Giovedì, 23 Settembre 2021
Cronaca

Via Rubini, la sadica volontà di complicare la vita ai sudditi e l'umiltà di cambiare

L'ultimo (polemico) grido di dolore è arrivato ieri sera dall'ex consigliere comunale della Lista Per Como, Mario Molteni: "In via Rubini oggi ennesima raffica di multe alle moto. Certo, la polizia locale fa il suo dovere ma ridurre da oltre 80 a...

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multe-rubini-5mag16mario-molteniL'ultimo (polemico) grido di dolore è arrivato ieri sera dall'ex consigliere comunale della Lista Per Como, Mario Molteni: "In via Rubini oggi ennesima raffica di multe alle moto. Certo, la polizia locale fa il suo dovere ma ridurre da oltre 80 a soli 25 i posti moto in zona per me è una vergogna. Se poi si pensa che è capitato a qualche motociclista di ritrovarsi ben 2 verbali (mattino e pomeriggio senza spostare la moto). Ah certo Como cambia passo, in peggio! Complimentoni alla scelta di rivedere la mobilità in zona piazza Volta". Si aggiunge, Molteni, a una serie pressoché infinita di contestatori del provvedimento partorito dal Comune di Como con l'ormai famigerata decisione di creare lungo la strada due file di posti moto ad ali di gabbiano, una manciata a destra e un'altra manciata a sinistra così da costringere i veicoli a una tortuosa e ingolfata chicane quotidiana.

Dapprima sono esplose le proteste dei residenti della zona, poi si sono moltiplicati gli ingorghi documentati a più riprese in ogni forma (i nostri lettori, eccezionali reporter, ci inviano foto e video quasi quotidianamente), infine il caso è divampato anche nell'agone politico, la giunta ha fatto una mezza marcia indietro cancellando alcune strisce bianche ma senza incidere minimamente sul pasticcio di base. In mezzo a tutto questo, come accennato in avvio, le ripetute multe a raffica, skateboard compresi.

rubini-20mar16-1A questo punto, la prima cosa dire è questa: la polizia locale fa il suo dovere, come giustamente e doverosamente sottolinea anche Mario Molteni. Quando incappano in soste irregolari, vigili devono sanzionare le moto esattamente come un'auto o un Tir, da qui non si scappa. Il codice della strada vale ovunque, anche in via Rubini naturalmente. Ma una volta chiarito che agli agenti spetta semplicemente il compito più ingrato tra tutti, toccando a loro scendere in strada mentre gli autori della trovata stanno comodi a Palazzo, chi si ostina a non vedere l'assurdità della situazione creata in quella strada non la vuole vedere. Non ci sono altre spiegazioni plausibili.

tamponamento-rubini-1Quella sistemazione - che pure avrà certamente i suoi estimatori e sulla carta, magari, avrà anche le sue buone ragioni tecniche a sostegno - calata nella realtà fatta di persone fisiche, pneumatici, spazi e asfalto si è rivelata un pastrocchio senza fine apparentemente ispirato da un unico principio-guida: la volontà espressa, deliberata, pervicace, quasi sadica di complicare scientificamente la vita ai cittadini (e ai tanti turisti che nel budello, più o meno consapevolmente, ci finiscono a mazzi e ancora più disorientati dei comaschi). Dopo 3 mesi di sperimentazione con risultati nefasti, chiunque abbia pensato a quelle due ali di gabbiano conficcate a forza in via Rubini non può non capire che quel provvedimento è inefficace da qualsiasi punto di vista lo si guardi. Per i motociclisti: perché da un lato non ha realmente risposto alla necessità di ripristinare altrove i posti cancellati dal cantiere di piazza Volta-via Garibaldi e perché ha ovviamente generato un'ulteriore domanda di stalli risolta dai centauri (colpevolmente ma quasi inevitabilmente) con le due ruote in divieto di sosta; per la polizia locale, che si trova ad essere la vittima sacrificale di un provvedimento sbagliato a monte, finendo per risultare immeritatamente come il cattivo capace soltanto di dare multe per sfizio e diventando il bersaglio primo della rabbia popolare; per i residenti della zona, costretti a convivere con un caos viabilistico mai visto prima e con una via ridotta a camera a gas dai prolungati ingorghi quotidiani; infine per la stessa giunta che in termini di consenso - e siamo al paradosso dei paradossi - tra provvedimento calato dall'alto, goffe retromarce e successivo disinteresse totale scaricato sulle spalle dei vigili, a ogni intasamento perde come minimo un voto per abitacolo (o sellino). Un suicidio politico inspiegabile, ma comunque capace di riscrivere - pur nel suo piccolo - ogni manualistica dell'autolesionismo amministrativo. Per di più in nome di quel pugno di posteggi per le automobili in piazzetta Jasca che, in controtendenza rispetto al dogma della Ztl allargata, sembra invece sacro fortino inespugnabile e inviolabile, pur essendo il vero catalizzatore del caos.

Non è mai facile per nessuno ammettere un errore. In politica, la cosa sconfina praticamente nell'utopia. Ma molto peggiore è la cieca ostinazione nel non voler tornare sui propri passi, il furioso arroccamento su una granitica posizione di principio sconfessata dai fatti, l'arroganza dell'imposizione a dispetto di tutto e tutti. A differenza di quando l'uomo mise piede sulla luna, una sana e consapevole revisione di quella decisione non sarebbe un grande passo per l'umanità, ma un piccolo passo verso i propri concittadini - che non sono sudditi - certamente sì.

redazione@comozero.it

https://www.youtube.com/watch?v=sb9DyTVll0k

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