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Centro massaggi in viale Masia a Como

Centro massaggi in viale Masia a Como

Un massaggio cinese in viale Masia sì, l'opera italiana in piazza Verdi no

La provocazione sulle disposizioni anti-covid difficili da capire

Mai avremmo pensato di poter scrivere nello stesso articolo di un centro massaggi cinese e del Teatro Sociale di Como. Ma l'era che stiamo vivendo si presta a mille interpretazioni e confronti. Anche quello, appunto, tra un massaggio e un'opera in teatro. Dove il primo, essendo inserito tra i servizi di "cura alla persona", può essere liberamentre praticato in zona gialla, mentre la seconda, che potremmo intendere come servizio culturale, resta un'attività sospesa.    

Ora, evidententemente, non è questo il luogo dei giudizi morali, dai quali ci teniamo alla larga sempre e volentieri. E nemmeno vorremo entrare nel campo di ciò che è necessario o meno ai cittadini comaschi. Va da sè, più semplicemente, che questa provocazione vuole solo mettere in luce un problema enorme. In molti si chiedono infatti, non senza ragioni, per quali motivi esistano storture così evidenti nei Dpcm emanati dal governo.

Si dirà che un massagio ci si va da soli e che in teatro ci sono invece centinaia di spettatori. Ma se è vero che in un caso è innegabile che ci sia un contatto tra due persone, con i fini e il piacere che preferiamo lasciare alla vostra fantasia, nell'altro è fuori discussione che le persone siano tutte distanziate tra di loro e dotate di mascherina. Peraltro in luogho dove le capienze sono state già ampiamente limitate dai precedenti provvedimenti legati all'emergenza sanitaria.  

Tanto più che attraverso il termine opera, non usato a caso, vogliamo includere anche i musei, dove certamente gli ingressi contigentati ci avrebbero permesso di godere, a solo stretto contatto con l'arte, anche dei magnifici dipinti esposti ad esempio in Pinacoteca a Como. Invece no, qui come in tutta Italia, il patrimonio artistico non rappresenta più una cura ma solo un pericolo di contagio da covid. Vien da dire, parafrasando uno slogan abusato, prima le italiane! Intese come opere, ovviamente. 

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