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Venerdì, 21 Gennaio 2022
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Omelia di fine anno, il monito del vescovo di Como ai no vax

Monsignor Cantoni: "Chi si astiene dal vaccino grava sugli altri"

E' stata un'omelia incentrata sulla pandemia, quella del vescovo di Como, Oscar Cantoni,  in occasione del solenne pontificale col canto del "Te Deum". Tanti gli spunti di riflessioni ai quali si sono alternate anche osservazioni e moniti come quello implicito nell'invito a vaccinarsi: "Pur nel rispetto delle scelte di una minoranza di scettici, diffidenti del vaccino, ma tenendo conto che siamo responsabili gli uni degli altri, è auspicabile che essi giungano a comprendere che l'astensione dal vaccino finisce col gravare sulla salute delle altre persone, sul lavoro di molti, già pesante di suo, con conseguenze, non solo economiche, non indifferenti! Non ci sono atti individuali senza conseguenze sociali".
Certo l'omelia non è riducibile solo a questo breve passaggio:

"Il 2021 volge al termine - ha esordito il vescovo - ma intanto si susseguono giorni difficili, nei quali tocchiamo con mano la nostra comune fragilità, mentre ci credevamo invulnerabili, data la potenza tecnologica e scientifica acquisita. La pandemia, purtroppo, non è finita: essa continua a mietere vittime e a generare un clima di inquietudine, in un orizzonte pieno di incertezza e di paura. Penso ai colpiti dal Covid, ma anche alle famiglie, ai ragazzi e ai giovani, alle persone sole, agli anziani, ai disabili, ai senza fissa dimora. Costretti a vivere isolati, ci rendiamo conto che il vivere con gli altri è essenziale per la nostra vita. Nello stesso tempo siamo certi che anche questo tempo e la storia di questo impegnativo periodo sono nelle salde mani di Dio, perciò da lui invochiamo aiuto e protezione. Egli ci accompagna e ci sostiene dentro questi eventi che stiamo attraversando, e crediamo che egli sa trasformare anche il male in occasione di bene, ma sta a noi comprenderne il messaggio e ricavarne utili insegnamenti".

"Ecco perché, insieme al riconoscimento della situazione drammatica, in cui tutti siamo coinvolti - ha poi detto il vescovo - non è inutile domandarci cosa vuol dirci il Signore, che cosa stiamo imparando da questa lezione così severa, mentre ci è chiesto lo sforzo solidale meno gravoso, che è quello di vaccinarsi e di rispettare le indicazioni che ci vengono proposte. Occorre infatti che impariamo a utilizzare la calamità della pandemia quale positivo appello di Dio a un grande cambiamento, ne riconosciamo un motivo favorevole alla conversione del cuore, prima ancora delle strutture. La nostra commossa gratitudine va innanzitutto a quanti, nella nostra società, si prendono cura degli altri: gli uomini di scienza, gli operatori sanitari, il personale medico e infermieristico, i responsabili delle Comunità civili, i militari, i Vigili del fuoco, i membri della Protezione Civile, la Croce Rossa e le varie associazioni di Volontariato, le diverse comunità religiose: persone di cui spesso non conosciamo i nomi e i volti, ma solo i benefici che ci recano. Nella maggior parte dei casi, gli operatori continuano ad impegnarsi non solo in un lavoro professionale coscienzioso di routine, ma per un movimento interiore, che li fa sentire fratelli e sorelle di quanti bisognano di cure, di vicinanza e anche di affetto. La pandemia ci obbliga a rivalutare ciò che veramente conta e a vivere in un modo diverso. Dentro questa situazione, così poco rassicurante, invece di sentirci costretti a imposizioni non desiderate, occorre trovare la capacità di aprirci a una speranza responsabile".

Monsignor Cantoni ha poi concluso: "Mentre ci preoccupiamo per la situazione presente tra noi, non possiamo dimenticare nello stesso tempo quanti nel mondo subiscono altre calamità, vivono conflitti, guerre, malattie, fame, dove i cristiani subiscono persecuzione. Sono ventidue i missionari (anche laici) uccisi quest’anno in odio alla fede! Il nostro Dio è al lavoro, volendo fare nuove tutte le cose e risanare in profondità le ferite della famiglia umana, ma richiede contemporaneamente il nostro contributo, attivo e responsabile, personale e comunitario, attende che apriamo le porte dei nostri cuori e accettiamo il rischio di cambiare le nostre relazioni, rendendole più semplici, più vere, più umane. In questo modo non avremo un futuro uguale al passato, avremo, invece, un nuovo futuro".

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