voi tenuti, la riduzione in termini assoluti delle emissioni sono da ascrivere agli interventi avvenuti sulle due linee esistenti. Riteniamo quindi necessario preservare questo importante risultato, senza addivenire ad un incremento che si determinerà dalla mono combustione dei fanghi.

- C’è un riscontro oggettivo in termini di business, che non può essere però l’elemento determinante di una scelta strategica di una multiutility a maggioranza pubblica. Per sostenere i volumi necessari a trarre profitti i fanghi bruciati non saranno limitati alla provincia di Como in un’ottica di autosufficienza, ma coinvolgeranno una parte significativa del territorio regionale. Ciò non è a nostro avviso condivisibile.

- I carichi di traffico sull’area interessata, sono ovviamente destinati ad aumentare. Anche in questo caso l’azienda propone un ragionamento simile alla questione delle emissioni: si sostiene infatti che, rispetto ad un termine temporale di riferimento improprio, i conferimenti e quindi il traffico diminuirà. Il termine di raffronto non può però essere quando l’area della Guzza era interessata dalla presenza del centro di differenziazione. Il paragone deve essere fatto con l’attualità. Quindi, in assenza del centro di differenziazione, il traffico, in un’area già congestionata, è destinato ad aumentare.

- Manca l’opportuna sinergia con il depuratore, che tutti gli esperti ritengono fondamentale negli impianti di trattamento dei fanghi. Ciò è ovviamente determinato da una condizione strutturale e di dislocazione fisica dell’impianto di termovalorizzazione. E’ però un problema che non può essere ignorato.

- Si esprime infine una duplice preoccupazione, a nostro avviso insufficientemente considerata: le popolazioni limitrofe (Casnate, Grandate, Albate ) sarebbero oggetto di una nuova fonte di inquinamento aggiuntiva alle due linee esistenti. Lo stesso dicasi per i lavoratori del Forno Inceneritore, fino ad oggi mai considerati nelle discussioni propedeutiche alla costruzione del nuovo impianto.

"Cgil, Cisl e Uil, condividendo le criticità già espresse dalle associazioni ambientaliste del territorio, chiedono quindi la rimessa in discussione del progetto, tesa ad individuare strategie complessivamente alternative". 

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