Cronaca

Per il Comune il "muro" e il cantiere del lungolago hanno favorito le attività commerciali

Una battaglia che va avanti da 20 anni quella del chiosco Al Molo, sul lungolago di Como in zona Sant'Agostino. Una battaglia iniziata nel 1993 (e non ancora conclusa) a causa di un'ordinanza sindacale che gli intimava il blocco cantiere per la...

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Una battaglia che va avanti da 20 anni quella del chiosco Al Molo, sul lungolago di Como in zona Sant'Agostino. Una battaglia iniziata nel 1993 (e non ancora conclusa) a causa di un'ordinanza sindacale che gli intimava il blocco cantiere per la realizzazione della struttura, e che negli ultimi due anni si è arricchita di due nuovi capitoli: la richiesta di danni a causa del cantiere infinito delle paratie e la richiesta di annullamento della delibera con la quale la giunta del sindaco mario Lucini ha approvato il nuovo studio di fattibilità per le modifiche da apportare al progetto di riqualificazione del lungolago.

Ma procediamo con ordine. E' attesa tra poche settimane la sentenza del Consiglio di Stato che dovrà esprimersi sulla richiesta di risarcimento danni che il chiosco Al Molo ha avanzato a causa del "cessato lucro", cioè del periodo in cui fu costretto a sospendere l'attività perché un'ordinanza sindacale dei primi anni Novanta gli aveva imposto di sospendere la realizzazione della struttura perché considerata abusiva. "Il Tar ci ha riconosciuto il risarcimento delle spese legali - ha raccontato l'attuale titolare, nonché figlio dei precedenti gestori, Mariano pagano - e ora attendiamo che ci venga riconosciuto anche il risarcimento del mancato incasso del periodo in cui siamo stati costretti all'inattività. Questa struttura non è affatto abusiva e lo abbiamo dimostrato ampiamente".

Come detto, però, la battaglia legale contro il Comune di Como non si ferma qui. Nel 2013 i proprietari del Molo hanno presentato un secondo ricorso per chiedere il risarcimento danni causato dal cantiere delle paratie che, in poche parole, non avrebbe seguito tempistiche ragionevoli e accettabili, causando disagi che si sarebbero protratti eccessivamente nel tempo, con conseguente perdita di fatturato per l'attività di ristorazione del chiosco. E qui c'è una curiosità che riguarda una delle linee difensive del Comune. Nel 2003 i titolari del chiosco rinnovarono la concessione dopo essere stati messi al corrente della possibilità che fosse avviato un cantiere sul lungolago. Nella memoria difensiva presentata dal Comune l'amministrazione sostiene che la richiesta di risarcimento dei danni a causa dei tempi del cantiere "potrebbe essere considerata persino "strategica" sotto un duplice profilo: da un lato l'esistenza di un cantiere limitrofo crea sempre per un pubblico esercizio un aumento dell'utenza grazie agli operai, ai fornitori e agli appaltatori ad esso collegati; dall'altro l'esistenza di un cantiere limitrofo richiama sempre spettatori curiosi e, per quel che è successo (il caso del "muro" del lago di Como) nel caso di specie, i curiosi e gli interessati sono stati davvero tanti".

I legali del Comune, tra l'altro, affermano che i proprietari del chiosco sarebbero in malafede perché i lavori in quel tratto di lungolago sono iniziati nel 2010 mentre il ricorso per chiedere i danni è stato presentato nel 2013. "Ma questa cosa non ha senso - replica Pagano - perché solo dopo anni abbiamo potuto capire che i tempi dei lavori si stavano allungando oltre l'accettabile. Nel 2010 non avremmo mai potuto sostenere una richiesta di risarcimento perché per quel che ne sapevamo i lavori si sarebbero conclusi nei tempi previsti. E invece tutto è ancora fermo".

Ma non è tutto: il Molo non demorde è appena avviato una nuova battaglia legale per chiedere l'annullamento della delibera di giunta che ha approvato lo studio di fattibilità per apportare nuove modifiche. Quelle modifiche che prevedono lo spostamento del chiosco in modo da rendere visibile il lago dalla stazione Como Laghi. "Siamo convinti che di fatto - sostiene Pagano - si tratti di un nuovo progetto e pertanto debba essere di competenza del consiglio comunale e non possa essere approvato con una decisione unilaterale della giunta". Insomma, se tale ricorso al Tar dovesse essere accolto sarebbe un nuovo grattacapo per il Comune e l'iter per la conclusione dei lavori del lungolago potrebbe davvero non avere un termine certo.

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