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Scorrettezza e poca trasparenza: che brutto l'inizio del tandem Frangi-Amura in Fondazione

Da oggi, anzi dai ieri, il presidente di Confcooperative e presidente anche della Fondazione Volta, e con lui il neodirettore del secondo ente, Salvatore Amura, hanno pubblicamente affermato di ritenerci giornalisti indegni di raccogliere il...

Da oggi, anzi dai ieri, il presidente di Confcooperative e presidente anche della Fondazione Volta, e con lui il neodirettore del secondo ente, Salvatore Amura, hanno pubblicamente affermato di ritenerci giornalisti indegni di raccogliere il proprio pensiero se non proprio avversari personali. Succede, non è un dramma. Possono benissimo avere ragione. Di fatto, però, con una nota scritta e inviata unicamente al quotidiano "La Provincia" Frangi risponde - non senza apparenti distorsioni della realtà dei fatti - alle molte sollecitazioni venute in realtà soltanto da questa testata circa la verità sul compenso e sulla scelta stessa del manager dell'Accademia Galli per la direzione della Fondazione. A noi, nonostante le sollecitazioni, nemmeno una sillaba. Al giornale - pur nella sua enorme importanza per la comunità che non ci sfugge, ovviamente - uno scritto di proprio pugno pubblicato oggi. Questa è la logica della correttezza e della trasparenza del nuovo presidente della Fondazione e del suo nuovo direttore (che, ironie della sorte, pare avere anche la delega ai rapporti con i media). Ognuno tragga le proprie conclusioni.

Tornando al tema, Frangi - apprendiamo dal trafiletto della Provincia - attacca il consigliere dimissionario dal cda, Paolo Sinigaglia, sostenendo che le sue critiche al progetto (pubblicate qui in anteprima, ma vale sempre il ragionamento di cui sopra ndr) sono pretestuose e infondate, e poi difendendo la scelta di Amura (che nessuno nemmeno su queste colonne ha peraltro messo mai in discussione in relazione a qualità e caratteristiche, si chiedeva solo di conoscere come mai non fosse stato fatto un bando pubblico e quali fossero gli obiettivi e la mission a lui affidate, ndr). In più, Frangi afferma che il contratto per il direttore va ancora definito e questo accadrà a settembre.

Probabilmente, da un punto di vita meramente tecnico-formale, potrà anche avere ragione. Ed è quindi solo per questo - e per la tutela sacra delle fonti - che non pubblicheremo le e-mail, i messaggi e gli stralci dei colloqui telefonici in cui esponenti della Fondazione, della giunta comunale e del consiglio comunale hanno univocamente confermato che il compenso (anche qui, volendo nemmeno scandaloso: ma perché occultare, nascondere, negare?) per il direttore sia già stato abbondantemente definito in 50mila euro (a meno di non credere che prima si accetti a scatola chiusa un incarico e poi si chieda se sia remunerato o gratuito). Ma ormai, visto lo stile con cui è inteso il rapporto con questo media, tutto ciò nemmeno conta più. Resta, però, una brutta pagina scritta dalla catena di comando della Fondazione Volta, almeno nei nostri confronti scorretta e forse poco consona al ruolo di faro culturale che il neonato soggetto vorrebbe assumere a Como e provincia. Ora attendiamo che a settembre il compenso venga portato a 49.900 euro, magari soltanto per dire che ci eravamo sbagliati di una manciata di centesimi. Sarebbe stupendo.
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