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Citta dei Balocchi, a Como è già polemica sulla casette troppo vicine

Era davvero opportuno annullare la manifestazione natalizia anche quest'anno? Secondo noi, no. Ecco perché

Mentre Como perde i pezzi, di pochi giorni la notizia del palazzetto del ghiaccio, il ritorno della Città dei Balocchi sta già suscitando un polverone social-mediatico per certi versi incomprensibile. Tutto è discutibile e nemmeno ci siamo risparmiati critiche a una manifestazione natalizia che ha però più meriti che demeriti. Poi certo potrà anche non piacere a tutti, ma la polemica nemmeno tanto sottile sulle casette dei mercatini di Natale appare alquanto stucchevole.

Si sostiene, in particolare, che siano troppo ravvicinate, e che insomma dovevano essere maggiormente distanziate tra di loro. Qualcuno arriva a dire che addirittura sarebbe stato opportuno, visto il peggiorare della situazione pandemica, cancellare del tutto la Città dei Balocchi anche quest'anno. Dimenticando che, rispetto allo scorso anno, a Como e in Lombardia il 90% delle persone nel frattempo si sono vaccinate. E se è vero che questa è l'unica strada che ci sta salvando dal covid, non si capisce per quale motivo si debba annullare un evento che peraltro si svolge interamente all'aperto.

E che di certo non crea più assembramenti di quanti se ne sono visti al chiuso sui mezzi di trasporto. Peraltro nessuno hai mai chiesto che le bancarelle del mercato delle mura venissero distanziate tra loro, anche perché tutti sappiano bene, perché lo dicono i dati, che la stragrande maggioranza dei contagi avviene nei luoghi chiusi. Inoltre la Città dei Balocchi, così come tutti gli eventi natalizi in Italia, sarà sottoposta a un piano di sicurezza che potrà mutare con l'eventuale peggioramento della curva pandemica.

Certamente occorrono ancora prudenza e rigore, nell'accettazione però che con questo virus bisogna conviverci senza finire sempre in trappola. Dopo due dosi di vaccino e la terza già pronta, chiudere le persone in casa o anche solo spegnere le luci di Natale in città, sarebbe una resa incondizionata che porterebbe in molti a pensare che tutti i sacrifici di questi mesi e anche il vaccino non siano serviti a nulla. 

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