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Mestieri che scompaiono: il pescatore del Lago di Como

Un lavoro in via di estinzione che va riconnesso al territorio

Le foto di Francesco Soletti e la sua analisi di approfondimento sui pescatori del lago di Como riportano attenzione su uno dei mestieri più antichi del Lario. La pesca artigianale ha motivo d’essere tutelata anche nei paesi più avanzati. Si tratta innanzi tutto di un’attività compatibile con la gestione delle aree naturali, come certi parchi nazionali e riserve a sviluppo costiero. Può avere, inoltre, un ruolo strategico anche nell’economia di quelle mete turistiche che abbiano nella cucina di pesce una delle loro attrattive. Si approda così al lago di Como, del quali basti ricordare il lavarello come pesce bandiera, una ricetta ubiquitaria come il risotto con il pesce persico, e l’agone-missoltino come peculiarità d’altri tempi. Il problema nasce nei periodi di maggiore richiesta quando scarseggiano quei due-tre tipi di pesce ricorrenti nei menù. Così, nonostante il Lario sia un lago sostanzialmente sano e pescoso, possono capitare situazioni in cui la richiesta di pesce ‘a chilometro zero’ da parte della ristorazione superi l’effettiva disponibilità di mercato. 

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Il pescatore di lago, una razza in via di estinzione
Uno dei problemi che portano a questo paradosso è rappresentato dal sempre più esiguo numero di pescatori, oggi solo una settantina di unità su un registro che in un passato contava diversi gruppi familiari per ogni paese, arrivando a coinvolgere centinaia di persone. Una rarefazione, per di più aggravata dall’età medio-alta e dalla scarsa prospettiva di ricambio generazionale. Se il pesce non manca, e in ogni caso può essere efficacemente ripopolato, è la componente umana che rischia l’estinzione. A complicare le cose è stata la Comunità Europea con il pur lodevole divieto di immissione nelle acque continentali di specie ittiche che siano loro estranee. Principio che diventa discutibile quando la messa al bando riguarda di un benemerito immigrato come il lavarello lariano, ormai lontano discendente di certi coregoni svizzeri, diventato la specie di maggiore interesse economico locale.

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Nell’acquacoltura il futuro della pesca lariana
Si giunge così a parlare dell’acquacoltura, ovvero dell’allevamento ittico, che rappresenta il futuro delle questione. Nel caso lariano va intesa per lo più come attività ittiogenica, orientata cioè al ripopolamento delle acque. Primo per importanza è il Centro Ittiogenico di Fiumelatte, all’attività del quale si deve in particolare la riproduzione del lavarello, avendo prova scientifica che un terzo del pescato annuale si deve proprio a queste immissioni.
Poi, gravitanti sul lago, vanno citati alcuni centri minori che si dedicano principalmente ai salmonidi: uno a Valmorea, in provincia di Como; gli altri a Faedo e Samòlaco, in provincia di Sondrio.In questi incubatoi viene riprodotta in particolare la trota marmorata, che nasce in acque correnti, dove sviluppa una livrea variegata, e poi può scegliere di vivere in acque lacustri, dove le sue squame virano all’argento, diventando quella che si è soliti chiamare “trota di lago”, non plus ultra della tradizione culinaria lariana.

In estrema sintesi…
Ripristinare la più autentica connessione tra pescatori, cuochi e consumatori, questo è il messaggio che l’Anno internazionale della pesca artigianale può fare arrivare a segno anche tra i protagonisti del turismo lariano, di modo che sulle sue tavole si possa sempre la garanzia di un “pesce a chilometro zero”.

La mostra

A Villa Mainona a Tremezzo, sede del Museo del Paesaggio del Lago di Como, sabato 1 Ottobre 2022 alle ore 16.00 verrà inaugurata la mostra “Il mestiere della pesca sul Lago di Como” organizzata dal Comune di Tremezzina e dalla Associazione Turistica Tremezzina in occasione dell’«Anno Internazionale della Pesca Artigianale e dell’Acquacoltura» e in concomitanza con la rassegna «Tremezzina Gastronomica» (1 ottobre – 4 dicembre).

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