Indagini tra Milano e Como, nuovi arresti all'Agenzia delle Entrate: coinvolti anche 29 "visuristi"

Tre dipendenti ai domiciliari accusatidi corruzione e abuso d'ufficio

Le accuse sono di corruzione e abuso d'ufficio: tre dipendenti delle Agenzie delle Entrate sono stati arrestati dai carabinieri del comando provinciale di Milano. Il danno erariale provocate dalle loro scorrette condotte sarebbe di decine di migliaia di euro. L'operazione si è conclusa nella giornata di venerdì 10 luglio 2020 nelle Provincie di Milano e Como, dove i militari hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal gip del tribunale di Milano su richiesta della locale procura della Repubblica, nei confronti di due uomini e una donna alle dipendenze dell'Agenzia delle Entrate – Ufficio Provinciale del Territorio di Milano. Sono ritenuti responsabili - a vario titolo - di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio e abuso d'ufficio.

La segnalazione dei colleghi

L'inchiesta, coordinata dal Procuratore aggiunto Laura Pedio e dal sostituto procuratore Giovanni Polizzi è stata condotta dal Nucleo investigativo di Milano con la cooperazione, in alcune fasi, della Direzione Audit dell'Agenzia delle Entrate. Ha avuto origine da alcune dichiarazioni spontanee raccolte nel gennaio 2017 da due dipendenti pubblici in merito a presunte condotte illecite da parte di alcuni loro colleghi nel rilasciare visure e certificati aggirando le procedure interne dell'Agenzia, così favorendo alcuni professionisti del settore (cosiddetti 'visuristi') in cambio di soldi.

È stato accertato, in quest'ottica, il coinvolgimento di 29 'visuristi' deferiti all'autorità giudiziaria in quanto concorrenti nell'attività illecita e di altri due dipendenti dell'Ufficio Provinciale del Territorio (fra cui l'ex Conservatore, oggi in pensione), contestualmente indagati per abuso d'ufficio.

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Gli incontri e i pagamenti

L'attività investigativa ha documentato come i pubblici ufficiali indagati, nel periodo monitorato (fra febbraio e giugno 2018), dopo un contatto telefonico, incontrassero furtivamente i 'visuristi' coinvolti all'interno del plesso pubblico o nelle immediate vicinanze dello stesso per consegnare loro copie di atti e certificati ipotecari o catastali estratti in violazione delle procedure previste, consentendo ai professionisti di omettere il versamento delle tasse prescritte, in cambio di un compenso in denaro contante. In altri casi, i dipendenti pubblici effettuavano, per conto dei professionisti e dietro compenso, vere e proprie attività di consulenza con la redazione di pratiche estranee ai loro compiti, svolte in orario di servizio e utilizzando la documentazione d'Ufficio in palese violazione delle norme di legge e regolamentari.

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