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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Politica

Referendum per vendere Acsm-Agam, Rapinese: "Soldi per migliorare Como"

Tra le proposte la costruzione di un autosilo alla ex Stecav

Vendere tutte le azioni di Acsm Agam di proprietà del comune di Como per reinvestire il ricavato in opere e servizi che migliorino la città: è questo lo scopo del referendum propositivo richiesto dal consigliere comunale d'opposizione Alessandro Rapinese, da noi annunciato in questo articolo, le cui motivazioni sono state presentate lunedì 11 dicembre 2017 durante una conferenza stampa insieme al consigliere Fulvio Anzaldo. 
"Vuoi che, appena possibile, il Comune di Como venda tutte le proprie azioni di Acsm/Agam Spa investendo il ricavato per rendere la cittò di Como migliore?", questo il testo del quesito, la cui richiesta di indizione è stata depositata lo scorso 7 dicembre.
La richiesta parte dal cosiddetto decreto Madia che, come ha spiegato Anzaldo, "vieta alle amministrazioni pubbliche di mantenere partecipazioni in società che hanno per oggetto attività di produzione di beni o servizi non strettamente necessari per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali" e valorizza, invece, i principi della libera concorrenza.
"I comaschi -ha affermato Rapinese- non hanno nessun interesse se non quello di speculare in borsa nella gestione delle azioni. Il Comune non ha questa missione, ci sono titoli che rendono di più. Ma non è quello che deve fare il sindaco di Como".

Le azioni del Comune di Como, ha spiegato Rapinese -sono 18milioni 972 mila, con un valore in Borsa di 2,214 euro. Oggi i comaschi hanno 42 milnioni di euro cash investiti in un'azienda che non eroga servizi essenziali o pubblici e che per il decreto Madia dovrebbe essere alienata. Il Comune ha la facoltà, non l'obbligo di tenerle".
Secondo il capogruppo, nessuno, anche in passato, ha mai considerato la possibilità di vendere le azioni perchè "quello che interessa ai politici -ha proseguito Rapinese - è mantenere le poltrone e distribuire le poltrone delle municipalizzate ai "trombati" della politica: abbiamo visto politici come D'Alessandro e Orsenigo andare al vertice e vedremo a breve Marco Rezzonico (candidato nella lista di Landriscina ndr) come presidente".

Ma come riutilizzare i 42 milioni di euro che verrebbero svincolati dalla vendita delle azioni?
Tra le proposte, Rapinese ha lanciato quella di costruire un autosilo nell'area ex Stecav, in viale Innocenzo.

"I dividendi per il comune di Como - ha proseguito Rapinese- negli ultimi 5 anni sono stati tra i 600 mila e 948mila. Nel 2017 è stato di 948.600 euro: potremmo incassare questi soldi ad esempio da un autosilo che servirebbe eccome alla città di Como".

Le tempistiche 

Il giudizio di ammissibilità del referendum arriverà entro il 7 gennaio 2018. Da lì al 7 aprile avverrà la raccolta firme, che dovranno essere 4.300. Tra il 7 aprile e il 12 maggio, infine, la verifica della veridicità delle firme. 
Se si andrà alle urne, il quorum dovrà essere costituito dal 50% dei votanti alle ultime elezioni comunali, quindi circa 17mila elettori.
Nel consiglio comunale di lunedì 11 dicembre 2017 si voterà per il rinnovo dei patti parasociali: se approvati, il comune di Como per un anno non potrà vendere le proprie quote. "In tal caso- specifica Anzaldo - il referendum si farà allo scadere dell'anno: proprio per questo abbiamo inserito nel quesito referendario la voce "appena possibile".
"Il referendum - conclude - è propositivo: vuole dire che in caso di risposta positiva il consiglio comunale è obbligato a vendere le quote".

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