Cronaca

Pranzetto Fermi-Molteni-Minonzio per la pax del branzino tra centrodestra e "La Provincia"

Chissà se avranno arrotolato piano morbide linguine al nero di seppia, "sorseggiato" una tiepida zuppetta di mare o magari - nonostante fossero nel locale che autodefinisce "un vero santuario per chi ama il pesce" - tagliato con fare lascivo...

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Chissà se avranno arrotolato piano morbide linguine al nero di seppia, "sorseggiato" una tiepida zuppetta di mare o magari - nonostante fossero nel locale che autodefinisce "un vero santuario per chi ama il pesce" - tagliato con fare lascivo un morbido filetto. Di sicuro, a giudicare dai larghi e lindi sorrisi all'uscita del Ristorante "Er Più" di Como, attorno alle 14.45, i sorrisi, le voluttuose boccate di sigaretta e le linee soddisfatte del volto denotavano comunque una certa soddisfazione per i partecipanti all'appartato pranzetto. E, in fondo, questo conta al termine di un "tre-a-tête" come quello che oggi ha attovagliato allo stesso desco nientemeno che il coordinatore provinciale di Forza Italia e sottosegretario in Regione Lombardia, Alessandro Fermi, il potentissimo deputato della Lega Nord e "vicerè" di Cantù Nicola Molteni e il direttorissimo del quotidiano "La Provincia", Diego Minonzio.

Il "top di gamma" del centrodestra lariano e il vertice dello storico quotidiano di via Pasquale Paoli. Una compagnia inedita, almeno in pubblico, ma che di sicuro ha concentrato in pochi centimetri quadrati una bella fetta del potere politico e giornalistico comasco. Ma venendo al dunque, e nell'evidenza che non a mero gossip si può ridurre una triade del genere, qual era in realtà la pietanza "vera" del ménage? Impossibile saperlo e riferirlo con certezza, ovviamente. Quasi superfluo - causa certa respinta con perdite - la richiesta di succulenti dettagli ai partecipanti, legittimamente gelosi della privacy. Qualcosina, però, si può azzardare.

Gerosa-6feb16-2E quel qualcosa sembra piuttosto simile a una forchettata riappacificatrice o a una "pax del branzino" tra il direttore e i due big del centrodestra. Qualche scoria, d'altronde, soprattutto gli ultimi due anni - e soprattutto per le cronache cittadine su Palazzo Cernezzi - l'avevano lasciata. Soprattutto nei rapporti con la Lega Nord, non di rado attaccata (anche pesantemente, fino a toccare anche il leader Matteo Salvini) negli editoriali domenicali di Minonzio poco inclini ad assecondare alcuni estremismi ravvisati nella linea politica del leader padano. Ma persino con Fermi, negli ultimi tempi, c'era stata qualche scintilla non indifferente, tanto che gli occhi blu del sottosegretario erano apparsi con minore frequenza del normale sulle pagine del quotidiano. Scaramucce, fuochi pirotecnici, non molto di più. Nulla di irreparabile insomma, anche se - risulterebbe - anche a parti invertite qualcosa non aveva funzionato a dovere, vista una critica nemmeno troppo velata giunta dal centrodestra verso "La Provincia" per una linea editoriale che soprattutto sul Comune di Como è stata giudicata in più di un'occasione marcatamente "luciniana" con alcuni estremismi "gerosiani", soprattutto in raffronto al trattamento inflitto da via Pasquale Paoli all'ex giunta di centrodestra.

Lucini-6feb16Acqua passata, dunque, la diffidenza non sempre innocua tra i tre "litiganti"? La risposta, a prima vista, sembrerebbe sì. E forse non è casuale che le tre mani reciprocamente tese di oggi, tra una cozza e un gamberone, si annotino nei tabellini di cronaca politica a una manciata di mesi dalle cruciali prossime elezioni di Como, Cantù ed Erba (con Olgiate Comasco tappa intermedia il prossimo 5 giugno). Ma per capire se la presunta linea morbida del giornale verso Lucini e il centrosinistra in genere sia davvero finita, non resta che comprare la Provincia domattina.

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