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E alla seconda Lariopolda (meno fresca della prima) nacque il "partito" di Alberto Gaffuri

E alla seconda Lariopolda (meno fresca della prima) nacque il "partito" di Alberto Gaffuri

E alla seconda Lariopolda (meno fresca della prima) nacque il "partito" di Alberto Gaffuri

Se hai ambizioni politiche, oggi è un buon giorno per chiamarsi Alberto Gaffuri. Perché sono davvero rari, rarissimi i momenti in cui un politico - cosa che egli è a tutto tondo, al di là di qualche civettuola pretesa civica e del ruolo...

Se hai ambizioni politiche, oggi è un buon giorno per chiamarsi Alberto Gaffuri. Perché sono davvero rari, rarissimi i momenti in cui un politico - cosa che egli è a tutto tondo, al di là di qualche civettuola pretesa civica e del ruolo istituzionale di sindaco di Albese con Cassano - si diceva, a un politico non capita di frequente la fortuna di veder nascere davanti a sé, fisicamente e plasticamente, un "suo" partito (o spezzone di partito) senza quasi muovere un dito o dire una parola. Ufficialmente, si intende, perché la regia di ogni singolo movimento, oggi, a Lariofiere, ha visto il sindaco come un novello Kubrik. Eppure, a questo "Stanley" Gaffuri - di una compostezza quasi atarassica al banco principale della Lariopolda 2.0 - anche volendo oggi si potrebbe rinfacciare poco, in tema di accuse politiche: non ha preso la scena, non l'ha occupata con discorsi infiniti o presenze costanti, nemmeno con particolari protagonismi. Furbissimo. Inattaccabile nella forma. Eppure l'ha fatta grossa: perché la Lariopolda di oggi, pur restando unica e interessante ma - ci sia concesso - avendo perso parte della freschezza e della carica innovativa della prima edizione e offrendosi già un po' troppo al concetto di "parata", ha sancito che nel Pd comasco è nato un altro Pd (la tessera di Gaffuri, e non solo la sua, è pronta: deve solo ritirarla).

tavoli-lariopoldaTralasciando gli spunti interessanti ma alla fine poco incisivi nel concreto dei "tavoli di lavoro" in cui si è organizzata la Lariopolda al mattino, il succo politico dell'evento è stato spremuto al pomeriggio.

Quando alcuni partecipanti della prima parte hanno lasciato il campo e a Lariofiere è rimasto una sorta di "zoccolo duro".

gagliardi-lariopoldaEd era davvero impossibile, intorno alle 15 giusto per dare un riferimento, non cogliere quale Pd fosse rimasto (tra molti altri naturalmente): c'era la deputata lariana Chiara Braga, forte sostenitrice del "renzianesimo erbese" coltivato da Gaffuri a grandi mani; c'era il futuro segretario provinciale del partito, Riccardo Gagliardi (con sfondo blu nella foto); c'era il sindaco di Mariano Comense, Giovanni Marchisio; c'era il sindaco di Bulgarograsso, Giampaolo Cusini, assieme al vice Fabio Chindamo; c'era il "gemello politico" del sindaco di Albese, ossia Marcello Molteni da Albavilla; c'era Salvatore Amura, tessera Pd e riferimento della politica culturale per la Lariopolda; c'era l'ex segretario Cisl riconvertito al renzianesimo, Fausto Tagliabue; c'era l'eterno Gioacchino Favara (al quale si deve l'intervento più denso del pomeriggio, quello della vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli, invitata da lui); c'era l'assessore di Olgiate Simone Moretti; c'erano ovviamente Sergio Iaccino e Roberta Sfardini, a indicare le mille vie di un sindacalismo "diverso" nell'epoca del premier.

pubblico-lariopoldaC'era, insomma, la base possibile di un Pd comasco diverso - o meglio: alternativo - a quello che pure anche alla Lariopolda è stato molto rappresentato soprattutto ai tavoli della mattina ma che - impietosamente - una fotografia ha immortalato come qualcosa di diverso, freddo e lontano dalla "logica" della Lariopolda.

fanetti-marelli-lariopoldaL'immagine in questione la vedete qui a sinistra: nel cuore degli interventi dal palco raffigura la segretaria provinciale del Pd, Savina Marelli, e il segretario cittadino del partito, Stefano Fanetti, tutti seduti a un tavolo lontano, fisicamente distaccato dall' "arena" renziana, dove forse i tre non erano del tutto a proprio agio. Quasi a raffigurare un altro Pd rispetto a quello renziano: quello che da tempo si nutriva nel bozzolo.

scalfarotto-gaffuri-lariopoldaQuale bozzolo? Quello del Pd noto fino a oggi, ora bucato dalla "farfalla renziana", che nemmeno l'arrivo del democristianissimo segretario regionale Alessandro Alfieri, una mano tesa e un sorriso per tutti, ha rattoppato; e quello per così dire storico e "gaffuriano" (Gaffuri l'altro, Luca) che - appare del tutto presumibile - dovrà vedersela non poco con quest'ondata nascente o forse già nata. Ala minoritaria o maggioritaria? A oggi, la prima probabilmente. Ma la sensazione che oggi un possibile "Pd Lariopoldo" abbia preso la rincorsa per scardinare equilibri politici e di potere consolidati nel tempo è nettissima.

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