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Rovi: "Fine del Pd subalterno agli errori della giunta. Servono idee, non minacce"

Non sarà parso vero, venerdì sera, al consigliere comunale del Pd Guido Rovi - ala sinistra/ambientalista opposta ai pretoriani/gaffuriani - di sentire il segretario provinciale del Pd, Angelo Orsenigo, pronunciare un discorso che per larghi...

rovi-nov15Non sarà parso vero, venerdì sera, al consigliere comunale del Pd Guido Rovi - ala sinistra/ambientalista opposta ai pretoriani/gaffuriani - di sentire il segretario provinciale del Pd, Angelo Orsenigo, pronunciare un discorso che per larghi tratti faceva proprie molte delle critiche rivolte dalla sua componente alla segreteria cittadina di Stefano Fanetti nel corso degli ultimi mesi, se non anni. Ma di fronte alla lunga intervista concessa dallo stesso Orsenigo a questa testata ieri, alla fine la soddisfazione per molte prese di posizione è esondata pubblicamente.

fanetti-orsenigo"Contro il segretario cittadino Stefano Fanetti - afferma Rovi, che peraltro due anni fa sfidò lo stesso Fanetti per la guida del Pd in città - non ho mai detto nulla in maniera esplicita. Posso aver espresso il gradimento o meno per qualche iniziativa, qualche decisione o qualche proposta ma rimanendo sempre nell'ambito della critica politica. Proprio per questo, visti i temi politici evidenziati con forza dal segretario provinciale nelle ultime ore, non posso che esprimere soddisfazione per il fatto che molte delle perplessità politiche espresse sulla guida delle segretaria cittadina del Pd sono emerse e sono considerate acquisite". E' sempre avvolgente tra spire verbali non facili da tradurre in messaggi immediati, Rovi. Eppure, i passaggi seguenti assomigliano tanto ai celebri "sassolini".

Matteo Renzi a Como (fotogallery by Fabrizio Comerio)"Ho notato che il segretario ha ripreso una metafora forte come quella del lanciafiamme, già usata da Renzi a proposito del partito - sottolinea il consigliere comunale - Evidentemente dietro una scelta del genere stanno motivazioni serie. Ora alcuni concetti sono emersi in maniera netta: ad esempio il fatto che Fanetti non abbia tanto reso subalterno il Pd alla giunta di Como, quanto piuttosto lo abbia reso subalterno soprattutto agli errori della giunta. D'altronde, quando il modo di guidare il partito in città viene interpretato quasi soltanto come una questione di disciplina degli iscritti e degli eletti, quando il tema principale diventa l'espulsione o meno di un consigliere comunale (riferimento a Favara, ndr) e quando si pensa di impostare l'ultimo scorcio di mandato su 4-5 punti senza però che ad essi sia attribuito un contento reale e soprattutto una logica politica di fondo, le conseguenze alla fine emergono. Ma ora mi pare chiaro che dalla segreteria provinciale sia venuto in input chiarissimo a cambiare metodo, anche perché finora non si è mai capito cosa abbia proposto la segreteria cittadina di diverso rispetto alla giunta".

Dall'ipotesi di una "costruzione del bilancio partecipato, con la consultazione delle forze politiche e dei consiglieri per l'impiego di almeno una parte delle risorse", passando per "le istanze di natura ambientalista e sociale, puntando soprattutto su quelle che io chiamo politiche di prossimità che rispondano alle esigenze dei cittadini", l'auspicio di Rovi è che l'ingresso a piedi uniti della segreteria provinciale nella costruzione di una linea politica per la città diventi concreto e "non rimanga, come accaduto spesso per scelta della segreteria cittadina, una enunciazione senza seguito reale".

Di certo, l'apparente svolta impressa al corso degli eventi in casa Pd dalla serata di venerdì è vissuta anche personalmente dall'ala sinistra del partito come l'inizio di un vero e proprio nuovo corso. "Ora la speranza è che vi sia un coinvolgimento finalmente sulle idee, senza la sovrapposizione totale del partito sull'esecutivo comunale e, come già detto, soprattutto sui suoi errori. Se si esce dalla logica della gestione politica del partito come una caserma dove l'ubbidienza e la minaccia di provvedimenti disciplinari sono i criteri principali, allora anche l'ultimo anno di mandato in Comune potrà essere migliore e utile per riannodare il rapporto con i cittadini. D'altronde, gli elettori giudicano l'operato concreto di una giunta e di una maggioranza, gli effetti dei loro provvedimenti, non i dibattiti sulle espulsioni o sulle non ricandidature dei consiglieri che esprimono opinioni differenti rispetto a un percorso che non ammette obiezioni o correttivi. Confido che quella strada sia stata abbandonata grazie anche alla segreteria provinciale e che una nuova fase sia davvero iniziata".

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