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Stadio del ghiacco di Casate a rischio chiusura: protesta in consiglio

Ieri sera la sala del consiglio comunale di Como era affollatissima. Una cinquantina di persone, tra cui genitori e bambini che frequentano il palazzetto del ghiaggio di Casate, si sono presentati in aula per manifestare contro l'amministrazione...

Ieri sera la sala del consiglio comunale di Como era affollatissima. Una cinquantina di persone, tra cui genitori e bambini che frequentano il palazzetto del ghiaggio di Casate, si sono presentati in aula per manifestare contro l'amministrazione comunale e il rischio, concreto, che la struttura chiuda a partire dal primo marzo 2012 a causa dei mancati lavori di insonorizzazione della struttura gestita da CSU.

"Lasciateci volare" era il cartello esposto da due bimbi. Gianni Impariale, consigliere comunale del PD, ha letto pubblicamente la lettera che i genitori e i rappresentanti delle società sportive di hockey e pattinaggio hanno scritto per sensibilizzare gli amministratori pubblici.

Il problema verrà affrontato di nuovo tra due settimane, quando si riunirà di nuovo la commissione Sport. Già ieri pomeriggio su richiesta di Mattia Caprile (ex Pdl ora gruppo misto) si è riunita la commissione per verificare lo stato delle cose e capire se c'è una soluzione per evitare che lo stadio del ghiaccio chiuda e che sia concesso ulteriore tempo per permettere i lavori di insonorizzazione richiesti dai residenti.

Una vicenda che dura da 6 anni - E', quindi, bene fare un riepilogo della vicenda, soprattutto alla luce dei dettagli emersi proprio dalla commissione di ieri. Nel 2006 CSU - la partecipata del Comune che gestisce servizi e strutture come parcheggi e impianti sportivi - compilò una dettagliata relazione sui problemi del palazzetto di Casate, tra i quali anche evidenziò anche quelli legati alla rumorosità e alle conseguenti lamentele dei residenti. Nel luglio 2009 l'la giunta comunale dà l'ok a CSU affinché faccia predisporre il progetto esecutivo della barriera fonoassorbente. L'assessorato allo Sport, quindi, scrive a CSU dandole il via libera per procedere. Il progetto a ottobre è già pronto. Tutto sembra andare per il verso giusto, ma è solo l'inizio di una serie di travagliate vicende fatte di pareri contrastanti da parte degli uffici comunali e persino di una condanna penale del presidente Mariano Montini.

L'ufficio legale del Comune fa sapere che c'è un problema di "distanze" che riguardano la struttura e il muro su cui dovrebbe essere realizzata la barriera fonoassorbente. Un problema di distanze rispetto alle proprietà private circostanti. Intanto le pressioni dei residenti che chiedono di abbattere la rumorosità del palazzetto si fanno più pressanti, per tanto CSU trova con loro un accordo che potrebbe permettere di realizzare la barriera. Ma l'ufficio legale è tassativo: il problema distanze non è convenzionabile. Intanto il 15 giugno 2011 arriva un decreto penale a carico di Montini (in qualità di presidente di CSU) poiché CSU non aveva provveduto ad adottare le soluzioni necessarie ad abbattere la rumorosità. A settembre l'ufficio legale ribalta il parere che aveva dato precedentemente e dà il via libera all'intervento definendolo come straordinaria manutenzione.

CSU firma quindi un nuovo accordo con i residenti - che nel frattempo si sono affidati a un avvocato - e a settembre 2009 si prende l'impegno di realizzare la barriera fono assorbente entro il 28 febbraio. In caso contrario il palazzetto avrebbe chiuso. A questo punto nuovo colpo di scena: l'amministrazione blocca tutto asserendo che i confini tra area pubblica e area dei privati devono assere rettificati e accatastati. Il muro su cui va realizzata la barriera fonoassorbente sarebbe, infatti, di proprietà privata. In commissione è stato portata all'attenzione da Mattia Caprile il fatto che su quello stesso muro il Comune aveva già eseguito delle opere. Il dirigente dell'Edilizia pubblica, Antonio Ferro, ha risposto che "se abbiamo sbagliato una volta non significa che dobbiamo sbagliare una seconda".

"Sorprende - è il commento di Caprile - che l'ufficio legale ci abbia messo due anni per cambiare parere. Ora i tempi sono stretti ed è colpa anche della politica che doveva e deve vigilare di più sull'operato dei suoi uffici. Tra l'altro già nel 2009 con il progetto esecutivo CSU evidenziò l'aspetto legato ai confini che solo adesso è stato tirato fuori dagli uffici comunali. il rischio è che il palazzetto debba chiudere se non si trova una soluzione. Questo lo si saprà tra due settimane quando la commissione si riunirà nuovamente".

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