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Simona: "Derisioni, mortificazioni e dirigenti che non rispettano i dipendenti pubblici"

In Lombardia, il prossimo 7 aprile i lavoratori dei servizi pubblici sciopereranno per protestare sia contro il blocco dei contratti collettivi che dura da 7 anni (10 nei settori privati di sanità e servizi sociosanitari e assistenziali), sia...

In Lombardia, il prossimo 7 aprile i lavoratori dei servizi pubblici sciopereranno per protestare sia contro il blocco dei contratti collettivi che dura da 7 anni (10 nei settori privati di sanità e servizi sociosanitari e assistenziali), sia contro gli stanziamenti previsti dal governo per il 2016 definiti da Cgil, Cisl e Uil "irrisori e offensivi". In più, si sommano anche questioni tipicamente regionali tra cui la richiesta alla Regione di un tavolo di confronto per valutare gli effetti della recente riforma sanitaria e in parallelo le ricadute occupazionali della prossima trasformazione delle Province in qualcosa a metà tra Cantoni sul modello svizzero e cosiddette "aree vaste". Alla manifestazione milanese collegata alla sciopero stanno collaborando Cgil, Cils e Uil ma in particolare la prima sigla ha anche avviato una campagna di comunicazione verso il 7 aprile affidando a singoli dipendenti pubblici di tutta la regione il lancio di un messaggio scritto su un foglio bianco ("io sciopero perché...") accompagnato poi da più ampie motivazioni rilanciate sui canali online ufficiali della Cgil.

simonetta-foto-1Per Palazzo Cernezzi volto e parole scelte dalla Fp Cgil Lombardia a sostegno della battaglia sono quelli di Simona Benedetti del settore Ced (il Centro elaborazione dati). Ma al di là delle poche righe che si vedono nella foto pubblicata ("Io sciopero per la dignità e l'orgoglio delle lavoratrici e dei lavoratori del pubblico impiego"), le ulteriori considerazioni sono piuttosto dure.

"C'è un clima di disagio tra i colleghi - riferisce infatti Simona Benedetti - Chi è al front-office, anche senza avere grossi problemi al pc, ci chiama perché vuole essere sicuro che tutto funzioni. Temono la derisione e l'assalto dell'utenza".

"Per questo dobbiamo scioperare uniti - aggiunge la dipendente del Comune di Como - Non è solo una partita economica. Ne va del nostro orgoglio e della nostra dignità, che passano da un'organizzazione del lavoro seria, retta da una visione politica del bene comune come valore non come un oggetto da spingere nella derisione e mortificazione".

Poi, ecco una frase durissima rispetto alla domanda su cosa voglia dire il passaggio precedente: "Che la mancanza di rispetto arriva anche dall'interno, dai nostri dirigenti". Frustata calata nel concreto quando Simona spiega che a fronte di 600 postazioni pc da gestire in Comune "dobbiamo arrabattarci. Mancano i fondi per pc nuovi, le stampanti , i toner. In più l'ingegnere informatico che è andato via non è stato sostituito. E noi non siamo programmatori. E nemmeno ci fanno fare formazione".

Quando si dice parole coraggiose.
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