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Vaccino Sputnik

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Covid: sul vaccino Sputnik entusiasmo di Fontana e Lega, poi il "gelo"

Gelo siberiano: L'assessorato al Welfare precisa che l'accordo di produzione in Lombardia è tra privati e che la Regione non è coinvolta

Prima un (facile) entusiasmo, poi il gelo. La vicenda dell'accordo per produrre il vaccino russo anti Covid, lo Sputnik V, in Brianza ha provocato una sorta di corto circuito nella comunicazione della Regione. Il presidente Attilio Fontana, in tarda mattinata del 9 marzo, la notizia era stata ripresa ieri in questo nostro articolo, ha manifestato su Twitter il suo entusiasmo: «Una notizia positiva!! Il vaccino Sputnik V avrà un polo produttivo anche in Lombardia. È il primo contratto europeo per la produzione locale del vaccino che nelle scorse settimane ha avviato il processo di autorizzazione per le somministrazioni in Europa».

Passa poco tempo e viene diffusa una nota dell'assessorato al Welfare, quindi di Letizia Moratti, dai toni decisamente diversi, seppure fosse stata tra i primi a chiederne l'utilizzo. L'assessorato di fatto prende le distanze dall'accordo, affermando che la Regione lo «apprende da notizie di stampa» e «sottolinea la propria estraneità. Tale accordo risulta esclusivamente di profilo di diritto privato tra i contraenti». Il che è vero. L'accordo, infatti, è stato stipulato da Adienne Srl, azienda di Caponago (Mb) affiliata della multinazionale svizzera Adienne Pharma&Biotech, e Rdif, il fondo russo per gli investimenti diretti, che ha la titolarità del brevetto del vaccino realizzato dall'istituto di ricerca statale Gamaleya, il più noto centro di ricerca scientifica della Russia. 

Perché a uno Stato dell'Ue non conviene autorizzare Sputnik prima dell'approvazione di Ema

L'accordo è stato reso possibile con la mediazione della camera di commercio italo-russa e, per la prima volta in Unione europea, prevede la possibilità di iniziare la produzione dello Sputnik da luglio 2021. Come si sa, il vaccino russo (il primo in ordine di tempo dei tre annunciati a Mosca) ha chiesto soltanto pochi giorni fa all'Ema, l'agenzia europea del farmaco, di avviare la procedura per l'autorizzazione all'utilizzo. La domanda è stata avanzata tramite la R-pharm tedesca, affiliata all'omonima società farmaceutica russa. Senza l'approvazione dell'Ema, in teoria, uno Stato europeo potrebbe comunque autorizzare l'uso di un farmaco. Proprio per lo Sputnik lo stanno già facendo Slovacchia, Ungheria e forse Repubblica Ceca. Ma, stando alle norme europee in tema, l'approvazione dell'Ema consente di spostare sul produttore la responsabilità in caso di qualunque disguido o guaio, che altrimenti resta in capo allo Stato. 

L'Ema dovrebbe decidere a breve, dopo avere esaminato, tra l'altro, le cartelle cliniche dei volontari che si sono fatti inoculare il vaccino durante la sperimentazione (si dice che molti di loro sarebbero militari giovani e in salute) e, soprattutto, dopo avere ispezionato lo stabilimento produttivo di Sputnik. I tempi non dovrebbero essere molto lunghi ma nemmeno si può risolvere la cosa in due o tre giorni, come forse molti sperano e chiedono. Se, per ipotesi, l'Ema non approvasse il vaccino russo, si avrebbe il paradosso di uno stabilimento produttivo in Italia destinato, però, solo all'esportazione. 

La linea filo-russa della Lega

Inutile sottolineare che la cosa ha un risvolto politico. Il facile entusiasmo di Fontana su Twitter, così come quello di vari altri leghisti, si può leggere col filtro della linea filo-russa della Lega di Matteo Salvini, consolidata da molti anni. Basti pensare al sostegno leghista al referendum illegale sulla secessione della Crimea, effettuato contro la costituzione ucraina e con militari senza stemmi (poi si scoprì russi) che controllavano strade e seggi elettorali. Oppure, sempre sul caso ucraino, all'opposizione strenua alle sanzioni contro la Russia. O ancora, nelle scorse legislature lombarde, agli accordi commerciali ed economici stipulati tra la Lombardia e la Russia, Crimea compresa. 

Solo di recente la linea è leggermente cambiata: il neo ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha tentato di spostare verso l'asse atlantico-occidentale il partito, alla luce della maggiore importanza in Italia (è il primo partito sia italiano sia del centrodestra), per provare ad avvicinarlo al Partito popolare europeo. Ma, con una linea accanitamente filo-russa, questo non sarà possibile. E così è arrivato, per esempio, il voto a Bruxelles (anche da parte degli eurodeputati leghisti) di condanna alla Russia per il caso dell'arresto di Aleksei Navalny, il dissidente che da anni denuncia la corruzione del "cerchio magico" di Putin.

L'apertura verso vaccini già autorizzati

Nei giorni scorsi, per il vero, anche la titolare dell'assessorato lombardo al Welfare, Letizia Moratti, aveva "aperto" al vaccino Sputnik: «Dall'Ema c'è troppa burocrazia, siamo in guerra sanitaria», aveva detto l'ex sindaca di Milano. Ma un conto è aprire a parole, idealmente, un altro entusiasmarsi per notizie che, finché restano accordi tra privati senza approvazione dell'agenzia del farmaco, non potranno cambiare di una virgola la capacità vaccinale lombarda e italiana. Questo potrebbe avvenire, piuttosto, se si riuscisse a portare in Italia la produzione di vaccini già approvati dall'Ema, come Pfizer, Moderna, Astrazeneca. Un progetto a cui sta lavorando il duo leghista formato dal ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e dall'asssessore regionale con la stessa delega, Guido Guidesi.

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