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Sei una persona informata o ignorante? Tre tipi di personalità lo svelano

Lo studio spiega perché le informazioni disponibili non interessano tutti allo stesso modo, e dimostra cosa spinge ognuno di noi a cercare certe informazioni piuttosto che altre

Il desiderio di conoscere, di apprendere informazioni nuove fa parte della natura umana. Ognuno di noi trascorre buona parte del suo tempo a cercare “attivamente” informazioni, leggendo, ponendo domande o effettuando ricerche online. Queste attività sono definite “comportamenti di ricerca di informazioni” e sono parte integrante non solo dell’apprendimento, ma anche dell'impegno sociale e del processo decisionale di ognuno di noi. Con i progressi tecnologici e l’arrivo di internet è aumentata notevolmente la mole di informazioni disponibili, questo ha portato ognuno di noi a dover prendere molte più decisioni, rispetto al passato, per selezionare le informazioni  che ci interessano di più. Ma come selezioniamo queste informazioni? Nonostante la rilevanza di questa domanda, non è ancora chiaro il motivo per cui un individuo decide di cercare certe informazioni, mentre un altro le evita. Questo perchè sono molti pochi gli studi che hanno indagato ciò che guida la ricerca di informazioni. 

Ad aver suggerito un teoria che spiega cosa ci spinge a cercare certe informazioni piuttosto che altre, sono stati i ricercatori del Dipartimento di Psicologia Sperimentale dell’University College London (ULC). Secondo questa teoria, una persona cerca informazioni dopo aver fatto una stima dell’impatto che queste avranno sulla sua conoscenza, sulla sua azione, sulla sua emotività. Per dimostrare la validità empirica di tale teoria, i ricercatori hanno condotto 5 esperimenti su più di 500 partecipanti, e individuato tre diverse "personalità" (in cui tutti possiamo rispecchiarci) associate a tre tipi di "utilità" (cognitiva, strumentale, emotiva) che ci guidano nella ricerca di informazioni. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Natura Communications.

Utilità strumentale, edonica o cognitiva?

Secondo la teoria dei ricercatori dell’University College London, alcune persone cercano più informazioni quando queste possono aiutare le loro azioni: in questo caso prevale l’utilità strumentale. Ad esempio, è probabile che le persone vogliano conoscere le condizioni di sicurezza automobilistica se stanno per acquistare un'auto, poiché le informazioni possono aiutare la loro decisione di acquisto. Oppure è più probabile che le persone cerchino informazioni quando si aspettano che la conoscenza li renda “meno ignoranti”: in questo caso prevale l’utilità edonica. Ad esempio, uno studente è più propenso a voler conoscere il proprio voto a un esame se crede di averlo fatto bene. O, ancora, le persone cercheranno informazioni sui concetti a cui pensano spesso, perché risultano per loro particolarmente rilevanti e altamente connesse con molti altri concetti che appartengono al loro mondo: in questo caso prevale l’utilità cognitiva. Ad esempio, una persona che pensa spesso ai cani sarà più interessata a sapere se i cani sono imparentati con i lupi rispetto a chi pensa raramente ai cani.

"L'impatto stimato dell'informazione su azione, emotività e cognizione - spiegano i ricercatori - è indicato rispettivamente come utilità strumentale, utilità edonica e utilità cognitiva. Ognuna di queste stime può essere positiva (aumenta la ricerca di informazioni), negativa (aumenta l'evasione delle informazioni) o zero (induce indifferenza). Abbiamo ipotizzato - continuano i ricercatori - che queste stime siano integrate in un calcolo del valore delle informazioni, che attiverà la ricerca di informazioni o la sua elusione attiva”. 

Lo studio

I ricercatori hanno condotto cinque studi che testano 543 partecipanti per fornire una dimostrazione empirica della loro teoria. Ai partecipanti è stato chiesto di indicare se avrebbero voluto ricevere 40 informazioni. Negli esperimenti 1, 2 e 5 le informazioni erano relative ai tratti personali, nell'esperimento 3 alla finanza e nell'esperimento 4 alla salute. I partecipanti hanno anche fornito valutazioni che fungevano da collegamenti all'utilità strumentale, edonica e cognitiva che assegnavano a ciascuna potenziale informazione. Questi collegamenti sono stati, quindi, utilizzati per quantificare i “motivi di ricerca di informazioni” dei partecipanti e spiegare le differenze individuali nelle scelte dei partecipanti. 

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I risultati

Mentre nella teoria tutti e tre i motivi (azione, emotività, cognizione) erano fortemente associati alla ricerca di informazioni, potrebbero esserci nella realtà empirica differenze individuali significative nell'importanza che i partecipanti attribuiscono a questi “motivi” quando cercano informazioni. Per cercare tali differenze, i ricercatori hanno condotto separatamente per ciascun partecipante un esperimento che prevedeva la scelta delle informazioni in base a ciascuna delle tre utilità. Così hanno osservato grandi differenze individuali nel peso che i partecipanti assegnavano a ciascun "motivo". La maggior parte dei partecipanti aveva un motivo dominante rispetto agli altri.

Le tre "personalità"

Dallo studio i ricercatori hanno capito che la maggior parte delle persone decide se apprendere nuove informazioni su un argomento in base a quanto pensano in merito ad altri argomenti correlati (i pensatori), che decidono cosa imparare sulla base dell’utilità pratica di una certa informazione (gli utilitaristi), che decidono in base alle sensazioni provate dall’apprendere quella informazione (i sensori). "Le informazioni a cui le persone decidono di esporsi hanno importanti conseguenze per la loro salute, le loro finanze e le loro relazioni", ha affermato l' autore principale dello studio, il Professor Tali Sharot, co-autore dello studio. Capendo meglio perché le persone scelgono di informarsi, potremmo sviluppare modi per convincere le persone a istruirsi".

La comunicazione politica

Lo studio ha dimostrato, quindi, perché le persone desiderano maggiori informazioni quando credono che le informazioni saranno utili per guidare le loro azioni, avranno un impatto positivo sul loro stato affettivo e sono legate a concetti a cui spesso pensano. Un modello che incorpora questi tre "motivi", riflettendo l'influenza che i partecipanti si aspettano che le informazioni abbiano sulla loro azione, affettività e cognizione, ha spiegato le scelte di ricerca delle informazioni degli individui meglio di una serie di altri modelli. Questi risultati potrebbero essere utilizzati per facilitare i politici nel calcolare i costi e i benefici della divulgazione delle informazioni.

"Al momento - ha sottolineato il co-autore dello studio Christopher Kelly - i politici trascurano l'impatto delle informazioni sulle emozioni delle persone o sulla capacità di comprendere il mondo che li circonda, e si concentrano solo sul fatto che le informazioni possano guidare le decisioni. Capendo le motivazioni che spingono le persone a cercare informazioni, potrebbero aumentare la probabilità che le persone interagiscano e traggano beneficio da informazioni vitali. Ad esempio, se i politici potenziassero l'utilità del loro messaggio e i sentimenti positivi che esso può suscitare, potrebbero migliorare l'efficacia del loro messaggio" - ha concluso Kelly.

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