Test rapidi, Spata: "Difficile eseguirli in sicurezza, non si possono obbligare i medici di famiglia"

Tante le criticità e difficoltà che i medici di base incontrerebbero sia in studio che a domicilio

Test rapidi in studio o a domicilio? Il punto di vista dei medici di famiglia è critico. Gianluigi Spata, presidente dell'Ordine di Como e della Lombardia, spiega perché non si possono obbligare i medici di base a eseguire i test rapidi nel proprio ambulatorio, né tanto meno presso l'abitazione del presunto o potenziale malato di covid.

Gianluigi Spata-4

"Se si ritiene necessario eseguire il test - afferma Spata - è perché si teme che la persona possa avere contratto il virus. Già solo questo timore impone l'adozione di misure di sicurezza che non tutti i medici possono aodttare nel proprio studio a causa, soprattutto, della dimensione e dell'organizzazione degli spazi. Inoltre, stiamo andando incontro al periodo delle vacinazioni e potrebbe diventare difficile, o addirittura imposibile, poter conciliare l'afflusso in ambulatorio delle persone che devono solo vaccinarsi con quelle che devono sottoporsi al test rapido".
Come detto, Spata non dice che i medici di medicina generale non debbano effettuare i test rapidi, ma che li debbano eseguire su base volontaria e, preferibilmente, in strutture apposite, come tendoni o ampi locali dove possono essere prese tutte le misure precauzionali necessarie, compresa l'adozione dei dispositivi di protezione individuale. E per quanto riguarda il test a domicilio? "Questa è un'assurdità - afferma Spata - perché andare nel domicilio di un presunto malato di covid richiede delle precauzioni che sono più di competenza del personale USCA. Per esempio sarebbe necessario munirsi della tuta integrale di protezione, quella comunemente chiamata "scafandro"".

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