Venerdì, 22 Ottobre 2021
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Addio a Franco Battiato, la voce del padrone

Abbi cura di noi, gigante

Ci sono giorni in cui la musica fa male. Il dolore per la scomparsa di Franco Battiato è come un'onda che ti travolge. Se ne è andato oggi un gigante, un autentico Maestro della musica d'autore. Personaggio unico, uomo e artista di grande cultura, capace di cucire canzoni che rimarranno per sempre scolpite nei nostri cuori. Il suo ultimo concerto a Como risale al 2013, quando si era esibito sul palco del Teatro Sociale. Ma le sue tante passioni lo avevano portato come ospite anche al Festival del Cinema Italiano all'Astra nel 2015.

Scontroso, enigmatico, sperimentatore mai docile ma anche musicista capace di raffinate melodie. A un certo punto, sul finire degli anni ’70, dopo quasi un decennio di psichedelia, progressive, rumori e incontri, Battiato passa alle Emi e pubblica il suo primo disco pop. Dai diciotto minuti di Sud Afternoon, che chiude l'Egitto prima delle sabbie nel 1978, ai quattro de L'era del cinghiale bianco, che apre l’omonimo album nel 1979, è un attimo. Inizia una nuova stagione in cui Franco Battiato non sbaglia nulla. L’anno successivo arriva Patriots, con La prospettiva Nevski a far di questo musicista siciliano il primo autentico faro degli anni ’80.

battiato

Non passano nemmeno dodici mesi che Battiato, in tutti i sensi, fa "la voce del padrone": sette canzoni, sette singoli. Boom! Primo artista a vendere più di un milione di copie. Disco che proprio quest'anno ha festeggiato i suo 40 anni con iun sontuoso ristampa in vinile. D’altronde, se infili in un solo album, una dietro l’altra, Summer on a Solitary Beach, Bandiera bianca, Gli uccelli, Cuccurucucu, Segnali di vita, Centro di gravità permanente, Sentimento Nuevo, che dire? Non molto se non che Battiato ha la forza di mettere d’accordo tutti, facendo della musica pop un contenitore sonoro in cui riversare il suo genio lirico. Perdersi nel suo incantesimo, dove la sua voce ti incatena come le sirene di Ulisse, è bellissimo. A pensarci in questo momento, ora che la sua perdita ci disorienta, è davvero difficile trattanere le lacrime.

Non ha mai smesso di fare belle canzoni Battiato, in ogni suo disco c’è la pennellata del genio: Voglio vederti danzare, La stagione dell’amore, Zone depresse (dammi un po’ di vino con l’drolitina…) Chan-son egocentrique E ti vengo a cercare. E siamo ancora figli di quel decennio da molti musicalmente ripudiato. I Novanta si apriranno con Povera Patria, a dire che Battiato, uno degli artisti più “antologizzati d’Italia”, aveva ancora voglia di mettere solidi mattoni sulla casa della musica d’autore. Alla fine, In questo giorno tristissimo, abbiamo una sola certezza: oggi la nostra Povera Patria è ancora più povera. Grazie di tutto, Franco Battiato. Abbi cura di noi. Ancora. 

Si può sperare
Che il mondo torni a quote più normali
Che possa contemplare il cielo e i fiori
Che non si parli più di dittature
Se avremo ancora un po' da vivere
La primavera intanto tarda ad arrivare

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