Lunedì, 20 Settembre 2021
Coronavirus

Dopo essere state usate in emergenza come caschi per l'ossigeno, sono tornate al loro posto

La riflessione di Anna Tusei, medico del Valduce

Le maschere usate in emergenza

Non ci siamo certo dimenticati quei mesi durante i quali in piena emergenza, sotto la spinta della prima tremenda ondata covid, alcuni ospedali sono ricorsi all'utilizzo delle maschere da snorkeling per tamponare la mancanza di respiratori. A questo proposito riceviamo e pubblichiamo la bella e toccante riflessione di Anna Tusei, medico del Valduce che si trovò in prima linea ad affrontare quel terribile periodo, 

Sono tornate al loro posto

Nelle mani di nuotatori in attesa di tuffarsi tra le onde del mare ritrovato. Sui teli accanto ai castelli di sabbia dei bambini vocianti sulle spiagge. Sono tornate al posto che la scorsa estate non avevano raggiunto, per sostituire i caschi dell’ossigeno quando occorrevano ma non ce ne erano abbastanza.

Lo scorso anno, era primavera, il dottor Renato Favero da Brescia con gli ingegneri Alessandro Ramaioli e Cristian Fracassi della Isinnova, hanno progettato dei raccordi utilizzabili in emergenza per la ventilazione dei pazienti CoViD con difficoltà respiratorie. La maschera “full face” di Decathlon si prestava all’utilizzo in carenza dei respiratori C-PAP (Continuous Positive Airbreath Pressure). Alberto Canali amministratore della 3DPWorld e la “concorrente” Sharebot del lecchese hanno iniziato a mandare in stampa 3D le valvole di raccordo. Un giro di messaggi, un passaggio Radio a Ciao Como e attraverso gli altri media la richiesta: servono maschere full face tipo Decathlon da modificare. Hanno risposto in tanti all’appello: grandi e piccini.

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E in Ospedale Valduce abbiamo iniziato ad assemblare i pezzi dei respiratori e le maschere Easybreath con le “valvole Charlotte” (dal nome della moglie di Fracassi). Le maschere ci venivano portate dagli uomini delle forze dell’ordine e della protezione civile, tra i pochi che potevano muoversi per le strade deserte della zona rossa nel marzo del 2020. Mentre nelle ditte di stampa 3D gli operai, fermi nella loro attività standard, avevano convertito la produzione in valvole Charlotte, lavorando ad orario continuo, anche noi medici pediatri, ginecologi, cardiologi, che svolgevamo attività di supporto ai reparti CoViD, ci “riconvertivamo” nell’assemblaggio dei respiratori, seguendo i video tutorial che ci erano stati inviati dagli ideatori del progetto: sanificazione, selezione, smontaggio e rimontaggio, controlli, stoccaggio ed invio ai reparti degli ospedali comaschi e poi lombardi, secondo le progressive incrementate richieste. E le Easybreath hanno davvero reso più facile riprendere il fiato che mancava a tutti quei pazienti per i quali non ci sarebbero state alternative.

Genio e solidarietà italici esportati successivamente in tutto il mondo. Senza lucro, perché il rapido brevetto ottenuto ha consentito, ad Isinnova, di poter fornire il file di stampa 3D a chiunque ne facesse richiesta per le necessità di emergenza. Rivedere sulle spiagge al loro posto le maschere montate come da originale, senza sistemi di adattamento, questa estate ha dato un respiro di sollievo a tutti noi. Così le vorremo vedere anche tutte le prossime estati, nelle mani di chi vuole tuffarsi tra le onde. Finalmente tornate al loro posto. A coprire le espressioni felici e stupite dei bimbi, non quelle sofferenti dei nostri cari. A schermare gli sguardi meravigliati alla vista di una stella marina, non quelli interrogativi e angosciati a cui fatichiamo a dare risposte. Ecco dove vorremmo tornare a vederle: al loro posto. Per tutte le prossime estati.

Anna Tusei

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