Forse il genius loci ci sta suggerendo cosa fare della Ticosa

Là dove c'era una fabbrica, poi macerie e poi un parcheggio, ora c'è una grande palude melmosa

Ticosa (Foto Lorenza Ceruti)

Il titolo lo abbiamo preso in prestito dall'autrice delle foto, d'altronde non avremmo potuto trovarne uno migliore. Lei è Lorenza Cerutiun architetto con il vizio di fare foto splendide. Soprattutto perché hanno il grande pregio di offrire prospettive della città davvero inedite. Cogliere l'attimo facendosi trovare con l'obiettivo dalla parte giusta dello scatto non è da tutti: Lorenza ha la capacità di trasformare mostri in principesse con uno solo click. Chi conosce il suo lavoro lo sa bene.

Nel caso della Ticosa, abbandonando l'amato bianco e nero con cui abitualmente dipinge la città, Lorenza ci offre oggi alcuni scatti davvero sorprendenti che l'hanno portata a una riflessione quasi inevitabile. Il genius loci è infatti un'espressione adottata in architettura per individuare un approccio fenomenologico allo studio dell'ambiente, interazione tra luogo e identità. Con la locuzione di genius loci si intende individuare l'insieme delle caratteristiche socio-culturali, architettoniche, di linguaggio, di abitudini che caratterizzano un luogo, un ambiente, una città. Un termine quindi trasversale che mai come oggi sembra appunto suggerire una soluzione finale per l'eterno dilemma chiamato Ticosa.

ticosa ceruti 2020-2-2

Dopo tanti funambolici progetti e altrettante cocenti delusioni, alla fine vince la natura. Là dove c'era una fabbrica, poi macerie e poi un parcheggio, ora c'è una grande palude melmosa al centro di una sorta di giungla metropolitana. Quasi un'immagine post-atomica se non fosse che grazie a Dio non ci sono state guerre ma solo tanta sciatteria poltica. E forse, a gaurdar bene, è meglio così. Meglio una verde palude che un grigio ecomostro. 

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