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Danneggiamenti alla lapide di Mussolini: l’Arci solidale con Cecco Bellosi

Bellosi: "Rivendico solo di avere tolto i fiori che erano stati posti da una squadra di fascisti quella notte"

L'Arci di Como, attraverso il suo presidente Gianpaolo  Rosso interviene sulla questione della lapide di Mussoloni danneggiata a Giulino di Mezzegra. Fatti per i quali Cecco Bellosi è stato sottoposto a perquisizione domiciliare.  "Mentre il governo vaneggia di riappacificazioni - si legge nellanota Arci - consistenti nel tentativo di riscrivere la storia e stravolgere la realtà della lotta di liberazione dagli orrori militari, sociali, culturali, etici imposti dalla disumana dittatura fascista. Mentre si permettono ancora manifestazioni celebrative del fascismo e  dei suoi gerarchi e si rinchiudono in una piazza angusta le forze democratiche affermando di volerle proteggere, ma sostanzialmente confinandole per lasciare libero spazio a azioni illegali.

"Mentre si straparla di italianità, di Patria, di ordine e disciplina - si legge ancora nella noata - con una pericolosa tendenza verso un regime nazionalista e oscurantista fondato sulla religione del profitto. Mentre l’Italia per dare aiuto al popolo Ucraino sceglie, in aperto contrasto al dettato costituzionale,  la guerra rinunciando a ogni prospettiva di trattativa e di tutela della vita delle persone di entrambi gli schieramenti quotidianamente uccise al fronte. Mentre si distrugge il futuro dei giovani e dell’ambiente, si affama il lavoro e si attacca la libertà delle donne".

"Mentre tutto ciò ci affligge, ecco la salvezza: colpire la voce degnissima di un antifascista,  un intellettuale attivo da trenta anni nell’associazione Comunità il gabbiano accusandolo di danneggiamento di una lapide che semplicemente non dovrebbe esistere. Non troviamo parole migliori delle sue per ribattere a questo scandaloso attacco a Cecco Bellosi e a tutto l’antifascismo".

Queste invece la parole di Cecco Bellosi: "Nego nella maniera più assoluta di aver danneggiato la lapide. Rivendico invece di avere tolto i fiori che erano stati posti da una squadra di fascisti quella notte. Chi mi conosce, sa che sono abituato ad assumermi le responsabilità di quello che faccio. Senza problemi, e a viso aperto. Il 28 aprile è una data simbolo e Giulino di Mezzegra è un luogo simbolo: lì è finito il regime fascista dell’epoca (altro è il discorso sul fascismo eterno descritto da Umberto Eco e che si ripropone oggi), con il dittatore travestito da tedesco e i gerarchi in fuga da loro stessi e dalle loro nefandezze. Fermati da 27, ripeto 27, eroici partigiani della Cinquantaduesima Brigata Garibaldi".

"In quel luogo - aggiunge Bellosi -  ci dovrebbero essere le loro fotografie, non quelle di un dittatore giudicato dagli Alleati come il criminale di guerra numero due. Il primo era Adolf Hitler. Quella lapide lì, a Giulino di Mezzegra, è, in sé, apologia di fascismo. Come se a Berlino ci fosse una lapide sul bunker di Hitler. Cosa che i tedeschi si sono ben guardati dal fare o dal lasciar fare. Cosa che invece le istituzioni in Italia hanno sempre concesso, permettendo allo stesso tempo la reiterazione del fascismo eterno. Con i fascisti che ogni anno intervengono con tutti i segni e i gesti dell’apologia del regime, nel silenzio e nell’ignavia della magistratura di Como. Invece di perseguire i fascisti, si mettono alla caccia degli antifascisti. Sono antifascista e comunista dall’età di 15 anni. E ne ho settantacinque. Bene, prendo atto che esiste un nuovo reato: l’antifascismo. Il rovesciamento della storia. O l’adeguamento ai tempi". 

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