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Gaffuri-Luca-6feb16

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Il fallimento tecnocratico, l'urgenza di una classe politica: come può ripartire il centrosinistra

Luca Gaffuri, il potentissimo consigliere regionale comasco del Pd nonché sovrano del cosiddetto "cerchio magico di Albate", oggi è uscito sorridente dal Comune di Como attorno a mezzogiorno. Elegante e avvolto in un look curatissimo e piuttosto...

Luca Gaffuri, il potentissimo consigliere regionale comasco del Pd nonché sovrano del cosiddetto "cerchio magico di Albate", oggi è uscito sorridente dal Comune di Como attorno a mezzogiorno. Elegante e avvolto in un look curatissimo e piuttosto giovanile, il vero dominus della politica dem sul Lario e in particolare nel capoluogo, aveva appena incontrato il "suo" sindaco, Mario Lucini. Politicamente, carne della sua carne pur non essendo il primo cittadino un tesserato democratico a tutti gli effetti. Eppure, nessuno - dal 2012 a oggi - ha avuto tanto peso e tanta influenza nello scegliere Lucini quale candidato sindaco a inizio corsa, sebbene via primarie, e nel difenderlo e sostenerlo fino a oggi. Anzi, compreso oggi, quando pure il veliero democratico che prese il largo nel maggio di 4 anni fa sembra più ridotto a scialuppa di salvataggio non senza falle minaccianti naufragio.

palazzo-cernezzi-2In un quadro politico-amministrativo che oggi, 26 aprile 2016, a Palazzo Cernezzi è fosco se non nero pece, con temi quali paratie e Ticosa che giacciono irrisolti e fors'anche complicati rispetto al 2012, dove altre questioni si sono fatte fallimento conclamato (vedi mostre a Villa Olmo) e dove gli inciampi del centrosinistra sono stati diversi sebbene di gradazioni variabili (dal pasticcetto di via Rubini al sanguinoso flop del centro unico di cottura passando per l'apocalisse politica su Acsm Agam e per le incertezze e i dubbi che finora hanno caratterizzato i cantieri per le piazze del centro), si diceva, immerso in questo poco rallegrante brodo, il Pd è alla vigilia di un incontro ai massimi livelli per capire come uscirne e con chi.

Lucini-31dic15Collocato con buona dose di certezza in questo scenario l'incontro Gaffuri-Lucini di stamane, domani si riuniranno tutti, dal segretario cittadino a quello provinciale, dai deputati allo stesso consigliere regionale, passando per i consiglieri comunali, con l'obiettivo di analizzare una situazione che appare complicatissima a chiunque ormai. Inutile dire che, a soli 12 mesi dal voto e fatti salvi improvvisi miracoli di carattere amministrativo sui temi elencati in precedenza, il "con chi" tentare di uscire dal cul del sac è un nodo centrale. Uno di quelli che chiamano un partito - il Pd in questo caso - a valutare scelte dolorose, qualsiasi esse siano: provare a uscire dal tunnel affidandosi ancora a Mario Lucini e alla falange dei suoi fedelissimi nel tentativo di lanciare una volata finale tesa alla riconferma per il 2017? Oppure iniziare ad abbandonare la strada vecchia dissestata e insicura per tentare una via nuova, con le prospettive di una graduale rigenerazione politica e d'immagine ma anche con le incognite che questo comporta?

Dilemma non da poco, anzi. Ma soprattutto - e questo è il nucleo del ragionamento - dilemma poco o per nulla risolutivo rispetto ai problemi ben più radicati che a nostro modesto avviso deve risolvere la compagine di maggioranza oggi a Palazzo Cernezzi. Quelli veri, profondi, strutturali che vanno persino al di là del Mario Lucini sì, Mario Lucini no. Di questo ci occuperemo da qui in avanti.

