Cronaca

Il campo profughi alla stazione, specchio dei comaschi. La lettera che fa riflettere

Da cittadina comasca sono allibita davanti a tanta codardia! La codardia del non riuscire a trovare un'equa soluzione per chi è costretto a bivaccare nei giardini della stazione San Giovanni, minori compresi. Uso il termine codardia appositamente...

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Da cittadina comasca sono allibita davanti a tanta codardia! La codardia del non riuscire a trovare un'equa soluzione per chi è costretto a bivaccare nei giardini della stazione San Giovanni, minori compresi.

Uso il termine codardia appositamente. È da codardi lasciarli lì, è da codardi non trovare una sistemazione. Non è più tempo per dirci "siamo invasi". Né tantomeno dirci che "le nostre politiche in fatto di flussi migratori" fanno schifo. Che è solo la politica che deve occuparsi, risolvere queste questioni. Passare da lì, fare foto e pubblicarle sui social... "Avete visto cosa sta accadendo a Como"? È la frase rituale.

La vera domanda da porsi sarebbe: "Avete visto cosa sono diventati i comaschi"? Abbandoniamo, almeno in questa enorme emergenza cittadina, tutto l'odio, il rancore, le frasi fatte, le rimostranze che, giustamente, i nostri concittadini hanno inoltrato alla politica. Inascoltate.

Con che faccia 'di tolla" stiamo spiegando ai nostri figli e nipoti del perché dei bambini dormono in un prato? Ma con che coraggio, certi personaggi comaschi, vengono a parlarci di 'carità cristiana'?

Noi l'abbiamo! Sempre avuta! Silenziosa....come dovrebbe essere.

In tanti stanno donando. A tanti non garba che non lo si possa fare direttamente, bypassando le istituzioni che gestiscono (?) questa emergenza. Istituzioni che organizzano tavole rotonde per parlarne? È tempo di agire. Il Prefetto si muova, usi il suo intuito, la sua sensibilità. Non aspetti 'direttive dall'alto'! Sappiamo benissimo che non arriveranno..

Inventiamoci qualcosa. Usciamo dagli schermi del nostro pc e convogliamo le nostre idee, suggerimenti, azioni sulla prefettura. O saremo, siamo, dei codardi anche noi.

Laura Casati

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