Cronaca

Così lontana, così vicina. La Svizzera assume rifugiati nei campi: a 3.200 franchi al mese

  SSQS, parafrasando Asterix e Obelix: sono strani questi svizzeri. Così asserragliati, così (apparentemente?) anti italiani, chiusi in un bunker (sociale e politico) segnato da confini (geografici e culturali) precisi. Sono fieri -...

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SSQS, parafrasando Asterix e Obelix: sono strani questi svizzeri. Così asserragliati, così (apparentemente?) anti italiani, chiusi in un bunker (sociale e politico) segnato da confini (geografici e culturali) precisi. Sono fieri - legittimamente - di un'identità e di un territorio, di un'economia. Tra mille referendum, populismi facili, tutela nazionale e qualche eccesso antifrontaliero spesso sembrano ben più distanti di quanto il confine doganale Como-Chiasso lasci intendere. Qualche esempio:

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immigrati-prestinoEppure. Già. Eppure sono sempre capaci di stupire, questi elvetici. Dove il punto di equilibrio tra solidarietà e interesse economico, pure, deve essere chiarito un'iniziativa colpisce per apertura e accoglienza. L'Unione Svizzera Contadini, infatti, ha lanciato un appello chiarissimo. Gli agricoltori scudocrociati vogliono assumere tutti i rifugiati che, richiedendo asilo, vogliano integrarsi nel tessuto sociale nazionale.

Leggere il Comunicato Stampa diffuso dall'Usc aiuta a capire bene , tra sincera autocritica e analisi oggettiva delle esigenze economiche, struttura e fini del progetto:

brogeda-dogana-20apr15L'attuazione dell'iniziativa sull'immigrazione di massa (?) richiede un migliore sfruttamento del potenziale offerto dai lavoratori indigeni. Anche le persone ammesse provvisoriamente e i rifugiati riconosciuti fanno parte di questo potenziale. Ora, soltanto un terzo circa di queste persone riesce a accedere al mercato del lavoro durante i primi anni di soggiorno in Svizzera. Tra i motivi di questa difficoltà a trovare un impiego citiamo le conoscenze linguistiche insufficienti, l'assenza di una formazione professionale, il mancato riconoscimento in Svizzera di una formazione professionale conseguita all'estero, ostacoli amministrativi, difficoltà connesse alla migrazione e pregiudizi da parte dei datori di lavoro. Ogni anno, tuttavia, l'agricoltura occupa tra le 25mila e le 35mila persone straniere, giacché nessun cittadino svizzero o quasi è disposto a svolgere

questi lavori.

Per questo:

dogana-confine-chiassoConfederazione, Cantoni e Comuni hanno intensificato i propri sforzi per integrare celermente e durevolmente i

rifugiati nel mercato del lavoro. Per farlo sono tributari dei datori di lavoro in diversi rami dell'economia. In

quest'ottica, l'Unione Svizzera dei Contadini e la Segreteria di Stato della migrazione hanno sviluppato un progetto pilota di tre anni finalizzato a integrare i rifugiati nel mondo del lavoro dell'agricoltura. Al momento dieci aziende in tutta Svizzera partecipano al progetto. I rifugiati coinvolti hanno iniziato la loro attività nelle scorse settimane o la inizieranno più tardi nel corso dell'anno. Il primo mese il salario mensile lordo è di 2.300 franchi, mentre dal secondo mese i datori di lavoro versano ai rifugiati un salario conforme alle norme minime dettate dal contratto normale di lavoro, ossia, nella maggior parte dei Cantoni, 3.200 franchi".

E per quanto il motore dell'iniziativa sia un'esigenza di manodopera - finora parzialmente compensata da immigrati portoghesi e polacchi - è pure vero che le migliaia di persone africane presenti sul territorio svizzero rappresentano una risorsa preziosissima (si legge nei passaggi citati sopra: "Giacché nessun cittadino svizzero o quasi è disposto a svolgere questi lavori", storia già sentita nel BelPaese) frontalieri-fb-1Da vent'anni Margret e Andreas Eschbach occupano nella loro azienda ortofrutticola di Füllinsdorf (Canton Basilea), diversi stranieri e rifugiati regolari, cui desiderano offrire un'opportunità di guadagnarsi da vivere. In questo periodo hanno versato compensi ai rifugiati per oltre 2.5 milioni di franchi, "contribuendo così in maniera ragguardevole a sgravare le finanze pubbliche" spiega l'Unione Contadini.

Tuttavia, aggiungono gli Agricoltori, "come i rifugiati, anche gli agricoltori devono confrontarsi con situazioni di sfida. In certi Cantoni, l'assunzione d'impiego segna la cessazione immediata di qualsiasi appoggio da parte dello Stato: possibilità di dormire presso l'alloggio per richiedenti l'asilo, cassa malattia, vitto. Tutte queste spese devono essere coperte da subito con il solo salario. L'esperienza mostra quanto sia importante che tutti i servizi coinvolti collaborino tra loro".

Insomma, con questo progetto pilota, l'Unione Svizzera dei Contadini e la Segreteria di Stato della migrazione si danno obiettivi non da poco: consentire a rifugiati e persone ammesse provvisoriamente di accedere al mercato del lavoro in ambito agricolo, permettere loro di acquisire e sviluppare conoscenze pratiche e consolidare le proprie conoscenze linguistiche. Le aziende agricole, intanto, ottengono l'opportunità di reclutare manodopera locale, idealmente anche per impieghi reiterati sull'arco di più anni. "Una buona integrazione nel lavoro concorre peraltro a sgravare le finanze pubbliche. Con il progetto pilota ci si propone di individuare le condizioni generali ideali e i fattori di successo atti a consentire un'integrazione riuscita dei rifugiati nel mondo del lavoro in ambito agricolo, mettendo in campo così condizioni ideali affinché tutte le parti coinvolte siano vincenti".

Alla faccia.

Ecco il documento integrale:

USC_Rifugiati

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