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paratie-2014

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Le paratie sono nelle mani di Maroni, la città no

Da troppi anni, ancor prima che fosse avviato il cantiere, la città è prigioniera di un'opera maledetta, inutile e più grande di noi. A questo punto poco importa se la Regione abbia avocato a sé il lungolago di Como per opportunismo politico o...

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Da troppi anni, ancor prima che fosse avviato il cantiere, la città è prigioniera di un'opera maledetta, inutile e più grande di noi. A questo punto poco importa se la Regione abbia avocato a sé il lungolago di Como per opportunismo politico o per tardiva pietà: Maroni aveva il diritto di farlo e ha deciso di farlo ora. C'è solo da augurarsi, per il bene di tutti, che sia la volta buona.

Intanto, ancora per qualche settimana, sentiremo una parte della classe dirigente, che fa finta di dimenticare la genesi del problema, puntare con vigore il dito contro Lucini; mentre dall'altra non arriverà mai un'ammissione del fallimento di questi cinque anni spesi per risolvere un nodo che si è fatto, se possibile, ancora più ingarbugliato. Tutti i commenti a caldo del dopo "Unità di crisi" vanno infatti in questa triste direzione. Non ci sarebbe quindi da stupirsi se nei prossimi mesi dovessimo assistere a una campagna elettorale fatta solo di reciproche accuse. Niente di nuovo, la politica è abilissima a trovare i colpevoli senza mai cercarli in casa propria.

Dopo essere stati troppo a lungo in mani sbagliate, inopportune prima e azzardate poi, solo il tempo dirà se siamo finiti in quelle giuste. Ma ora che Regione Lombardia ci ha sottratto il pesantissimo fardello delle paratie, forse a Como possiamo finalmente iniziare a guardare avanti, oltre quel muro che ci ha tolto il respiro. Continuare a rinfacciarsi colpe è un esercizio politico fin troppo abusato e che di sicuro non farà breccia sui cittadini che dovranno scegliere il nuovo sindaco di Como. Occorre invece un progetto lungimirante, in grado di dare ossigeno a una città che ama più specchiarsi che mettersi in discussione. C'è ancora tempo per riflettere con umiltà, per provare, più leggeri, a ricostruire un nuovo Palazzo Cernezzi al sole. Senza l'ombra delle paratie.

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