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Mendicanti in centro storico

Mendicanti in centro storico

Ordinanza anti-accattonaggio: presentato il ricorso al Tar

Civitas lancia il crowdfunding per pagare le spese legali

Un ricorso al Tar contro l'ordinanza anti-accattonaggio firmata dal sindaco di Como Mario Landriscina il 15 dicembre 2017.
E' quello depositato venerdì 29 dicembre 2017 dall'associazione Civitas-Progetto Città con l'aiuto dell'avvocato milanese Damiana D'Errico e del suo team composto da Francesco Viceconte e Ilaria Rudisi, cui ha fatto seguito una notifica depositata anche al Comune di Como.
Non smette di far discutere l'ordinanza anti degrado e per la promozione del decoro urbano che da metà dicembre tiene banco non solo a livello locale: il tema è finito sui media nazionali dopo il caso dei volontari allontanati dalla polizia locale mentre servivano la colazione a un gruppo di senzatetto sotto il porticato dell'ex chiesa di San Francesco in largo Spallino. Episodio su cui il sindaco ha dato la propria versione dei fatti in una conferenza stampa lo scorso 20 dicembre.
Dopo il ricorso al Prefetto Bruno Corda presentato giovedì 21 dicembre, Civitas torna alla carica, questa volta rivolgendosi al Tar. 

I contatti con Civitas

"Siamo stati contattati dal pool di giovani avvocati di Milano - ha spiegato Bruno Magatti, consigliere comunale di Civitas, in una conferenza stampa che si è svolta a Palazzo Cernezzi sabato 30 dicembre, insieme a Luca Venneri, Raffaele Grieco e Giorgio Livio - che cercavano un interlocutore a proposito del caso comasco e noi ci siamo proposti come associazione Civitas perchè in un passaggio del nostro statuto c'è scritto che il nostro scopo è promuovere azioni per abbattere le discriminazioni sociali in tutti i contesti, contro ogni intolleranza, violenza ed emarginazione. Pertanto abbiamo deciso di aderire alla richiesta, firmata dal nostro rappresentante legale Eva Cariboni".
"Noi non facciamo parte di nessuna rete - ha precisato Francesco Viceconte, dottore in Legge e collaboratore dell'avvocato D'Errico- come professionisti abbiamo rilevato l'illegittimità dell'ordinanza, abbiamo preso contatti con Magatti ed è emersa l'idea di un ricorso per il quale ci siamo offerti di fare assistenza pro bono, cioè a titolo gratuito". 
 

L'istanza e i tempi

I passaggi sono due, come ha spiegato Viceconte. 
"Abbiamo presentato un'istanza cautelare - ha proseguito il legale- uno strumento che il codice prevede se ci sono contingenze particolari, come in questo caso. Dapprima c'è un passaggio davanti al giudice monocratico (il presidente del Tar) anche senza bisogno di un confronto con l'altra parte, a cui chiediamo la sospensione dell'ordinanza. In caso di risposta affermativa, la sospensione diventa subito esecutiva. Il 12 gennaio 2018, poi, ci sarà la camera di consiglio: in questo caso l'organo collegiale deciderà se accettare la decisione del giudice monocratico o se entrare nel merito. I tempi della giustizia amministrativa sono più veloci di quella ordinaria, anche se al momento non possiamo sbilanciarci".
Tempi certi non ce ne sono, dunque, ma fatta salva la discrezionalità del giudice entro il 12 gennaio dovrebbe arrivare una prima risposta, quella del giudice monocratico. 
Le attese sono ottimistiche: "Nessuno fa un ricorso per perdere", ha detto Viceconte.
"Al momento- ha detto Venneri di Civitas-non ci sono pronunciamenti del Tar su ordinanze di questo tipo, a Como potremmo fare giurisprudenza".

Perchè l'ordinanza sarebbe illegittima

Viceconte si è poi espresso sul perchè l'ordinanza firmata da Landriscina sarebbe illegittima, anche se da più parti è stato sottolineato come provvedimenti simili siano stati adottati anche in altre città italiane. 
"Secondo noi - ha detto- l'illegittimità sta nel fatto che l'ordinanza emessa è "contingibile e urgente": ma per essere tale, un'ordinanza necessita di caratteristiche precise e nessuna di queste è presente in questo momento. Non è possibile - ha sostenuto- individuare l'urgenza nel solo shopping natalizio. L'ordinanza non è nemmeno motivata, si dice solo "sentite quelle che sono le richieste dei cittadni", ma non sono motivazioni idonee. Noi ravvediamo la violazione di diritti costituzionali, della Carta Europea dei diritti dell'uomo e della Carta dei diritti fondamentali delle Nazioni Unite. Pertanto riteniamo sussistenti i motivi di ricorso. E' intrinseco nel nostro sistema l'aiuto agli ultimi, se questo viene impedito violiamo i principi di uguaglianza scritti nella nostra Costituzione".
"La proposizione del ricorso - ha scritto in una nota l'avvocato D'Errico- si è resa necessaria alla luce delle gravi e patenti violazioni dei diritti e della dignità umana in ogni sua forma e associazione, assunte dal prio cittadino comasco. Le violazioni non possono non riguardare tutti noi, a prescindere dal colore o dalla bandiera politica, non era affatto possibile rimanere inermi davanti a tali brutalità".

Il commento di Civitas

"Ci siamo sentiti chiamati a compiere quest'atto perchè siamo consci che il Decreto legge n.14 del 20 febbraio 2017 - hanno scitto i rappresentati dell'associazione in una nota- non solo a Como, ma anche in molte altre città d'Italia sta assumendo un significato simbolico. Anche le vicende di Como concorrono a rappresentare un cattivo esempio di applicazione di questo decreto. Troviamo sia un atto dovuto che da questa stessa città parta un processo che ne determini la ragicale revisione".

Il crowdfunding

Come detto, lo studio legale milanese sosterrà la causa gratuitamente. Per affrontare, però, le spese vive del ricorso e i costi della giustizia è stata lanciata una campagna di crowdfunding, ovvero una raccolta fondi online, dal titolo "Decoro è restare umani: Como si oppone all'ordinanza". La cifra necessaria è di circa 700 euro: tutto ciò che verrà raccolto in più sarà devoluto ad associazioni comasche che si occupano di attività sociale sul territorio. "La campagna è stata aperta ieri mattina e abbiamo già raccolto circa 100 euro. Vogliamo sia il più possibile un'iniziativa dei cittadini, svolta dalla cittadinanza per la cittadinanza", ha concluso Viceconte.
Tutte le informazioni e il link per aderire alla raccolta fondi si trovano sulla pagina Facebook di Civitas-Progetto Città.

La petizione

Intanto prosegue la raccolta firme lanciata sempre da Civitas lo scorso 21 dicembre per chiedere agli agenti della polizia locale comasca di fare una sorta di obiezione di coscienza nell'applicazione dell'ordinanza. "Siamo arrivati a circa 1688 firme - ha detto Venneri- vogliamo sottolineare il senso positivo della nostra petizione a differenza di chi la mette in caciara politica: noi vogliamo muovere le coscienze di chi tutti i giorni lavora con questa ordinanza, ovvero gli agenti".

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