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La casa del filato

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La casa del filato, Gianluca Ghelfi: "Sono amareggiato, non dovevano farci chiudere"

Il commerciante di via Milano: "Abbiamo messo tutto in sicurezza, non siamo un luogo di contagio"

C'è molta amarezza tra commercianti di Como che ancora una volta sono stati costretti a chiudere la loro attività a causa dei provvedimenti a cui sono state sottoposte le zone rosse. Già il primo lockdown di marzo era stato per molti un momento drammatico, ma dopo le riaperture di maggio era tornata la speranza. Gianluca Ghelfi, proprietario con la sorella dello storico esercizio La casa del filato di via Milano a Como, trattiene a fatica la sua rabbia.

"I sentimenti in questo momento sono molteplici. A livello pesonale - afferma Ghelfi - non mi sarei mai aspettato di vivere una situazione simile. Gestiamo la nostra attività fin dagli anni 50', prima i miei nonni, poi i miei genitori e ora noi. Innanzitutto bisogna pensare alla salute, ci mancherebbo altro. Ma è tutto paradossale e almeno la seconda ondata non doveva farci trovare ancora così impreparati. Non è una situazione facile da gestire ma almeno gli ospedali e i trasporti andavano potenziati  per tempo. Un conto era a marzo quando nessuno sapeva come affrontare una pandemia. Ma adesso no. Anche noi abbiamo fatto investimenti importanti per adeguarci a tutte le normative anticontagio: nonostante questo ci hanno fatto chiudere ancora".

casa del filato 2-2-2

"Anche le risorse messe in campo per noi autonomi - abbiamo ricevuto il 15% di un mese solo ad aprile, mentre con il nuovo decreto ristori riceveremo il 30% di un mese - non sono certo sufficienti a compensare i mancati incassi, soprattutto in un periodo come questo. Personalmente - aggiunge Ghelfi - posso dire che la nostra attività è sana perché le mura sono nostre e la merce che abbiamo in casa è stata tutta pagata, però così non si può andare avanti per molto tempo. Manca una programmazione perché è oramai chiaro a tutti che con questo virus dovremo convivere ancora a lungo e non si possiamo più permetterco di chiudere le attività da un giorno all'altro".  

"Questo pensiero che sia sempre tutto colpa dei cittadini - conclude Ghelfi - non è più sostenibile perché a Como tutti hanno rispettato le regole e un negozio che le applica con rigore non può essere un luogo di contagio. Invece questa politica sta spingendo sempre di più verso gli acquisti online senza tutelare le piccole attivita commerciali che sono ancora una risorsa importante per il Paese":

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