Qualcuno era comunista, l'omaggio a Gaber di Sirianni va in scena a Como

Giorgio Gaber

L’importante non è trovare delle risposte ma continuare a farsi delle domande, ciò che hanno sempre fatto Gaber e Luporini: alla lezione hanno preferito il pensiero; al giudizio, il dubbio; all’idea, l’ironia. Così la loro arte - che ha nel corpo di Gaber, ancor prima che nella voce, il suo strumento principe - si è fatta teatro perché nel più ristretto recinto della canzone non ci stava. Leggevano il tempo dissacrandolo, riportandolo alla questione umana più che ideologica.

In “Gaber, la vita, le canzoni, il teatro”, Michele Neri ricorda Qualcuno era comunista attraverso le parole di Giorgio: “Non è una canzone politica ma una pagina esistenziale, il racconto di un malessere. Una parte della mia generazione andò, per anni, verso un progetto utopico che chiamavano comunismo Forse impropriamente, visto che nessuno di noi mirava alla dittatura del proletariato né alla Comune dei cinesi né al riscatto dei contadini russi. Non era questione di schieramenti ma di stati d’animo”. Siamo agli inizi degli anni ’90, il muro di Berlino è caduto da poco, il Pci ha tenuto il suo ultimo congresso, Gaber e Luporini, affrontano in diretta la fine di miti e fedi che sembravano incrollabili, lucidi e senza nostalgia: “No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici. E ora? Anche ora ci si sente in due: da una parte l'uomo inserito, che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana, e dall'altra il gabbiano, senza più neanche l'intenzione del volo. Perché ormai il sogno si è rattrappito. Due miserie in un corpo solo!”.

Nel 1992 Qualcuno era comunista è pubblicata nel live Il teatro canzone, l’album che raccoglie i brani dell’omonimo spettacolo che nel gennaio dello stesso anno va in scena al Teatro Carcano di Milano: il Signor G. racconta l’italiano degli ultimi vent’anni: Far finta di essere sani, L’illogica allegria, È sabato, Le elezioni, I soli, Le mani, Dopo l’amore, Il dilemma, Si può, C’è solo la strada. Quello di Gaber e Luporini è uno specchio in cui tutti possiamo rivederci, senza alibi, senza trucchi. Con le nostre umane miserie ma senza aver perso, ancora, la voglia se non di redenzione almeno di riscatto.

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Il percorso artistico di Federico Sirianni, che omaggerà Gaber riportando in scena Qualcuno era comunista all’Officina della Musica di Como, sabato 1 febbraio, alle 21, nasce proprio assistendo, giovanissimo, agli spettacoli del grande artista milanese, al quale è legato da un filo strano e sottile, avendo lavorato in più di una occasione con alcuni suoi storici collaboratori come Gianpiero Alloisio e Arturo Brachetti. “Con questo progetto – racconta Sirianni – cerco di ripercorrere alcuni pezzi di storia di Gaber  scegliendo, tra le canzoni e i monologhi, quelli più significativi in ciò che veniva definito, in quegli anni belli e difficili, il politico e il personale. Un omaggio pieno di passione e rispetto per uno dei più straordinari uomini di spettacolo del Novecento italiano”.

Cantautore genovese, adottato da Torino in età adulta. Ospite al Premio Tenco giovanissimo, nel 1993, vince in seguito il Premio Recanati della Critica (2004), il Premio Bindi (2006) e il Premio Lunezia Doc (2010). Ha pubblicato quattro dischi e il libro/disco L’uomo equilibrista”. L'albun Nella prossima vita (2013) realizzato insieme agli GnuQuartet è stato definito da molti critici “il disco italiano più bello dell’anno” mentre l’ultima produzione discografica, “Il Santo” (2016), ha ricevuto la Menzione Speciale del Club Tenco per la manifestazione Musica contro le mafie. E’ autore musicale e attore per il Teatro della Tosse di Genova, ha insegnato Songwriting alla Scuola Holden di Torino ed è Tutor per il progetto della Regione Liguria “Cantautori nelle scuole”.
 

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