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Sfiduciati Pd e Como Civica, Paco Sel rompe con gli alleati: "Fuori dal coordinamento politico"

"Prendiamo ufficialmente le distanze da Pd e Como Civica che hanno forti responsabilità per la situazione che si è creata oggi. Dunque sospendiamo l'appoggio al coordinamento politico del centrosinistra, senza che questo significhi un appoggio...

"Prendiamo ufficialmente le distanze da Pd e Como Civica che hanno forti responsabilità per la situazione che si è creata oggi. Dunque sospendiamo l'appoggio al coordinamento politico del centrosinistra, senza che questo significhi un appoggio esterno alla giunta o un'uscita dalla maggioranza, ma valuteremo i provvedimenti che arriveranno in consiglio comunale di volta in volta. Sfiduciamo politicamente Pd e Como Civica, in autunno prenderemo decisioni definitive in base alle evoluzioni. L'assessore Magatti? Rimane in giunta".

E' difficile non farsi una "brutta" idea di equilibrismo estremo e sostanziale inconcludenza nel messaggio lanciato oggi pubblicamente dai rappresentanti di Paco Sel tramite apposita conferenza stampa in Comune. Eppure - naturalmente ad impressione di chi scrive - il travaglio personale, umano e politico che stava dietro a quelle frasi quasi impossibili da tradurre in una linea politica chiara, lineare e decisa era effettivamente percepibile da parte del coordinatore provinciale di Sel, Marco Lorenzini, dei consiglieri comunali Luigino Nessi e Celeste Grossi e di Gianluigi Fammartino. L'impressione, insomma, è che Paco Sel oggi - in un palazzo squassato da fratture politiche e bufere giudiziarie - sia in un budello strettissimo: ormai insofferente oltre limite per i compagni di viaggio (Pd e Como Civica, in misura minore verso il sindaco Mario Lucini verso cui la lealtà, a oggi, non è ancora in discussione), prossima al cozzo d'autunno quando infurierà la battaglia sul referendum per le riforme costituzionali, ma a tutt'oggi "spaventata" dall'idea di essere il tassello decisivo di un'eventuale caduta della prima giunta di centrosinistra da molti lustri a questa parte. Incroci diabolici che oggi hanno prodotto una decisione senza quasi alcun peso sostanziale (la "sospensione" della partecipazione a un coordinamento politico che non ha mai deciso realmente alcunché) ma che rende pubblica la voragine che divide la lista di sinistra dagli alleati.

procura-paratie-piacente-addesso-mag16Tutto questo, almeno nella nostra ricostruzione, ha prodotto i contenuti illustrati oggi in prima battuta da Lorenzini. Con parole di una durezza verso gli altri partiti della coalizione che avrebbero fatto impallidire un qualunque segretario politico d'opposizione.

