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Turate, il talismano Salvini infranto e l'increscioso disastro Pd senza responsabili

Turate, il talismano Salvini infranto e l'increscioso disastro Pd senza responsabili

Turate, il talismano Salvini infranto e l'increscioso disastro Pd senza responsabili

Senza scendere nei rivoli, pur interessanti, dei paesi più piccoli, cosa ha detto la mini-tornata elettorale in provincia di Como? Molto più di quanto ci si potesse aspettare, invero. E per dirlo, basta osservare quanto accaduto a Turate. Ossia...

Senza scendere nei rivoli, pur interessanti, dei paesi più piccoli, cosa ha detto la mini-tornata elettorale in provincia di Como? Molto più di quanto ci si potesse aspettare, invero. E per dirlo, basta osservare quanto accaduto a Turate. Ossia l'unica cittadina dove l'impronta dei partiti, più o meno travestita di civismo in loghi e simboli, è stata palpabile, netta concreta. E dove le notizie di peso, forse proiettabili anche oltre i confini della Bassa, sono almeno due: la sconfitta della Lega Nord, apparentemente inspiegabile visto il trend nazionale. E il disastro - ma sarebbe più opportuno parlare di apocalisse - del Pd.

Per quanto riguarda il Carroccio, l'affermazione del sindaco civico Alberto Oleari (complimenti, bella impresa davvero) brucia moltissimo. Basti pensare che a Turate, una ventina di giorni fa, scese in campo nientemeno che il talismano Matteo Salvini a benedire la ricandidatura del sindaco Cristiano Banfi, da molti pronosticato come vittorioso senza troppi affanni. Non è andata così. E se in parte ha ragione la consigliera provinciale Maria Grazia Sassi (Forza Italia) nel sottolineare come quel pasticcio di lista chiamato "Uniti per Turate" - quella per intenderci che inizialmente raggruppava fisicamente sotto le stesse bandiere Berlusconi e Renzi, con il secondo che poi si è sganciato, che "godeva" del tocco non proprio magico di Scelta Civica o quanto ne resta - ha certamente drenato voti al candidato leghista permettendo l'affermazione di Alberto Oleari (1.724 voti contro i 1.368 di Banfi e con oltre 640 preferenze andate al candidato di Uniti per Turate), il campanello d'avviso per i leghisti va oltre. E dimostra, ancora una volta, quanto a livello locale nemmeno il faccione del leaderissimo del momento, oltre a un'amministrazione uscente da più parti indicata come assolutamente dignitosa, non bastino a portare le schede nelle proprie urne. Senso di compattezza, unità del partito (e a Turate, invece, nel Carroccio sibilano coltelli tra Banfi e il segretario cittadino) e credibilità personale danno ancora quel "quid" in più spesso assolutamente necessario per vincere.

palazzo-cernezzi-2E sarebbe opportuno, secondo chi scrive, che la Lega tenesse in debito conto questo fattore, senza aggrapparsi soltanto al talismano Matteo anche a Como tra 2 anni (che sono comunque un'era geologica in politica, ovviamente). Questo per dire che - fermando il tempo a oggi, 3 giugno 2015, naturalmente - la sensazione è che anche il capoluogo non permetterebbe alla Lega di presentare chicchessia (dall'ultimo dei militanti alla vecchia gloria passando per il paracadutato di turno) per la scalata a Palazzo Cernezzi, confidando soltanto nel vento del Nord che sta gonfiando i vessilli del partito persino in Centro Italia. Serviranno comunque un uomo o una donna credibili, competenti, affidabili, seri, sostenuti convintamente da tutta la militanza (e magari, chissà, dai superstiti del fu centrodestra). Roba che - a vedere la storia della segreteria cittadina del Carroccio di Como città - oggi è tutt'altro che scontata, al di là dei proclami di qualche big che già immagina lo spadone di Alberto da Giussano issato sul Baradello.

bandiere-turate-1Ma se quelli della Lega si possono quasi definire problemi di crescita, il disastro del Pd a Turate è qualcosa di molto diverso. Due dati: il Pd a Turate alle Europee arrivò al 40% con oltre 1.660 voti. Oggi, dopo quell'insulto a ogni logica politica che è stata la fusione con Forza Italia in "Uniti per Turate", a cui ha fatto seguito una rovinosa retromarcia a furor di militanza e che ha portato come conseguenza finale la segretaria cittadina dei dem, Cosetta Garavaglia, a candidarsi in proprio raccimolando la miseria di 323 preferenze ed escludendo il Pd dal consiglio comunale, rientra tra i pasticci politici comaschi peggiori di sempre. Una catastrofe, incredibilmente senza responsabili, senza voci di partito, senza prese di posizione, senza assunzioni di responsabilità. Una gestione di una vicenda pesantissima davvero incresciosa, non degna di un partito così grande e importante come il Pd di oggi. In altri tempi, un simile pasticcio - sebbene in un Comune di "soli" 9mila abitati - avrebbe portato a dimissioni immediate dei responsabili (è arrivata soltanto quella della segretaria cittadina). Oggi un silenzio surreale avvolge il flop turatese, tra una segreteria provinciale che c'è ma non si vede e una nuova classe dirigente che si vede ma non c'è. Davvero incredibile, specchio però più generale di un partito che vive da mesi sulla propria pelle l'errore del doppio ruolo di Savina Marelli, rimasta pervicacemente a capo del Pd comasco pur entrando in giunta con un accordo nato morto tra le varie anime/correnti interne ai dem che, singolarmente, dalla debolezza dell'organismo generale hanno evidentemente sperato di trarre il massimo dei vantaggi per i proprio singoli organi. Risultato: balcanizzazione. E' l'autolesionismo tipico di molti partiti di centrosinistra: essere teoricamente forti, godere ancora di un diffuso consenso, avere personalità di spicco e ruoli di governo sovente ben gestiti e affidare alla politica interna l'autolesionismo quotidiano. E' esattamente con linee politiche così che si può perdere anche il capoluogo, persino in assenza di un fronte opposto a oggi con un briciolo di credibilità e coesione reali.

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