Pedemontana e Tangenziale di Como: l'Anticorruzione stronca i maxi-rincari sugli appalti

Se alla beffa di una Tangenziale di Como più che dimezzata (oggi ridotta a meno di 3 km rispetto ai circa 9 previsti in origine), dove tra poco si dovrà pure pagare il pedaggio, che ha prodotto mostri quali "il muro" davanti ai residenti di via...

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Se alla beffa di una Tangenziale di Como più che dimezzata (oggi ridotta a meno di 3 km rispetto ai circa 9 previsti in origine), dove tra poco si dovrà pure pagare il pedaggio, che ha prodotto mostri quali "il muro" davanti ai residenti di via San Bernardino e la piantagione di cartelli in via Tentorio, oggi si aggiunge quanto rivelato dal quotidiano Repubblica, c'è veramente da mettersi le mani nei capelli (qui, peraltro, lo studio di Legambiente sullo scarso utilizzo).

In una relazione predisposta dall'Autorità nazionale anticorruzione presieduta da Raffale Cantone, infatti, vengono stroncate la modalità di appalto per l’assegnazione dei lavori della tratta A della Pedemontana (Lomazzo-Cassano Magnago, inaugurata a gennaio), del primo lotto della tangenziale di Varese (in apertura ad aprile) e di quello di Como (percorribile da luglio). L’appalto per la costruzione delle nuove infrastrutture venne vinto nel 2007 dal gruppo RTI Impregilo per l’importo di 629 milioni 644mila 723,77 euro. Di cui 579 milioni 91mila 163 per lavori.

tangenziale-como-visita-1L'Autorità anticorruzione, nella relazione ispettiva (che, spiega Repubblica, "è stata inviata fra gli altri all’ufficio vigilanza dei lavori, al capo della Struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture, alla Corte dei conti, al Cipe e alla Procura), contesta l'astronomico aumento delle spese necessaria per completare i cantieri: un rincaro del 47% in corso d'opera rispetto all'importo contrattuale originario. Un'impennata dei costi che, di fatto, avrebbe stravolto la gara ai danni degli altri concorrenti. L’aumento, pari a 296 milioni 108mila 351,26 euro, è legato a due maxi-varianti che hanno portato l'esborso finale complessivo a 925 milioni e 773mila.

Pesanti anche i rilievi sui tempi, sempre in relazione ai costi, visto che l'Autorità segnala come - nei fatti - l'impegno di realizzare le strade entro Expo, preso proprio dai vincitori dell'appalto, sia diventato realtà esclusivamente in virtù delle varianti in corsa. Altrimenti, in sostanza, l'obiettivo garantito in partenza sarebbe stato sostanzialmente irraggiungibile. A questo quadro, peraltro, Repubblica fa notare che va aggiunto il rapporto firmato dal presidente dell’Organismo di vigilanza della società autostradale, Rodolfo Mecarelli (ex comandante della Guardia di Finanza di Como), che suona come un atto di accusa verso l’amministratore delegato di Pedemontana, Marzio Agnoloni. Pesantissimi, in questo caso, i rilievi sulle modalità di assegnazioni di incarichi e consulente a professionisti esterni. Così scrive nel proprio articolo il giornalista di Repubblica, Andrea Montanari, dando conto di estratti della relazione: «L'intuitu personae è stato considerato come presupposto esclusivo per la scelta dei consulenti»; «non è dato conoscere se è stato elaborato nel tempo un elenco dei consulenti di fiducia da cui scegliere, a rotazione, quelli in possesso delle professionalità occorrenti di volta in volta alla missione aziendale»; mentre «nei fogli autorizzativi, che attestano l’effettività della prestazione, mancano le causali che dovrebbero coincidere con gli oggetti delle fatture e, a volte, manca il gestore del contratto». Per non parlare del fatto che «gli importi delle prestazioni non sono definiti, ma aperti e fatturati a consuntivo, successivamente; le lettere di incarico fanno rinvio alle precedenti e in un solo caso è emersa una richiesta di più offerte»; evidenziata pure «la mancata tracciabilità predeterminata delle trasmissioni delle fatture da parte degli studi (a volte a mano, con la posta elettronica, con quella ordinaria)».

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