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Bollino anti-italiani nei negozi ticinesi, il giornalista Rai: "Basta formaggio con i buchi e orologi"

Bollino anti-italiani nei negozi ticinesi, il giornalista Rai: "Basta formaggio con i buchi e orologi"

La Lega ticinese recluta gli italiani-svizzeri contro gli italiani-italiani: "Non finiamo come loro"

Domenica 19 aprile in Ticino si vota per eleggere il Gran Consiglio (Parlamento, 90 membri) e il Consiglio di Stato (Governo), dunque c'è da aspettarsi che da qui ad allora la campagna elettorale diventi una sorta di tritacarne per il tema del...

Domenica 19 aprile in Ticino si vota per eleggere il Gran Consiglio (Parlamento, 90 membri) e il Consiglio di Stato (Governo), dunque c'è da aspettarsi che da qui ad allora la campagna elettorale diventi una sorta di tritacarne per il tema del frontalieri. La Lega dei Ticinesi, assieme all'Udc, da sempre il partito ticinese che vuole arginare in maniera forte il lavoro italiano (e non solo italiano) oltreconfine, è già partita. Oggi, per esempio, fa molto discutere un intervento pubblicato sul proprio sito internet e ripreso pure dai quotidiani svizzeri, del candidato leghista Glen Brändli. Il punto di partenza della riflessione è - ancora una volta - il celebre editoriale del giornalista di Rai 1, Franco di Mare, che a Uno Mattina ha paragonato il bollino pro-residenti svizzeri da affiggere sulle vetrine dei negozi, venduto dal Comune di Claro. Ma sono altri due i passaggi caldi del pur breve scritto di Glen Brändli. Innanzitutto, un'affermazione dura e pura che - a prima vista - coincide con una proclamazione di superiorità della "vita svizzera" rispetto a quella italiana: "Noi non vogliamo finire come loro (gli italiani, ndr)". E poi c'è una sorta di invito/sfida proprio agli italiani con residenza in Ticino: "Mi piacerebbe sentire (leggere) qualche opinione e presa di posizione da parte di cittadini italiani residenti nel nostro Cantone a proposito di come siamo descritti dai media del loro paese e dalla sempre più massiccia presenza di frontalieri che sono disposti a lavorare per un salario inferiore (specialmente in quei settori dove non vi è un contratto collettivo)". Insomma, in sintesi: gli italiani che "ce l'hanno fatta" nel Cantone, denuncino i rischio degli ex connazionali che alimentano il dumping salariale.

Sarà una lunga campagna elettorale, dall'altra parte del confine. E anche da questa. --- Di seguito, l'intervento integrale del candidato della Lega dei Ticinesi al Gran Consiglio. "In seguito al servizio di Unomattina riguardante il comune di Claro ed il logo nel quale espone la propria volontà di assumere esclusivamente personale residente, sono rimasto molto deluso dalla bassezza della trasmissione mattutina su Raiuno. Come riportano, il logo verrebbe esposto da chi non vuol far lavorare gli italiani.

Nel nostro Cantone gli stranieri residenti sono al primo posto gli italiani, con circa 54.000 persone (magari uno di loro lavora anche per il comune di Claro?) e se a questo gruppo di persone aggiungessimo quelli che negli ultimi 5-10 anni hanno ottenuto la cittadinanza elvetica magari arriveremmo a pareggiare il numero di frontalieri attualmente occupati in Ticino. Ora mi chiedo, tra questi cittadini italiani residenti nel nostro cantone, probabilmente qualcuno avrà perso il proprio posto di lavoro a scapito di un suo connazionale frontaliere o no? I media italiani ci insultano dandoci dei razzisti e paragonando la volontà di favorire la nostra manodopera residente ai metodi usati durante gli anni del fascismo (metodi peraltro mai utilizzati in Svizzera). Questo solamente perché cerchiamo di mantenere il nostro stato di benessere e di occupazione per non finire come loro. Ora mi piacerebbe sentire (leggere) qualche opinione e presa di posizione da parte di cittadini italiani residenti nel nostro Cantone a proposito di come siamo descritti dai media del loro paese, e dalla sempre più massiccia presenza di frontalieri che sono disposti a lavorare per un salario inferiore (specialmente in quei settori dove non vi è un contratto collettivo)".

Glen Brändli

Candidato al Gran Consiglio
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