Fallimento Casinò di Campione, dal ricorso la speranza per la riapertura

Verrà depositato il 24 agosto alla corte d'Appello di Milano il reclamo del Comune contro il fallimento

Protesta dei dipendenti al Casinò di Campione

Uno spiraglio per tentare di salvare il Casinò di Campione d'Italia dopo il fallimento dichiarato il 27 luglio 2018. Arriva dai tre consulenti nominati dal Comune di Campione d'Italia per studiare le carte del fallimento e individuare una speranza per la riapertura.

Secondo quanto riportato da Gioconews, infatti, verrà depositato il 24 agosto 2018 il reclamo del comune di Campione d'Italia contro la dichiarazione di fallimento del casinò, presso la corte d'appello di Milano.

"Secondo alcuni rumours - scrive il sito- sussisterebbero ragioni di impugnazione della sentenza di fallimento che potrebbero portare alla revoca della sentenza stessa e, quindi, alla riapertura del casinò".

I tre esperti che stanno curano l'azione legale sono tre professinionisti milanesi, Massimo Fabiani (professore e avvocato), Corrado Ferriani (professore commercialista) e Marco Sica (professore avvocato), incaricati dal comune con delibera del 9 agosto scorso di depositare il reclamo contro la sentenza del tribunale di Como che ha dichiarato il fallimento della società di gestione della casa da gioco. Non sono noti i tempi tecnici della risposta della Corte di Appello. 

Attacco della Cgil

Nel frattempo torna a farsi sentire la Cgil di Como che in un lungo comunicato traccia il quadro della drammatica situazione dell'enclave. 

"Oggi sono passati 22 giorni - scrive il sindacato- da quando il Tribunale di Como ha decretato che la società di gestione del Casinò di Campione fosse assoggettata a fallimento. Le conseguenze: 487 dipendenti sospesi dall'attività lavorativa senza stipendio e con la spada di Damocle del licenziamento sulla testa; 150 dipendenti tra cooperative e aziende in appalto che hanno visto venir meno il loro posto di lavoro. 9 dipendenti della Scuola dell'Infanzia soggetti a licenziamento entro il 31 Agosto p.v stante la mancata stipula della convenzione tra Comune e Fondazione. Tre giorni fa la notizia di almeno 86 dipendenti del Comune oggetto di messa in mobilità e che da 8 mesi circa non percepiscono lo stipendio. Attività commerciali ridimensionate, un indotto soggetto a ritardi nei pagamenti ed infine ma non meno importanti un taglio degli emolumenti ai Pensionati e ai servizi sociali che spaziano dalla sanità alle convenzioni con la Confederazione Svizzera.

Un sistema bancario in sofferenza perché sostenuto essenzialmente dal Comune e dalla Casa da Gioco. In caso di licenziamento tra tfr, contenziosi giudiziari e ammortizzatori sociali diretti ed indiretti si crerebbe un esborso per le casse dell'inps di Como e dello stato in regime di convenzione con la Svizzera tale da far tremare i polsi. Forse non si ha contezza di tutto ciò".

La Cgil parla di "ecatombe" e di comunità in ginocchio, con un danno per l'erario e gli enti pubblici locali che secondo il sindacato è sottostimato. E punta il dito contro "coloro che favoriscono un ritardo alla soluzione del problema". E' evidente - scrive la Cgil- che "si assumeranno la responsabilità delle condizioni che potranno determinarsi sia sul piano economico/finanziario che sociale".

Le responsabilità

"La politica locale passata e recente -prosegue la nota- ha certamente responsabilità nelle modalità di gestione delle risorse pubbliche, ma anche per la discutibile gestione aziendale/finanziaria del Casinò unitamente ad una miopia nelle scelte industriali stante l'evoluzione del gioco d'azzardo in Italia ed in Europa; ancorché i controllori di ogni livello e grado non sempre sono stati reattivi nel correggere le storture gestionali e finanziarie del Comune e della Casa da Gioco, forse e diciamo forse, queste sono alcune delle cause che spiegano, anche se in modo non esaustivo, l'attuale disastro. La cruda realtà ci consegna il fallimento della Società di gestione, sottovalutato nella sua portata da chi aveva politicamente gli strumenti per evitarlo: non sappiamo se per poca lungimiranza, per mero tatticismo oppure per motivi ignoti a chi scrive. Questo disastro sappiamo che rischia di scaricarsi sulla pelle delle Lavoratrici, dei Lavoratori e delle loro Famiglie".

"Riteniamo che l'assenza di un preciso indirizzo politico di Governo stia diventando oggetto di strumentalizzazione in coloro che si lanciano in proposte senza fondamento se non addirittura strampalate come riscontrabili su alcuni quotidiani locali e Ticinesi. L'unica soluzione vera per l'intera comunità - ribadisce con forza la Cgil- è la riapertura del Casinò".

Il sindacato esprime la propria contrarietà a soluzioni "prospettate da un paese estero che oltre ad essere in palese conflitto d'interesse sul gioco d'azzardo sta giovando della chiusura del Casinò di Campione", no anche a "ipotesi di privatizzazione di vecchia e nuova proposta".

Le proposte

La Cgil chiede l'avvio dei tavoli Ministeriali già formalmente richiesti e propone la nomina di un commissario o anche più commissari in capo al Ministero degli Interni per favorire l'avvio dell'esercizio provvisorio.

Infine la Cgil chiede di affidare "la concessione alla Regione stessa, onde poter procedere presso la Curatela e il Tribunale di Como a formale richiesta di avvio dell'attività dell'esercizio provvisorio per superare lo stallo della Legge Madia. L'obiettivo è di garantire il controllo pubblico, la ripresa dell'attività lavorativa della Forza lavoro, l'attivazione di ammortizzatori sociali, non opzionabili in costanza di fallimento, tesi a rideterminare soluzioni generali di sistema in un lasso di tempo più ampio, senza lo spettro dei licenziamenti e del collasso di un intera Comunità".

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