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"Il Politeama? Nessun interesse, va a pezzi, piove dentro e paghiamo 9mila euro di Imu"

Sintesi della commissione comunale dedicata al Politema: la struttura "cade a pezzi" e vi piove dentro; ogni anno la società di gestione deve comunque 9mila euro di Imu; "non sono mai esistiti interessi o trattative concreti per acquisto...

Sintesi della commissione comunale dedicata al Politema: la struttura "cade a pezzi" e vi piove dentro; ogni anno la società di gestione deve comunque 9mila euro di Imu; "non sono mai esistiti interessi o trattative concreti per acquisto, ristrutturazione o vendita dell'immobile"; molti dei soci privati che detengono piccole quote (l'82% circa è del Comune di Como) risultano "defunti o irrintracciabili"; serve urgentemente un intervento sul tetto per circa 70mila euro; il capitale sociale originario della società di gestione, pari inizialmente a poco più di 100mila euro, è sceso a 75mila circa e servirà a breve una ricapitalizzazione.

Una situazione catastrofica e ben oltre le peggiori aspettative, insomma, illustrata - dopo, la prima cruda verità annunciata in consiglio comunale dall'assessore alle Società partecipate, Savina Marelli - dall'amministratore unico della società di gestione, il commercialista Andrea Passarelli, oggi ospite della commissione comunale dedicata al tema. dav Nel rispondere alle numerose domande dei consiglieri comunali presenti, Passarelli (in carica dalla primavera 2013) è stato quantomai esplicito: "Quando sono arrivato la situazione dell'immobile era disastrosa, all'interno la struttura si presentava praticamente come una discarica. Nei primi mesi abbiamo liberato l'immobile dal precedente gestore del bar-ristorante, versando 10mila euro. Poi si è proceduto con una pulizia costata 14mila euro e durata un mese e mezzo. Oggi gli unici introiti vengono dall'affitto per la ventina di posti auto nel cortile sul retro, circa 20mila euro all'anno. Ma nel contempo, paghiamo un'Imu di 9mila euro annui a cui si sommano altre spese di gestione". Nel complesso, come prevedibile, i conti non tornano mai: tanto che il capitale sociale originario di oltre 100mila euro si è già ridotto di quasi il 30%, cosa che richiederà a breve una ricapitalizzazione da parte dei soci. "Con la prospettiva - ha aggiunto l'amministratore della società di gestione - che le perdite continue, accumulandosi, prima o poi azzerino il capitale e costringano i soci alla ricapitalizzazione radicale". politeama Uno zero assoluto sul fronte delle manifestazioni concrete di interesse da parte di privati o operatori immobiliari. "Contatti ci sono anche stati - ha premesso Passarelli - ma tutti coloro che vedono un immobile che ha bisogno di un intervento di ristrutturazione enorme, in uno stato non decoroso, che cade a pezzi dal tetto al palcoscenico, sapendo che servirebbero milioni per un qualsiasi intervento di ristrutturazione, non si siede al tavolo per parlarne seriamente. Infatti così è stato fino a oggi: nessun interesse concreto, nessuno mai seduto al tavolo per discuterne. C'è stata persino una proposta per fare del Politeama un museo degli strumenti musicali, ma ovviamente in cambio si chiedeva la possibilità di costruire nuovi appartamenti". Sul versante delle quote in mano ai privati, Passarelli ha confermato che "molti risultano defunti o irreperibili". E, come noto, senza tutti i soci e il loro volere espresso, anche ogni ipotesi di vendita resta al palo. Riguardo al potenziale valore dell'immobile, la cifra "ipotizzata da una perizia del 2011 è 4 milioni, ma non saprei dire se oggi è realistica o no. E se anche venisse venduto, l'introito reale scenderebbe subito a 2,8 milioni visto che il 30% sarebbe mangiato dalle tasse".

In ultimo, scartata - perché senza fondamento - l'ipotesi di affidare in qualche modo la gestione del compendio alla Fondazione Volta e confermata l'urgenza di un intervento (quantificato in circa 70mila euro) sul tetto, da cui piove dentro. "Stiamo valutando - ha osservato l'assessore Marelli - un prestito, fruttifero o infruttifero, alla società di gestione per pagare l'intervento, visto che le banche sicuramente non presterebbero soldi vista la situazione".

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