Vite in tilt ai tempi del Covid, l'epopea di Anna: "Era una banale influenza ma i sintomi sono gli stessi"

Un malanno stagionale può mettere in difficoltà intere famiglie, la pediatra Marzorati: "Speriamo arrivino presto i test salivari"

Arrivano i primi freddi e, inevitabilmente, i primi malanni stagionali: nasi che colano, raffreddori, mal di gola e, qualche volta anche la febbre. Nel 2019 tutto sarebbe stato molto semplice: una visita dal medico curante, un pò di riposo e poi il rientro nelle proprie attività. Nel 2020, l'anno del Coronavirus, invece, anche un semplice raffreddore può trasformarsi in un incubo.

Anna, 38 anni residente nel Comasco e mamma single di 2 figli in età scolare, racconta la sua epopea. 

«Mi sono "ammalata" io per prima, e perfavore, lo scriva tra virgolette ammalata. In realtà mi sentivo raffreddata  e una sera ho avuto la febbre a 37.6, ma sappiamo benissimo che oggi come oggi non si può far finta di nulla e soprattutto non abbiamo gli aiuti e gli strumenti per poter distinguere un semplice malanno di stagione dal Covid. L'unica cosa da fare, per corretetzza e prudenza, è stata chiamare il medico curante, anche perchè al lavoro con la temperatura superiore ai 37.5 non potevo certo andare!».

«I miei figli non avevano la febbre ma anche qui per prudenza, e per non uscire io di casa per accompagnarli, non li ho mandati a scuola. In casa, come consigliato ho cercato di mantenere le distanze, igenizzare ogni cosa e di lavare i vestiti ad ogni utilizzo. Certamente il tutto è stato possibile anche perchè i miei figli non sono piccolissimi e quindi abbastanza indipendenti all'interno delle mura domestiche. Se fossero stati piccoli? Cosa potevo fare? Alla fine della fiera ho atteso le disposizioni del medico curante, che ha richiesto il tampone e dopo aver ricevuto la chiamata e le indicazioni, ho aspettato l'esito tenendo i miei figli a casa. So che in molti casi arriva velocemente, nel mio ci sono voluti alcuni giorni, tre lavorativi per la precisione. Negativo. Quindi si trattava di una semplice influenza che, però, ha fatto perdere giorni di scuola ai miei figli e di lavoro a me. Senza considerare che adesso, inutile negarlo, se ci si assenta dal lavoro per pochi giorni o da scuola, tutti sospettano che tu abbia avuto il Covid e il clima si fa, nelle aule e negli uffici, sempre più pesante e ho ricevuto molte chiamate dalle mamme dei compagni di scuola dei miei figli che mi chiedevano come stavano e cosa avessero e perchè non andavano a scuola». 

Poi ad ammalarsi, racconta Anna, è stato il figlio più piccolo: anche lui aveva gli stessi sintomi della mamma. «In questo caso come di norma, avendo la temperatura superiore a 37.5° non è andato a scuola e abbiamo seguito la prassi fino al tampone, partendo dal triage telefonico col pediatra. Anche qui abbiamo aspettato l'esito, abbastanza veloce: negativo. Ma alla fine si è ammalato con febbre a 38 anche il grande».

« E di nuovo abbiamo cominciato la procedura, la chiamata al medico curante che ci darà tutte le indicazioni sul tampone. Chi ha figli lo sa: è normale che si ammalino e che si attacchino influenza e raffreddore. Io sto perdendo svariati giorni di lavoro». 

«Quindi siamo andati in tilt perchè ci siamo ammalati uno dietro l'altro e, ad oggi, senza tampone è quasi impossibile distinguere il Covid da altri malanni di stagione». 

«Credo di aver agito bene e con prudenza ma mi domando: sarà così tutto l'inverno? Con il lavoro come faremo?».

I casi sono disparati: può accadere che un bimbo abbia la febbre a scuola, o dei sintomi a casa, e viceversa anche i genitori possono ammalarsi o prendere un banale raffreddore, e per ora le procedure sono queste: isolamento e contatto con il medico curante o il pediatra. Certo, concretamente, nella vita di tutti i giorni, un menage del genere, dettato anche dal clima e dai normali malannni di stagione, come in questo caso, può diventare molto stressante. 

Per avere un confronto con un professionista, abbiamo contattato la pediatra di Como Roberta Marzorati, alla quale abbiamo raccontato la vicenda di Anna:

«Le procedure, ci ha riferito la dottoressa, sono queste e sono stabilite dalla Legge. Il Covid con il freddo, per esempio nelle particelle di saliva, evapora meno e pertanto è giusto porre la massima attenzione perchè il virus, come del resto è noto sin dall'inizio, col freddo potrebbe prendere forza e quindi questo è un momento molto delicato e decisivo. Ma la speranza, a mio avviso, sarà nei test salivari che arriveranno a breve e grazie a cui, in maniera anche molto meno invasiva e in pochi minuti, si potrà sapere se un bambino (ma anche un adulto, un lavoratore) ha il Covid o meno in pochissimi minuti».

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