Politeama, da una grande idea al nulla

Da testimone del fermento cultura a quello del degrado cittadino

Il Politeama in una immagine d'epoca

Che brutta storia quella del Politeama di Como, più in nero che in bianco e nero. Cenere di quel che era un autentico gioiello del primo Novecento. Basterebbe questa immagine dell'epoca per far sentire una città intera colpevole di non aver saputo conservare un pezzo così importante della sua storia. Un delitto consumato nel tempo. Da 15 anni, mentre il Politeama perde pezzi e il suo recupero diventa sempre più difficile oltre che oneroso, si discute di un destino che appare sempre più compromesso.

A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, diceva nientemeno che Giulio Andreotti. E infatti l'idea che sia quasi una strategia - quella di lasciarlo morire per poterlo poi abbattere o renderlo appetibile per quattro soldi a qualcuno che ne conserverà magari solo il nome - è sempre più difficile da rimuovere. Eppure questo teatro - come ricordano nel filmato qui sotto Fabio Cani e Gerardo Monizza - è stato per decenni un importante polo culturale della città, un luogo attraverso il quale l'arte ha illuminato la città.

Lo abbiamo già scritto ma non smettiamo di pensare che in qualche modo il Politeama sia il simbolo di una città sciatta, incapace di conservare il passato senza avere una visione del futuro. Una città immobile che più che subisce con fastidio tutto ciò che ha bisogno di un rimedio. Decadente è forse l'aggettivo che meglio racconta Como oggi. Perchè alla fine, per quanto sia sempre più difficile dargli una collocazione moderna, rimane il fatto, come dicono bene Cani e Monizza, che il vecchio Politeama sia passato dall'essere un testimone del fermento culturale comasco a quello di incolpevole testimone del suo degrado.  

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