"Dietro la tela": a Grandate recital contro la violenza sulle donne

Si intitola "Dietro la tela", il recital di letture, musica e danza organizzato a Grandate per la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne domenica 25 novembre 2018.
L'evento, organizzato dal Comune insiema alla sezione grandatese del Centro Italiano Femminile, all'associazione culturale Caffeina Teatro e all'associazione pensionati del paese, si svolgerà alle 15 nel salone del centro polisportivo San Pos di via San Pos, 6 a Grandate. 
Sul palco Giulia Algarotti, Alessandra Benestante, Anna De Cato, Lorena Mantovanelli ed Ersilia Ruà. Regia di Gianni Coluzzi. 
L'ingresso è libero.

Lo spettacolo "Dietro la tela": note di drammaturgia e regia

L’idea alla base di questo lavoro è dar luce a un punto di vista solitamente ignorato.
E’ vero che oggi la donna sta finalmente conquistando una dignità crescente dopo secoli di sottomissione culturale e fisica. Tutti riconosciamo che anche qui in occidente, in Paesi dove la civiltà ha raggiunto altissimi standard, il passato non è stato magnanimo verso il cosiddetto sesso debole. Lo sappiamo. Eppure continuiamo ad ereditare dal passato modelli culturali omocentrici senza valutarli e rielaborarli opportunamente. Continuiamo a studiare una storia fatta solo da grandi uomini senza riconoscere il valore delle donne che erano al loro fianco o dietro di loro e che hanno contribuito a scrivere quella storia.
La pittura è solo una metafora di questo meccanismo irriconoscente: lodiamo i grandi pittori, le bellezze femminili che loro hanno reso eterne sulle proprie tele, ma è sempre solo il grande nome dell’artista a risuonare, a rimanere. Così facendo, ereditando e subendo questo meccanismo, non facciamo altro che continuare a riconoscere la supremazia maschile senza dare la giusta dignità al ruolo femminile: come dire, sì la donna oggi è arrivata ad assumere ruoli belli, utili e importanti, ma non è che in futuro si ricorderà solo i nomi dei grandi uomini?! Il testo e la messa in scena hanno l’intento di invitare ad una riflessione personale. Le cinque donne realmente esistite, scelte e prese in esame (Anna Bianchini modella del Caravaggio, Marietta figlia di Jacopo Robusti detto il Tintoretto, Lise Trehot, Carolina Zucchi, Wally Neuzil, rispettivamente amanti di Renoir, Hayez e Schiele) sono raccontate attraverso le loro alte e nobili aspettative, ma anche semplici e terrene, insomma senza giudizio. Ma in tutti i casi il pittore viene colto nel suo aspetto egocentrico, cinico se non addirittura disumano. Lo spettacolo non restituisce una risposta univoca, conclusiva, e anche il messaggio generale di speranza passa attraverso un finale inatteso.

La trama

Un giovane pittore cerca disperatamente l’ispirazione, la via d’uscita dalla crisi creativa in cui è
sprofondato: tra tante modelle ritratte non riesce a tener viva sulla tela neanche una piccola parte
della loro bellezza.
Quindi la domanda che avrebbe dovuto porsi subito: come hanno fatto i suoi Maestri, i Grandi
Pittori prima di lui?
Ed ecco che lo studio della storia di grandi artisti come Caravaggio, Raffaello, Renoir, Hayez e
Schiele, gli rivela una possibilità.

Scopre cinque donne con cinque motivi per cambiare la propria vita che a un certo punto incontrano
il Grande Pittore e trovano in lui la possibilità di riscatto, la realizzazione dei propri sogni.
Nascono cinque relazioni e cinque punti di conflitto ma il Grande Pittore vince sempre, sminuisce
per elevarsi, ruba la bellezza per farla tutta propria, nella propria creazione pittorica. Poi svanisce
dalla loro vita, è già oltre, non ha più bisogno di loro, già si concede ai fasti della sua glorificazione
mondiale, mentre alle cinque donne non rimane che guardarsi ritratte in quei quadri, che paiono
tanto più grandi di loro.
Ecco il modello da seguire! ecco la soluzione che permetterà al giovane pittore di realizzarsi e
trovare affermazione! Ma i fantasmi delle cinque donne vengono a tormentare il giovane, attraverso cinque monologhi, ricordi, sogni avverati o sfumati, racconti di ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto essere.

Chi è il regista Gianni Coluzzi

46 anni, attore, pedagogo e regista, Coluzzi comincia la propria carriera artistica diplomandosi nel 1994 come danzatore professionista presso la Rambert School di Londra. Dopo una prima esperienza lavorativa in Francia, torna a Milano dove frequenta la scuola di recitazione di Quelli di Grock e ottiene la borsa di studio per un anno intensivo con Claudio Orlandini. Successivamente studia e lavora con Eugenio Allegri (Commedia dell’Arte) e Nikolaj Karpov (Biomeccanica teatrale).
Tra gli spettacoli con cui va in scena: Il gabbiano (2003, regia di C. Orlandini); Amleto (2004, regia di Gaddo Bagnoli); Sogno di una notte di mezza estate (2006-07, regia di Durshan Savino Delizia); L’assedio di Torino (2006), La suite del grande Arlecchino (2007) e Sistemi Gemelli (2008, regia di E. Allegri); Francesco di terra e di vento (dal 2007, regia di Umberto Zanoletti); Capricci d’amore nelle commedie di Čekov (2007, regia di N. Karpov); Le tre sorelle (2008, regia di S. Martinelli), Segreto di Stato (2010, regia di Silvio Da Ru), A casa di David (2012, regia di Rocco Ricciardulli), Il minotauro (2012, regia di Susanna Baccari), Magna Italia (2015, regia di Eugenio Allegri), Skeleton Party (2016, regia di Sacha Oliviero).
Tra gli spettacoli di cui è regista: Caffè corretto (dal 2004), La Mandragola (dal 2007), Goldoni e la Commedia dell’Arte (2012), Carnevale e Quaresima (2013), Il Berretto a sonagli e La patente di Pirandello (2014), E’ uguale per tutti (2016), Dietro la tela (2017).
Insegna recitazione in diverse scuole e compagnie di Milano e provincia, tra cui Quelli di Grock (12 anni) e Campo Teatrale con cui collabora oggi. Lavora in Rai (Zecchino d’oro), Rai Sat e Mediaset interpretando diversi ruoli in programmi per bambini, film e fiction.

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