"Le mani della mafia su Expo 2015"

“Lottare contro la mafia in primo luogo implica che bisogna conoscere la mafia”. Così ha esordito l’assessore alla Sicurezza del Comune di Como, Marcello Iantorno, in apertura del convegno dedicato al problema delle mafie al Nord che si è svolto...

“Lottare contro la mafia in primo luogo implica che bisogna conoscere la mafia”. Così ha esordito l’assessore alla Sicurezza del Comune di Como, Marcello Iantorno, in apertura del convegno dedicato al problema delle mafie al Nord che si è svolto questa mattina nella Sala Bianca del Teatro Sociale. La frase utilizzata per aprire il convegno, come è noto, è una citazione di Nando dalla Chiesa, anche lui presente all'appuntamento comasco per parlare di criminalità organizzata. Anche la provincia di Como non è estranea al fenomeno dell’infiltrazione mafiosa: il celebre processo Infinito ha infatti confermato la presenza di tre locali di ‘ndrangheta nel comasco, per la precisione a Mariano Comense, Canzo ed Erba.

Recentemente a Como si sono registrati anche numerosi incendi riconducibili alla criminalità organizzata di stampo mafioso. Il professor dalla Chiesa è intervenuto nel dibattito in qualità di presidente della Comitato Antimafia di Milano (istituito nel 2011 dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia) e di promotore del primo corso universitario di sociologia della criminalità organizzata. Dalla Chiesa ha raccontato l’esperienza diretta di una sua amica insegnante calabrese che, dal 2009, vede costantemente alcune sue allieve abbandonare la scuola perché costrette a trasferirsi con la famiglia al Nord, in Lombardia, perché erano previsti dei grandi lavori.

“Expo diventa il piatto d’oro - ha sottolineato dalla Chiesa – al quale guardare non con l’atteggiamento che avevano negli anni cinquanta i manovali calabresi ma con l’aria di chi sa che quei lavori se li può conquistare”. Il trasferimento di queste famiglie calabresi nella ricca Lombardia, proprio in concomitanza dell’Expo, diviene quindi uno di quei dettagli rivelatori dello spirito di conquista dei clan calabresi. “I clan calabresi sono partiti nel 2009 dalla Calabria per venire a prendersi qui al Nord i lavori dell’Expo – ha esortato dalla Chiesa - Una presenza diffusa ed insidiosa per il territorio di Milano che ha voluto la nascita del comitato antimafia e proprio per vigilare su questa infiltrazione mafiosa”.

Lo spirito di conquista dei clan calabresi nasce dalla percezione che la Lombardia sia per loro totalmente permeabile. La sanità, insieme all’edilizia e ai lavori pubblici, diviene il bottino più ricco al quale i clan possono aspirare. “Dobbiamo farci carico degli effetti perversi di questa lunga rimozione della presenza della criminalità organizzata mafiosa nel Nord Italia - ha concluso dalla Chiesa - e farci contagiare, viceversa, dalla strada che viene aperta dalla conoscenza del fenomeno mafioso e dall’impegno civile delle nuove generazioni”.

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