Mercoledì, 28 Luglio 2021
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Assalto a un magazzino di Mozzate, arrestati i rapinatori

Avevano sequestrato sei operai e rubato 180 biciclette

L'arrivo dei rapinatori

Il 21 luglio 2017 un commando composto da quattro uomini è entrato in azione a Mozzate: in tre hanno fatto irruzione, armati di pistola, nel capannone della ditta Anelda S.A.S. di via Al Corbè 4, magazzino adibito a deposito merci per conto di una ditta specializzata nel settore della commercializzazione di biciclette professionali, mentre un quarto uomo aspettava all'esterno. L'obiettivo era un camion con un carico di 180 biciclette. Hanno costretto il conducente del mezzo pesante a seguirli, di fatto sequetrandolo e costringendolo a nascondersi nella cabina del camion fino a Milano dove, poi, è stato liberato. Le indagini dei carabinieri della compagnia di Cantù hanno consentito, dopo circa sei mesi, di individuare i presunti rapinatori e di assicurarli alla giustizia. Nella mattinata di mercoledì 10 gennaio 2018 i militari hanno arrestato l'intero commando. 

I fatti

L'episodio risale, come detto, al primo pomeriggio (poco prima delle 14.30) del 21 luglio 2017: tre uomini, pistola in pugno, sono entrati nel capannone di Mozzate. I rapinatori hanno fatto irruzione qualche minuto dopo l’arrivo di un autoarticolato di proprietà di una cooperativa del settore che si occupa di autotrasporti per conto della Gecotras di Cinisello Balsamo, condotto da un autista di nazionalità ucraina.
I malviventi, tutti a volto scoperto, sotto la minaccia delle armi hanno costretto 5 dipendenti della ditta a riunirsi in un angolo del capannone e a sedersi a terra, dopo averli privati dei telefoni cellulari, costantemente tenuti a bada da due dei tre rapinatori.
Uno dei componenti del commando, poi, ha intimato a un operaio di caricare sul tir numerose confezioni contenenti biciclette di marca, assicurandosi che prendesse le più costose: circa 180 biciclette del valore complessivo di 208mila 390 euro.

L'operazione di carico ha richiesto circa una quarantina di minuti. Dopodichè lo stesso rapinatore ha ordinato all'autista ucraino di salire sul camion e di mettersi alla guida del mezzo. Sempre tenendolo sotto tiro con la pistola, il malvivente è salito al posto del passeggero intimando all'autista di mettersi in marcia. 

Una volta partito il camion, gli altri due rapinatori sono rimasti dentro la ditta ancora per circa una decina di minuti tenendo a bada i dipendenti in modo da assicurare al complice che si era impossessato del tir con il prezioso carico di allontanarsi il più possibile dalla zona. Poi anche i due malviventi sono fuggiti. E' a quel punto che gli operai hanno potuto dare l'allarme alle forze dell'ordine. 

L’autista ucraino, invece, è stato costretto a rimanere in balia dei suoi sequestratori sino alle 18.45 circa, quando è stato liberato, insieme al camion (naturalmente svuotato del prezioso carico) nei pressi di Melegnano.

Le indagini

Subito sono scattate le indagini dei carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Cantù, insieme ai colleghi della Stazione di Mozzate. Attività investigativa condotta in modo da non escludere alcuna ipotesi e di acquisire, nel più breve tempo possibile, il maggior numero possibile di indizi utili per ricostruire i fatti e risalire agli autori del colpo.
Il primo passo è stato sentire tutti i dipendenti della ditta e alcuni testimoni. Poi sono stati acquisiti i filmati di numerose telecamere della zona che hanno permesso di tracciare il percorso del camion e ricavare le prime informazioni sul modus operandi e sull'aspetto fisico dei rapinatori.
Ed è proprio dalle immagini che i militari hanno potuto capire che alla rapina aveva partecipato almeno una quarta persona, un uomo che aveva atteso fuori dalla ditta a bordo di un’auto risultata rubata.

Le indagini si sono rivelate molto complesse: il fatto che i tre rapinatori entrati nel capannone avessero agito a volto scoperto ha fatto ritenere agli investigatori che si trattasse di persone non della provincia di Como.

I militari hanno analizzato migliaia di dati rilevati dai tabulati di traffico telefonico dai quali è emerso che gli autori della rapina avevano adottato ogni possibile cautela per sviare le indagini. Non abbastanza, però, da ingannare i carabinieri: grazie al lavoro certosino degli analisti del Nucleo Operativo è stato infatti rilevato un piccolo, ma determinante errore commesso verosimilmente da uno dei rapinatori che, inavvertitamente, aveva lasciato traccia della propria presenza nella zona della rapina.

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