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Costi e concorrenza: non parte quasi metà dei Centri estivi comunali

Costi e concorrenza: non parte quasi metà dei Centri estivi comunali

Scuola, genitori in rivolta contro il Comune: "No al centro unico di cottura in via Isonzo"

Scoppia la rivoluzione di mamme, papà e insegnanti per la decisione del Comune di Como di chiudere le 17 cucine presenti nelle scuole cittadine per realizzare un centro unico di cottura nella scuola elementare di via Isonzo 25, trasferendo...

Scoppia la rivoluzione di mamme, papà e insegnanti per la decisione del Comune di Como di chiudere le 17 cucine presenti nelle scuole cittadine per realizzare un centro unico di cottura nella scuola elementare di via Isonzo 25, trasferendo contestualmente gli alunni che frequentano le lezioni in quello stabile nell'edificio di via Picchi 6. L'iter per arrivare a questo obiettivo è già stato avviato da Palazzo Cernezzi con una indirizzo di giunta. "Diamo il via ad un percorso di ottimizzazione di un importante servizio - aveva spiegato il vicesindaco Silvia Magni - Saranno riqualificati la gestione, l'organizzazione del personale e all' utilizzo degli spazi. Capiamo la preoccupazione manifestata dalle famiglie in questi giorni e quanto prima saranno organizzati incontri con i genitori e i docenti per presentare la nostra proposta e raccogliere valutazioni e contributi".

Argomentazioni che, però, non sembrano aver minimamente convinto i genitori degli alunni che sarebbero spostati, sia per il trasloco forzato in sé, sia per l'idea stessa di un unico centro di preparazione dei pasti da trasportare poi in tutte le scuole cittadine. La dimostrazione è la corposa raccolta di firme avviata dall'avvocato Vittorio Rusconi, con oltre 100 nomi e cognomi in calce uno dietro l'altro. Tra le preoccupazioni messe nero su bianco da genitori e insegnanti, si legge per esempio che "l'utilizzo del complesso di via Picchi, dove sono allocate le scuole medie, comporterebbe promiscuità tra alunni di diversa età, anche con l'evidente possibilità di episodi di bullismo".

Inoltre viene ricordato come "negli anni scorsi, su espressa richiesta del dirigente scolastico, l'associazione dei genitori ha sostenuto spese ingenti per attrezzare tutte le aule di lavagna interattiva magnetica (con un costo per ogni lavagna di 1.700 euro) e per dotare la scuola di un impianto di linea internet non esistente, usufruibile in tutte le aule della struttura scolastica". Nell'introduzione alla raccolta firme vengono poi denunciati probabili "importanti problemi logistici" per accompagnare i bambini nella scuola di via Picchi, "anche in considerazione della strada a fondo cieco che porta alla scuola media; il problema della viabilità è particolarmente sentito nella zona e già diversi residenti hanno espresso lamentele per l'eccessivo afflusso di auto nella via". E ancora, nero su bianco l'osservazione che "la scuola di via Picchi è attualmente priva di un refettorio attrezzato", l'avvertenza che "lo spostamento della scuola elementare comporterebbe l'ingiustificato abbandono di una struttura attrezzata e oltretutto sottoutilizzata, nonché l'azzeramento di cospicui interventi da parte delle famiglie per rendere maggiormente operativa la scuola e ciò solo per attuare una concentrazione che non appare la migliore soluzione atta a garantire la necessaria collaborazione fra la scuola e le famiglie degli alunni".

palazzo-cernezzi-2Infine, oltre al timore che lo spostamento da via Isonzo per la realizzazione del centro unico di cottura produca lo scioglimento dell'Associazione genitori, viene segnalato a Palazzo Cernezzi che "in via Tentorio esiste un complesso utilizzato dall'Acli Chef e dalla Motorizzazione con numerosi spazi liberi e con un refettorio che potrebbe risultare idoneo al progetto che si vorrebbe attuare".

Inevitabile, viste tutte queste premesse, l'appello conclusivo alla giunta Lucini: "Chiediamo che venga rivista l'ipotesi di accorpamento, rendendo noto ai consiglieri e alla giunta, deputato ad adottare le necessarie delibere, di prendere in considerazione le tematiche e i dubbi da noi espressi".
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