Coronavirus

Niente green pass per i vaccinati Sputnik, l'odissea di un architetto comasco

Costretto ogni volta al tampone per ottenere il certificato verde

Lo scorso aprile avevamo scritto in questo articolo come funzionava in Kazakistan la campagna vaccinale anti-covid. Sergio Beretta, architetto comasco che si trovava lì per lavoro dal novembre del 2020, ci aveva raccontato la sua esperienza. Il 14 aprile aveva ricevuto la prima dose del vaccino Sputnik, il 4 maggio la seconda dose. A distanza di 15 giorni, l'apposito esame a cui si era poi sottoposto Beretta rilevava un numero di anticorpi elevato. Il professionista aveva aderito alla vaccinazione per due motivi: la necessità di poter viaggiare senza sottoporsi a quarantene; ridurre al minimo il rischio di un eventuale ricovero ospedaliero in Kazakistan.

Fin qui tutto bene. I guai hanno iniziato ad arrivare quando è tornato definitivamente in Italia nel mese di luglio. Non da subito ma certamente dal 1° settembre, data in cui è stato introdotto il green pass anche per viaggiare. Beretta (nella foto il primo in alto a sinistra insieme al suo team di lavoro) per ottenere il certificato verde da allora deve infatti ricorrere al tampone, perché Sputnik non è riconosciuto in Europa per i cittadini che sono stati inoculati col vaccino russo nei paesi non all'interno della Comunità, come appunto il Kazakistan.

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Sergio Beretta si è subito mosso per capire come risolvere questo problema. E qui è iniziata un'odissea non ancora terminata. A inizio settembre ha chiamato Ats e Regione Lombardia senza però ottenere risposte in merito. Successivamente, grazie a un form sul sito di Ats, che gli è stato indicato da un conoscente, riesce almeno ad esporre il suo caso nelle note, percé nei campi non esiste comunque una spunta per il vaccino Sputnik. In seguito, una settimana dopo, Ats lo avvisa di recarsi in un centro vaccinale per ottenere l'esenzione da parte del medico vaccinatore. 

Tuttavia all'hub il sanitaria informa Beratta di non avere nessuna autorizzaizone in merito. Lo stesso lo indirizza a un link che alla fine conduce però allo stesso form già compilato in precedenza. Armato di nuova pazienza, l'architetto ricompila il form evidenziando nelle note tutta la trafila a cui è stato inutilmente sottoposto. A quel punto viene subito richiamato telefonicamente da Ats, da dove ottiene quest'ultima notizia: "Credevamo che così si sistemasse il suo problema. Visto che così non è, abbiamo sottoposto la questione al Cts".

Ad oggi ancora nessuna risposta e una sola certezza: per ottenere il green pass, che dal 15 ottobre in Italia diventerà obbligatorio anche per tutti i diependenti, Beretta è costretto ogni volta a fare un tampone, valido fino a un massimo di 72 ore in caso di test molecolare, altrimenti 48. Ovviamente, non essendoci studi confermati su questo tipo di vaccinazione eterologa, e visto che nessuno al momento se ne assumerebbe comuqnue la responsabilità, Beretta per ora non ha nessuna intenzione di sottoporsi a una nuova inoculazione anti-covid con uno dei vaccini autorizzati in Italia.  

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