Esiste un'immagine freschissima e alquanto simbolica di quanto l'origine dei problemi dell'amministrazione affondi ben oltre la persona del sindaco, pur con i suoi meriti e le sue responsabilità. spallino-comune-22dic14Nel rispondere indirettamente all'obiezione mossa dall'ex senatore Luciano Forni che qualche giorno fa disse che "la giunta ha fatto tutto quello che non doveva e non ha fatto tutto quello che doveva", l'assessore all'Urbanistica Lorenzo Spallino ha postato compulsivamente sui social network un lunghissimo elenco (con foto simboliche annesse) delle "sue" realizzazioni nel corso del mandato: dal monumento di Libeskind, al Pgt, dai cantieri nelle piazze a al wi-fi libero in centro, dalla Trevitex al Broletto. Il tutto accompagnato da un hashtag quanto mai personale e - per così dire - proprietario dei successi (o almeno dall'assessore ritenuti tali): #hofattotuttoquellochenondovevofare. Perché appare simbolica questa rivendicazione in prima persona singolare? Perché in un momento di grave difficoltà per la giunta nel suo complesso e per la maggioranza di conseguenza, Spallino personalizza unicamente su se stesso i teorici successi del mandato. Un modo di distinguersi in prima persona dal resto dell'esecutivo poco elegante (per di più in un momento in cui sono tornate a girare voci della sua eventuale candidatura a sindaco) ma altamente rappresentativo della situazione in cui versa nel complesso il centrosinistra in città: spezzoni non comunicanti. E soprattutto alieni da qualsiasi visione collegiale e politica della missione di governo di cui i cittadini l'hanno investito. Gerosa-6feb16-2Esistono, oggi, i singoli, non una squadra: oltre a Spallino, esiste Daniela Gerosa, esiste Savina Marelli, esiste Bruno Magatti, esiste Paolo Frisoni, esiste ancora Luigi Cavadini. Ma anche accostati nero su bianco, si tratta di nomi che non comunicano nella maniera più assoluta l'idea di una compagine omogenea, unitaria e concorde. Tanti singoli, nessuna linea politica comune o quasi. Tutti al fianco o contro il sindaco Lucini - apolitico per eccellenza, forse la più grave delle lacune imputabili al primo cittadino - ma sempre sulla singola questione, praticamente mai in maniera unitaria (lo dicono le cronache: fratture su Libeskind, spaccature su Acsm Agam, veleni sulle mostre e così via). aula-consiglio-comunale-referendumLo stesso discorso - che affonda sempre le radici nell'assenza della politica, unico utensile utile per amalgamare la mera amministrazione e farla diventare visione di città - vale identico, o forse peggio, per il consiglio comunale. Sarebbe interessante, oggi, proporre un sondaggio ai comaschi e farsi dire almeno la metà dei nomi dei consiglieri di Como Civica, Pd e Paco Sel. Impresa pressoché impossibile: in 4 anni la massima assemblea cittadina - particolarmente in maggioranza - si è rivelata il motore immobile (nel senso di spento) del Comune. E non è soltanto questione di chi è andato sui giornali e di chi no. Il tema è il contributo dato dai consiglieri all'elaborazione politica rivolta alla città di Como, ai comaschi, al futuro del capoluogo. Zero, poco più. Con numerosi casi di eletti di cui non si ricorda un solo intervento, un solo spunto, una sola proposta che abbia animato, avviato, stimolato un dibattito o un confronto sui temi cittadini. Per la stragrande maggioranza dei casi, i gruppi di maggioranza sono apparsi come una intransigente e acritica cinghia di trasmissione dei voleri della giunta, senza esercitare nemmeno quella funzione di controllo e indirizzo che pure è assegnata a monte al consiglio comunale. Con il paradosso del paradosso: soprattutto nel Pd, oggi i volti minimamente riconoscibili (forse) sono quelli di coloro che hanno soprattutto contestato o avversato le scelte dell'esecutivo. gioacchino-favaraA questo fenomeno, non nuovo in assoluto ma che certamente ha toccato il culmine in questi 4 anni, se ne è associato un secondo: lo schiacciamento totale dell'unico vero partito del centrosinistra, il Pd, sull'azione amministrativa del sindaco, rinunciando totalmente a fare da interlocutore, centro di elaborazione politica o quantomeno camera di compensazione rispetto alla giunta. Così si è arrivati all'attuale equiparazione totale tra i risultati del Comune e l'immagine del Pd: un gioco rischioso, figlio di un insensato appiattimento tra le parti accettato supinamente dal Partito Democratico ridotto a notaio dell'esecutivo e ovviamente sfruttato (benché con i risultati noti) dalla debordante ambizione di taluni assessori. Risultato: giunta e Pd - senza considerare Como Civica, di fatto ridotta al pensiero dell'assessore Lorenzo Spallino - sono come una figurina Panini, cioè due parti incollate anche se esteriormente diverse. Con l'aggravante del proliferare di assessori tecnici e/o esterni entrati via via a plasmare l'esecutivo in termini ancora più impolitici, tra personalità spesso neppure residenti in Como (Cavadini, Marelli, da qualche mese anche Gerosa) o comunque per nulla legate all'elettorato di riferimento della maggioranza (Frisoni, non proprio un campione del renzismo o del pensiero di sinistra). Ci si può meravigliare, dunque, di un apparente scollamento tra amministrazione e città "vera"? chiara-braga-20dic15Da qui, dunque, se fossimo nei vertici del Partito Democratico, ripartiremmo. Persino prima che dal ruolo di Lucini, per quanto ovviamente cruciale. Anche perché è un po' facile forse fare come la parlamentare dem Chiara Braga che quando i buoi sono scappati da un pezzo "infierisce" sul sindaco dipinto come una sorta di satrapo dopo mesi di silenzio sulle vicende del capoluogo. Piuttosto - un po' a sorpresa - vero ago della bilancia, anche per l'apparente lucidità del pensiero, potrebbe essere il segretario provinciale del Pd, Angelo Orsenigo, ad avere un ruolo chiave. Pur essendo molto vicino a Luca Gaffuri in termini politici, Orsenigo appare in questa fase - ma in realtà si è manifestato così sin dall'inizio, anche se a molti è sfuggito - meno accecato da taluni dogmi dell'ala pretoriana dei dem e non pare tra coloro disposti ad accettare a scatola chiusa le verità falangiste. Cosa ovvia, a dire il vero, ma che ovvia, finora, sia a Palazzo Cernezzi che nella segreteria cittadina del Pd, non è stata affatto. angelo-orsenigo-20gen16E chissà che non spetti al segretario provinciale il compito ingrato ma nobile di affrontare il tema della classe politica del partito, prima ancora della pur complicatissima decisione sull'aspirante fascia tricolore 2017. Il compito è gravoso, forse impossibile da realizzare positivamente in soli 12 mesi. Ma da quelle radici, da un Pd che torni a nutrirsi di politica, che torni ad annusare la città per intercettarne umori, esigenze e bisogni, che torni a diventare motore propositivo senza più annegare la missione di un partito nella tecnocrazia dell' "obbedisco", il centrosinistra tutto può rimettersi sui binari. E sfidare senza troppe paure un centrodestra che esso stesso sta dipingendo più pericoloso di quanto non sia nei fatti.
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