Coronavirus

Laglio, il sindaco difende i piccoli comuni penalizzati dal lockdown

Roberto Pozzi: "Nuove regole e vecchie discriminazioni, insopportabile"

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Non c'è dubbio che un piccolo comune del lago sia decisamente più penalizzato dal lockdown  rispetto a una città. Stare in un paesino del lago, seppure nella nuoca  zona arancione, non è la stessa cosa che vivere a Como. Un'evidenza difficilmente contestabile, messa oggi nero su bianco dal sindaco di Laglio, Roberto Pozzi, sulla sua pagina Facebook. 

"Che la pandemia sia una tragedia epocale e che, dunque, tutti i problemi non legati alla mera sopravvivenza, debbano cadere in secondo piano, lo so. Che vada fatto ogni sforzo per spezzare la diffusione del virus, anche. Che si debbano rispettare le tre regole ormai più famose dei dieci comandamenti (ricordati di sanificare le mani, mantieni le distanze, copriti con la mascherina) pure".

"Dopo la dovuta premessa, veniamo al punto: "Ma che l’applicazione della norma  - aggiunge Pozzi - che ancora vieta di spostarsi dal proprio Comune se non per motivi di salute-lavoro-comprovate necessità, crei, oggettive, discriminazioni tra cittadini (abitanti di città) e paesani (abitanti di paese) è un dato acclarato e insopportabile. Insomma, chi abita a Como, Milano, Varese, non ha limitazione alcuna allo shopping smodato. Chi abita nel paesello laghée si deve accontentare, quando va bene, del supermarket sotto casa. Conclusione: se aprite i negozi, dovete consentire che tutti possano scegliere dove fare acquisti. Stabilite tempi e mdi, ci mancherebbe, ma non discriminate. Depennate questo vincolo. Non penalizzate, ancor di più, chi abita nei piccoli Comuni. Altresì, cari politici, e lo traduco in italiano, cosi capite: andate a prendere i ratti". 

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