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La dichiarazione di guerra di Gaddi al "bel mondo" della cultura a Como. Con nomi e cognomi

La dichiarazione di guerra di Gaddi al "bel mondo" della cultura a Como. Con nomi e cognomi

La dichiarazione di guerra di Gaddi al "bel mondo" della cultura a Como. Con nomi e cognomi

Questa intervista al capogruppo di Forza Italia in Comune, ex assessore alla Cultura e ideatore delle grandi mostre a Villa Olmo, Sergio Gaddi, gli creerà sicuramente un discreto esercito di nemici (o avversari, per stare soft) nel mondo culturale...

Questa intervista al capogruppo di Forza Italia in Comune, ex assessore alla Cultura e ideatore delle grandi mostre a Villa Olmo, Sergio Gaddi, gli creerà sicuramente un discreto esercito di nemici (o avversari, per stare soft) nel mondo culturale comasco. Se non altro perché l'intervistato snocciola nomi e cognomi a sostegno delle proprie tesi e valutazioni spesso corrosive, cosa rara in un panorama sovente paludato come quello cittadino. Ognuno degli interessati, naturalmente, potrà replicare, contestare o approvare i contenuti in qualsiasi momento, per esempio scrivendo alla email redazione@comozero.it o contattandoci nei molti altri modi possibili. Ma andiamo al dunque.

Tra la curatela della mostra dedicata a Escher a Bologna, la visita alla Cappella degli Scrovegni per conto di Sky Arte, un viaggio a Seul per Sandro Chia, tappe a Bologna e Roma per curare gli eventi dedicati a Brueghel e Chagall, Gaddi oggi prende spunto dal fresco botta e risposta sull'impiego dei proventi della tassa di soggiorno rivendicati da Barbara Minghetti per la cultura e da Roberto Cassani per il turismo. E, per iniziare, l'ex assessore si schiera subito con il secondo. roberto-cassani-1 "Cassani, paradossalmente, ha ragione - esordisce Gaddi - La tassa di soggiorno è destinata al miglioramento dell'accoglienza, che nel settore del turismo viene prima di tutto. Viste anche le cifre di cui parliamo, mi pare giusto destinarla a quel campo. Tra l'altro, credo che la cultura non abbia bisogno di simili fondi perché se curata e sviluppata da soggetti capaci si finanzia da sé". Inutile dire che l'ultima frase è il campanello che annuncia la valanga. Che, puntuale, arriva. "Credo proprio che uno dei veri nemici della cultura sia il finanziamento destinato a eventi velleitari, con poco pubblico, basati su una comunicazione unicamente locale, spesso provinciali - tuona Gaddi - Ma d'altronde ciò che vediamo oggi a Como in campo culturale è una serie di piccole iniziative promosse dai soliti circoli ristretti al cui capo stanno i "potenti" locali con evidenti ambizioni politiche. Il paradosso di Como è che oggi viene spesso sovrastimato il nulla, mentre prima veniva sottostimato il tutto". Accenno palese, quest'ultimo, al "suo" tutto, cioè "i numeri stellari delle mie mostre a fronte di cui, però, parlare di indotto era un tabù, mentre adesso il "bel mondo" della città si riempie la bocca di indotto davanti a eventi con visibilità e numeri risibili". Fendenti su fendenti: è Gaddi contro il resto del mondo. barbara-minghetti Il discorso torna alle presunte "ambizioni politiche" di qualche operatore culturale tra i più in vista del momento. E arrivano i nomi e i cognomi. "Non ho problemi a farli - attacca il capogruppo di Forza Italia - Salvatore Amura (Accademia Galli ndr) e Franco Brenna (Festival della Luce ndr) sono i primi a cui penso, poiché vedo nelle loro iniziative evidenti ambizioni politiche, con la regia sempiterna di Paolo De Santis. Non escludo affatto, inoltre, che anche la mia amica Barbara Minghetti desideri un impegno diretto in politica. Comunque, in generale, al di là dei gusti peraltro discutibili delle cosiddette élites, il cittadino preferiva sicuramente gli eventi che organizzavo prima, ne ho testimonianze ogni giorno. Si rimpiange il respiro internazionale delle grandi mostre rispetto alle iniziative di nicchia e sostanzialmente irrilevanti a cui assistiamo ora". luigi-cavadini E se la battaglia per la politica culturale del suo successore a Palazzo Cernezzi, Luigi Cavadini, è nota ("Con me Villa Olmo era fulcro e motore della cultura in città, ora è stata stroncata con eventi minori e con pochissimo pubblico; si è preferito ridurla a un orto"), durissime sono le parole anche per la neonata Fondazione Volta con sede al Grumello, presieduta da Mauro Frangi e promotrice della candidatura di Como a cpitale culturale italiana. "La Fondazione mi pare un inutile carrozzone per soddisfare velleità individuali più che per realizzare veri progetti culturali", dice Gaddi. Che poi, per non farsi mancare nulla, stronca pure il Km della Conoscenza ("Più che altro, un binario morto su cui non sfreccia alcun Frecciarossa della cultura") e minimizza il ruolo dell'Accademia Galli ("Non ricordo nulla di particolarmente significativo, ma soltanto i momenti della gestione di Tino Tajana") e di ComOn ("Cos'è?"). villa-olmo-fuochi Chiusura inevitabilmente caustica sul fermento culturale che - a dispetto degli anatemi di Gaddi - molti notano in città: "Ma di cosa stiamo parlando? La vivacità al limite è determinata dal continuo aumento di turisti in città che nulla c'entra con gli eventi provinciali di cui abbiamo appena parlato. Quelli non incidono per nulla, semmai godono unicamente di un fattore esterno e indipendente. Non sono catastrofista, ma soltanto sanamente e terapeuticamente provocatorio. Non mi sfugge che Como abbia grandi potenzialità, ma nessuno le sa sfruttare davvero. Io rivendico di aver fatto a Villa Olmo e di Villa Olmo stessa, anche solo portandovi Miniartextil, le grandi mostre e Parolario di fila, qualcosa che nessuno ha saputo replicare o pareggiare. Quella era la strada da proseguire, invece si è tornato a un provincialismo di cui gli eventi sono specchio".

Le dichiarazioni di guerra - si sarebbe detto una settantina di anni fa - sono state consegnate agli ambasciatori.

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