Mercoledì, 28 Luglio 2021
Coronavirus

Canzo, Arcellazzi: "Scuole paritarie completamente dimenticate, aiuto solo dal Comune"

Parla Giorgio Pina il presidente del consiglio d'amministrazione della scuola dell'infanzia

Nessuno, o quasi, in questo marasma generale si è ricordato delle scuole paritarie. A raccontarci questo problema di cui in pochi parlano è Giorgio Pina, presidente del consiglio d'amministrazione della scuola dell'infanzia Arcellazzi di Canzo. Lo fa molto chiaramente, sottolineando che, al momento, il solo vero aiuto è arrivato proprio dal comune di Canzo e che solo stamattina è giunta una mail dalla regione. Più di due mesi dopo la chiusura della scuola. 

«Noi siamo la scuola infanzia Arcellazzi di Canzo, ma il problema è di tutte le scuole paritarie di ordine e grado. Le paritarie si reggono sulle rette, sui contributi statali, regionali, provinciali e comunali. Abbiamo chiuso il 24 febbraio. Inizialmente sembrava una situazione temporanea ed essendo fine mese, è stata pagata la retta di marzo. L' 80% delle famiglie ha pagato, ma ad aprile è cominciato a sorgere il problema che è insito nel fatto che, per un accordo nazionale, nelle paritarie con più di 5 dipendenti (noi ne abbiamo 8) la cassa integrazione deve essere anticipata dal datore di lavoro».

Come state procedendo?

« Il 10 aprile abbiamo pagato le casse, il 10 maggio lo faremo di nuovo, e così il 10 giugno ma siamo senza entrate. La cosa disarmante è il silenzio assordante delle istituzioni: il Miur, il governo non parlano mai delle paritarie. Tutti discutono sulle didattiche a distanza, ma delle paritarie (che solo in Lombardia sono 1400) nessuno dice nulla. Abbiamo chiesto al comune di Canzo la possibilità di anticiparci parte dei contributi 2020, che solitamente sono erogati a fine giugno e fine dicembre, e, come sempre del resto, sono stati disponibili a venirci incontro, ma gli altri?»

Nessun segno da parte della Regione?

«Solo stamattina (27 aprile) è arrivata una mail da Regione Lombardia, in cui dice che a breve verseranno un anticipo di contributo regionale. Sconcertanti sono, invece il Ministero dell'Istruzione e il governo, che tacciono e ci trattano come figlii di un Dio minore.

Io nel mio piccolo cerco di dar voce a questa realtà, è una provocazione, ma non sarà così per far chiudere le paritarie? La Regione quantomeno ha dato un segno: a stretto giro dovrebbe arrivare qualche soldo. Le paritarie piccoline rischiano, però sono realtà importanti. In provincia di Como e Lecco ci sono diverse scuole di paesi piccolini, con 22, 23 o 24 bambini. Come faranno senza aiuti e con fornitori, bollette, approvvigionamenti fatti in gennaio e febbraio e le RIBA da pagare a fine mese?»

Il comune di Canzo, comunque, ribadisce Pina, ha sempre dimostrato grande attenzione verso il tema e cura per la scuola paritaria della città che ha più di 100 bambini dai 3 ai 6 anni. Nonostante ora le insegnanti siano in cassa integrazione e i bimbi così piccoli continua la didattica, anche a distanza.

Fate didattica a distanza?

« Per la didattica a distanza dai 3 ai 6 anni, chiaramente usiamo piattaforme adeguate oppure facciamo videochiamate con Zoom. Il  materiale viene inviato con Whatsapp, e le varie schede sono calibrate per l'età. Ci sono anche i video che le maestre mandano alle famiglie in modo che il bambino veda anche la maestra. I bambini quando vedono le loro insegnanti in video sono felici: riescono anche a vedersi tra bambini. Una volta alla settimana, infatti, per ciascuna classe viene organizzata una video- conferenza con la maestra, la coordinatrice e le famiglie. La scuola e le insegnati, non sarebbero tenute a farlo, ma lo facciamo per passione per il nostro lavoro e perchè comprendiamo quanto sia importante per i piccoli mantenere questo legame. Però qualcuno mi dovrebbe spiegare perchè gli statali sono a casa, ma retribuiti al 100% mentre le paritarie in cassa integrazione. Non mi sono chiari i criteri...»

Il problema scuola è un problema enorme. « Forse, continua Pina, manca un pò la cognizione da chi ci governa. Per le famiglie, è un problema pratico: c'è chi può continuare lo smartwork, chi no, ai nonni non si possono più lasciare i bambini... il bonus baby sitting di 600 euro può coprire 10/12 giorni al mese. In una edizione del TG5 hanno fatto un servizio sulle scuole d'infanzia e nido, dove spiegavano che Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna, vorrebbero riaprirle: con tutti i presidi, la  distanza e gli spazi necessari. Il nostro entusiasmo è durato fino alle 20.40  di ieri sera. Credevamo in una possibile riapertura, magari prolungata per luglio e agosto dato che non in tanti andranno in ferie. Ma alla fine della conferenza, nelle domande a margine dei giornalisti è stato detto in maniera lapidaria che si riprenderà solo a settembre»

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