"Nell'ultimo anno - ha affermato Lorenzini - abbiamo aperto una fase di riflessione che peraltro avevamo promesso e garantito da tempo al nostro elettorato. Abbiamo fatto una valutazione seria e per di più recentemente sono accaduti fatti non irrilevanti: l'inchiesta giudiziaria in atto, che pure non detta i tempi alla politica, la discussione sulla mozione di sfiducia delle minoranze che noi abbiamo pubblicamente rifiutato per metodo e merito, le elezioni amministrative dove il Pd nelle città ha preso più voti in centro che non nelle periferie e l'annuncio di Lucini che non si sarebbe ricandidato. Una valutazione di tutti questi elementi era essenziale". palazzo-cernezzi-2"Abbiamo considerato soprattutto alcuni elementi per valutare se rimanere nella maggioranza - ha aggiunto Lorenzini - il metodo di lavoro, la cultura politica e i contenuti specifici. Le questioni di metodo sono legate a un'azione politica che per noi è sempre stata fondamentale: innanzitutto che si formasse un coordinamento politico tra i partiti della maggioranza di centrosinistra e poi che questo coordinamento avesse un ruolo effettivo per valutare l'applicazione del programma e per lavorare sulla cornice politica entro le azioni andavano condotte. Il secondo elemento dirimente per noi è sempre stata l'attenzione ai quartieri di cintura per le scelte urbanistiche, culturali e sociali". Chiarite le "radici" che hanno prodotto l'analisi di oggi, il coordinatore di Sel ha poi attaccato frontalmente gli alleati che proprio nel coordinamento politico - fuori e oltre Palazzo Cernezzi - avrebbero dovuto essere gli interlocutori per confronti, elaborazioni e condivisioni. "Sul primo aspetto, ossia quella della condivisione all'interno del coordinamento politico del centrosinistra, non è stato fatto nulla e la valutazione è negativa - ha affermato Lorenzini - Questa coalizione si è retta perché nei primi 2 anni Ermanno Pizzotti e Celeste Grossi ci hanno creduto fortemente, ma dobbiamo essere assolutamente onesti: né il Pd né Como Civica hanno mai creduto in questo percorso. Abbiamo assistito ad azioni dei partiti singolarmente e null'altro: questa è una sconfitta politica. La politica per noi deve avere un ruolo di indirizzo e controllo fondamentali e questi sono mancati: la responsabilità è prima di tutto del Pd e di Como Civica che hanno sempre mal digerito le nostre richieste e che ci hanno sempre considerato irrilevanti. Sono brutale lo so, ma questo è quello che è avvenuto". "Per quanto riguarda il secondo punto, ovvero le azioni sui quartieri di cintura - ha proseguito il coordinatore di Sel - sicuramente sono stati fatti alcuni interventi che riconosciamo, ma la centralità di questi quartieri non c'è stata. Il bilancio dice che c'è stata una grande attenzione al centro ma il colore di una giunta di centrosinistra si valuta sulle priorità che si dà. Cito un tema: aspettiamo ancora un censimento del patrimonio pubblico per dare risposte ai cittadini. Non è mai arrivato". acsm-tabellone Sono poi state ricordate le numerose prese di posizione di Paco Sel in difformità dalle linee della giunta e delle altre sigle di maggioranza in Comune: Da Acsm Agam, ai milioni non spesi negli ultimi anni al punto di cottura: tutte questioni su cui non avevamo un dissenso a priori ma semplicemente posizioni politiche precise che però non sono mai state prese in considerazione. Lo scorso anno - ha proseguito Lorenzini - abbiamo fatto alcuni incontri di metà mandato con gli altri partiti e presentammo un piano specifico per le risorse del bilancio da investire sui quartieri di cintura. In larga parte è stato disatteso". fanetti-orsenigoPesante anche l'affondo sulla gestione politica dell'annuncio dato da Lucini qualche settimana fa di non volersi ricandidare a sindaco nel 2017. "Davanti a una scelta così importante - ha osservato Lorenzini - una coalizione di centrosinistra avrebbe dovuto incontrarsi immediatamente per valutare la situazione. E invece cosa è successo? Poche ore dopo il Pd è uscito con un comunicato in cui si diceva che la strada tracciata erano le primarie. Nessuna discussione assieme, nessun confronto. Per questi e altri motivi, dunque, noi abbiamo deciso di sospendere la nostra partecipazione alla coordinamento politico dei partiti di coalizione. In Comune valuteremo di volta in volta i singoli provvedimenti che arriveranno. L'assessore Magatti? Auspichiamo che rimanga in giunta e anche tramite lui chiediamo che per il futuro della Casa Albergo di via Volta ci sia una svolta decisa a breve". villa-olmo-5feb16-9 Sono poi stati elencati alcuni punti dirimenti per capire se da qui all'autunno questa frattura potrà portare all'esplosione definitiva di maggioranza e giunta a Palazzo Cernezzi oppure a una ricucitura. In questo senso è stato ribadito il no a una nuova Fondazione per la futura gestione di Villa Olmo (tema che preoccupa comunque in generale Paco Sel), è stato posto un freno deciso al metodo usato finora dalla giunta sul Piano del traffico ("Assurdo pensare solo a dove si potrà andare in bici e dove in auto, è tutta la città che va ripensata"), sono state avanzate le richieste di una decisa accelerata sul censimento e sulla valorizzazione a fini sociali del patrimonio comunale, di una maggiore attenzione alle risorse di bilancio da dedicare alle fasce più bisognose della città e infine un piano organico per l'abbattimento delle barriere architettoniche. Un punto, quest'ultimo, su cui non è mancato un affondo di Gianluigi Fammartino: "Non riusciamo a capire perché si siano spesi tantissimi soldi su alcuni progetti (e il riferimento era chiaramente rivolto anche alle piazze del centro, ndr) e non sull'eliminazione delle barriere architettoniche". Azione per cui - ha rivendicato Celeste Grossi - è stata inserita apposita voce nel Dup. L'ammonimento finale è toccato ancora a Celeste Grossi: "Abbiamo ripetutamente e convintamente preso le distanze dalla mozione di sfiducia presentata dall'opposizione al sindaco perché non ne condividevamo merito e metodo e perché non fa parte della nostra cultura politica far cadere il sindaco che abbiamo contribuito ad eleggere su spinta delle destre. Ma questo non significa aver concesso al sindaco una fiducia incondizionata. Lucini non è l'unico responsabile della situazione che si è determinata pur avendo ovviamente un ruolo importante. Le responsabilità sono vaste e ricadono soprattutto sugli altri partiti della coalizione che hanno spesso ritenuto "strano" il nostro comportamento in aula e il nostro voler discutere le questioni nel merito e non soltanto in base a una logica di schieramento". Ora, dunque, Paco Sel ha lanciato la palla nel campo di Pd e Como Civica, attendendosi un "radicale cambio di passo" nei rapporti e nell'individuazione stessa delle priorità per la fine del mandato. Se non sarà così, la frattura insanabile - con la mina del referendum d'ottobre già innescata - potrebbe far crollare il palazzo. Metaforicamente ma nemmeno troppo.
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