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Maroni e Salvini a Cantù. "Ruspa per Renzi, Lucini e Bizzozero". Outing del sindaco per Grillo

Maroni e Salvini a Cantù. "Ruspa per Renzi, Lucini e Bizzozero". Outing del sindaco per Grillo

A Como il voto fa più male al centrodestra che a Renzi. E se Mantovani o Cariboni...

ANALISI - Sotto alcune linee-forza evidenti e conclamate dei freschi ballottaggi nazionali (le vittorie nettissime dei Cinque Stelle a Torino e Roma oltre che in generale in 19 ballottaggi su 20 pur con il concorso importante del "voto contro"...

Certo, c'è pur sempre la sconfitta onorevolissima e molto ben giocata dal candidato Stefano Parisi sotto la Madonnina ma - per tornare ai paragrafi precedenti - si tratta di un'ottima performance che comunque non è bastata per vincere e soprattutto che ha visto un centrodestra unito molto di facciata, con il leader padano e l'aspirante sindaco che non sembrano mai essersi amati veramente. Dato, questo, che però secondo diverse analisi - qui condivise, per dirla tutta - è stata per molti versi la fortuna di Parisi, probabilmente percepito da una buona fetta dell'elettorato milanese come meno minaccioso e confinante con la destra più ringhiante rispetto alle "ruspe" peraltro ingolfate del leader leghista.

lucini-fascia-tricolore-2Che cosa ne viene da questi ragionamenti guardando a Como e al 2017? Fondamentalmente, un'unica grossolana tendenza, a prima vista: oggi il centrodestra inteso come mera sommatoria delle sigle più o meno tradizionali di partito non ha pressoché nessuna chance reale di vittoria anticipata, a dispetto del momento poco felice del Pd a livello nazionale e della situazione estremamente fosca a Palazzo Cernezzi. Bella scoperta, si dirà. Vero soltanto in parte: nel 2012 i disastri epocali della giunta Bruni avevano assegnato alla coalizione di centrosinistra la presa di Palazzo Cernezzi ben prima che il voto certificasse lo storico cambio. Se non un anno prima, certamente nel momento stesso in cui Mario Lucini vinse le primarie - mentre le paratie, ahinoi, si erano già trasformate nel calvario attuale, mentre Forza Italia si dilaniava tra correnti e guerre piratesche, mentre la Lega stava contro il "muro" ma pure in maggioranza - il futuro sindaco già avrebbe potuto fare le prove per la fascia tricolore.

landriscina-mario-17feb16Oggi, pur con il centrosinistra in grave affanno nel capoluogo, l'aria che tira per gli sfidanti "classici" non è affatto quella. E non sembra bastare il potenziale Parisi comasco, sebbene un ottimo nome in astratto come Mario Landriscina - per quanto rimasto ancora nell'ombra, con una riserva da sciogliere - l'asso capace di calare sul tavolo e inclinarlo in maniera netta verso il centrodestra. Anche perché la controparte ha un enorme vantaggio: poter ancora scegliere, sebbene via primarie, il successore di Lucini conformandosi alle prossime evoluzioni del quadro politico e non dovendoci fare i conti in maniera passiva con un nome già allo scoperto, se quello resterà.

Matteo Renzi a Como (fotogallery by Fabrizio Comerio)Insomma, in questo momento, pur consapevoli che il quadro politico è in mutazione continua e rapidissima e che una tappa come il referendum d'ottobre sulle riforme costituzionali potrebbe rivoluzionare ogni assetto attuale in base all'esito, la sensazione è che nonostante un centrosinistra ben poco allegro in città e a dispetto delle difficoltà della liturgia renziana in tutto il Belpaese, oggi le forze del centrodestra comasco siano sfilacciate e deboli tanto quanto quelle della controparte, senza nemmeno poter esibire uno scalpo nobile come quello di Varese. E, per di più, senza una produzione autentica e orginale di proposte e uomini politici, se Forza Italia continuerà a cercare le proprie bussole in un Silvio Berlusconi ormai chiaramente al tramonto politico e nella lucrativa speranza che un fatto di cronaca riferito all'immigrazione riaccenda i turbo salviniani, la strada dell'attuale opposizione potrebbe farsi ancora più irta di quanto già non sia.

ceruti-13gen16Questo insieme di fattori potrebbe definitivamente aprire le porte all'ascesa in città dei Cinque Stelle o di "fenomeni" civici e alternativi quali quello di Alessandro Rapinese? Non è da escludere in assoluto, ma come minimo partendo da un paio di condizioni-base. La prima è che i grillini riescano a produrre volti e battaglie locali capaci di fare realmente presa tra i cittadini, laddove invece finora le truppe lariane di Grillo non sono riuscite ad andare oltre il pur lodevole impegno del capogruppo in Comune, Luca Ceruti; la seconda è legata alla possibilità tutta da verificare che Virginia Raggi a Roma e Chiara Appendino a Torino riescano rapidamente a trasferire in tutta Italia un messaggio effettivo e concreto di discontinuità radicale rispetto ai predecessori. Se così fosse, il vento nazionale a Cinque Stelle potrebbe gonfiare automaticamente le vele anche delle sezioni finora meno forti del movimento, Como inclusa, aprendo scenari nuovi in vista del voto 2017.

mantovani-rapinese-referendumPer quanto riguarda Alessandro Rapinese, finora con i Cinque Stelle l'unica (ma elettoralmente molto più corposa) alternativa antisistema grazie al 10% sfiorato 4 anni fa, oggi egli stesso, in qualità di fondatore e leader carismatico indiscusso, sembra la risorsa ma anche il limite stesso di quella proposta politica. Ma anche qui, se i grillini - a Como come a Roma - dovessero continuare a mettere a frutto lo stato di crisi degli schieramenti tradizionali, allora anche questo movimento potrebbe indirettamente godere di quegli effetti e aprirsi spazi nuovi e ambiziosi per l'anno prossimo. Spazi che forse, come insegna l'esempio pentastellato in cui i Di Maio e i Di Battista per vincere si sono affidati alle figure rassicuranti delle Raggi e delle Appendino, potrebbero trasformarsi in praterie se la lista producesse un candidato sindaco più rassicurante del furente Rapinese verso l'elettorato moderato. Sulla scia degli eventi romani e torinesi, oggi immaginare una Ada Mantovani o - sebbene a oggi non esista alcun legame diretto tra lei e la lista - una Eva Cariboni come volti-tipo della lista del "rosso" o di altre liste civiche realmente slegate dagli apparati classici, è, almeno a tavolino, una delle poche cose potenzialmente eversive dello scenario cittadino per molti altri versi tuttora bloccato sugli schieramenti classici. Ma qui siamo alla fantapolitica.

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