Como, il parroco che osa l'inosabile: "Quanto è costato ristrutturare il Vescovado?"

"Quando si gestiscono soldi di tutti, cioè provenienti da tassazione o da offerte volontarie o da beni ricevuti in eredità per opere di solidarietà, credo che sia doveroso rendicontare". Inizia così la riflessione datata 2 maggio pubblicata dal...

Bella, vivibile, elegante. Ma anche triste, noiosa e in declino. Così è vista Como

"Quando si gestiscono soldi di tutti, cioè provenienti da tassazione o da offerte volontarie o da beni ricevuti in eredità per opere di solidarietà, credo che sia doveroso rendicontare". Inizia così la riflessione datata 2 maggio pubblicata dal parroco di San Giuliano, don Roberto Pandolfi. Ma a quella premessa seguono parole forti, fortissime. Probabilmente mai pronunciate o - come in questo caso - messe nero su bianco da un sacerdote comasco. Perché dopo l'annuncio della decisione di pubblicare per la prima volta il bilancio della propria parrocchia (sul sito parrocchiasangiuliano.it), don Roberto - sottolineando che la decisione "vorrebbe anche costituire un esempio per tutti quelli che stanno in alto" - esprime la seguente riflessione: "Uno dei cavalli di battaglia di tutti coloro che osteggiano la Chiesa è la mancanza di trasparenza dei conti, dallo IOR in giù. Perché non si fa finalmente chiarezza? Perché si lasciano dilagare i sospetti, i pettegolezzi, i “si dice”? Basterebbe rendere pubblicamente conto! E questo diventa un appello". Che arriva dritto al vescovo e alla Curia tutta: "La gente ha diritto di sapere come vengono spesi i soldi e anche quanti ne entrano e da quali fonti. Senza andare troppo lontano e restando nella nostra diocesi, è così fuori luogo far sapere quanto è costato ristrutturare il palazzo vescovile? O, qualche anno fa, il seminario? O se è stato acquistato il convento di Colda e, se sì, per quale cifra? O quanto costa il personale laico della curia? O da chi sono stati pagati, e quanto, avvocati, principi del foro milanese? Sono domande forse un po’ scomode, ma rispondere sarebbe una forma di rispetto verso tutti coloro che, magari inconsapevolmente, hanno dato il proprio contributo piccolo o grande che sia, al sostegno economico della Chiesa".

Parole fortissime, udite molte volte all'indirizzo della politica (e non manca questo spunto nella riflessione del parroco), ma che don Roberto - se possibile - rafforza ulteriormente: "Tenendo conto che oggi, con tante famiglie che tirano la cinghia e non arrivano a fine mese, è ancora più opportuno dimostrare che non si buttano via i soldi e, se si sono buttati via in opere inopportune e superflue, è importante arrossire di vergogna davanti a tutti: un bagno di umiltà e qualche sana umiliazione non hanno mai fatto male a nessuno. La stessa cosa vale, ovviamente e forse ancora di più, per le congregazioni religiose, soprattutto quelle missionarie, che raccolgono fondi in modo capillare per sostenere le loro missioni. Gli esempi negativi di organismi internazionali e non (vedi UNICEF, FAO e quant’altri) che utilizzano la maggior parte dei soldi raccolti per mantenere e foraggiare le proprie strutture elefantiache devono spronare ad un utilizzo veramente sempre solidale dei beni. E quale stimolo migliore che il dover rendere conto a tutti? Non profetico solo soccorrere i poveri. Forse è profetico anche evitare le spese inutili. E creare un mentalità di autentica condivisione, almeno a livello di conoscenza dell’utilizzo dei beni".

Un inedito assoluto, dunque, questa presa di posizione del parroco di San Giuliano. Un'incognita assoluta la reazione della Diocesi.

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