Cronaca

Frode fiscale internazionale, sequestrati anche a Como immobili per 26 milioni di euro

Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Como sta dando esecuzione, dalle prime ore della mattina, al sequestro di numerosi beni mobili, immobili e conti correnti, nei confronti di 46 persone indagate nell’ambito di una...

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Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Como sta dando esecuzione, dalle prime ore della mattina, al sequestro di numerosi beni mobili, immobili e conti correnti, nei confronti di 46 persone indagate nell'ambito di una complessa indagine diretta dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio. I sequestri riguardano 37 immobili che si trovano in 6 province, 17 conti correnti, 6 depositi titoli, 4 cassette di sicurezza, e 9 automezzi, per un valore complessivo di 26 milioni di euro.

É stato applicato l'innovativo istituto del sequestro per equivalente, grazie al quale possono essere sottoposti a confisca anche beni non direttamente connessi al reato, ma che siano nella disponibilità dell'indagato. In caso di condanna, i beni verranno confiscati, ed acquisiti dall'erario. Gli indagati sono accusati di far parte di un sodalizio dedito alla commissione della nota frode fiscale internazionale denominata "carosello". Le indagini, durate quasi 3 anni, hanno interessato l'intero territorio nazionale, con collegamenti in altri paesi comunitari, tra i quali Romania, Spagna, Austria, Francia e Germania, o anche extra-ue, come la Repubblica di Panama, noto paradiso fiscale.

38 le società coinvolte nel sistema fraudolento con sede in Lombardia, Veneto, Puglia, Lazio, Campania, Umbria, Emilia Romagna, Piemonte e Abruzzo, nonché in paesi dell'unione. Tra queste, ben 12 sono risultate evasori totali. L'attività svolta ha consentito ai finanzieri di ricostruire il meccanismo fraudolento attuato nel periodo 2008/2011.

Società cartiere riconducibili agli indagati emettevano migliaia di fatture false relative a prodotti elettronici, acquistati senza IVA, in quanto provenienti da paesi dell'Unione Europea, e poi ceduti ad operatori nazionali, senza che venisse "ricaricata" l'imposta, come stabilito dalla legge.Tale meccanismo, oltre ad aver determinato una colossale evasione fiscale, ha fortemente contribuito ad inquinare, a causa della concorrenza sleale, il mercato nello specifico settore, poiché la vendita di prodotti con l'IVA "lavata" mette fuori mercato gli operatori onesti, i quali, applicando la corretta imposta, sono costretti a vendere il prodotto ad un prezzo maggiore.

Le cifre del sistema fraudolento sono importanti: sono state accertate un'evasione fiscale di oltre 300 milioni di euro, e l'emissione di fatture false per 184 milioni di euro. Le indagini hanno inoltre permesso di accertare una truffa da 6 milioni di euro ai danni di varie banche e finanziarie, le quali concedevano crediti alle imprese coinvolte, sulla base di anticipi fatture emesse nei confronti di società inesistenti. I reati a vario titolo contestati sono l'associazione a delinquere, la frode fiscale, la truffa, il falso, ed il favoreggiamento.

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